Sword of the Stars: The Pit – Recensione
Arrivato in sordina su Steam qualche settimana fa, Sword of the Stars: The Pit è l’ultimo nato della serie, e più precisamente si tratta di un gdr strategico di tipo roguelike, ovvero: morte ad ogni minimo errore, livelli generati a random e tanta, tantissima bastardaggine che invade ogni singolo angolo. Se i prequel non sono stati all’altezza bisogna dire che questa volta gli sviluppatori si sono superati e hanno svolto un lavoro ineccepibile regalando una sfida veramente ardua ed avvincente a chiunque si avvicinerà a The Pit.

Sword of the Stars: The Pit è il classico esempio di ciò che può venir fuori da giochi che non vengono correttamente supportati a dovere. Kerberos, infatti, inizialmente aveva posto il progetto su IndieGoGo nella ricerca disperata di fondi, ma non essendo riuscita a raggiungere il suo obiettivo, si è ritrovata costretta a rimandare e tagliare pezzi qua e là, con il risultato di un gioco sicuramente non perfetto, ma che nel suo piccolo riesce a regalare lo stesso una grande esperienza. Si comincia con il ritorno sul pianeta natale del nostro caro protagonista, che troverà purtroppo l’intera popolazione trasformata in mostri-zombi da una terribile malattia, motivo per cui ci dirigeremo verso “il pozzo” (The Pit, appunto) alla ricerca di una cura per salvare il nostro beneamato popolo. Come potete notare lo story-telling, come per ogni roguelike che si rispetti, è appena accennato ed è una mera scusa per avviare il gioco e massacrare, cercando di sopravvivere alla miriade di mostri proposta dal titolo di Kerberos Productions.
Saremo chiamati a scegliere di vestire i panni corazzati di uno dei tre personaggi giocabili, tra i quali il classico e potente Marine, poco portato alla tecnologia, l’Ingegnere ricolmo di sapienza, ma poco fornito sul lato della guerriglia e lo Scout, veloce e silenzioso, ma poco armato e poco tecnologico. Una scelta, questa, che comunque non avrà enormi ripercussioni sullo svolgere del gioco, ma che indicherà solamente un cambio di skill e statistiche iniziali, che potremo aggiornare e cambiare nel corso del gioco, come spesso accade nei giochi di ruolo. Una volta appreso tutto ciò verremo catapultati all’interno del malefico “Pit”, ovvero una frastaglia di dungeon (circa 30) disseminati da maledettissimi zombi alieni pronti a farci ricominciare il gioco in qualsiasi momento. Un gioco bastardo dentro in cui dovremo prestare la massima attenzione alla barra della salute, nonché alle munizioni e alla fame, in ogni momento. Infatti, se si muore, a causa di alieni, veleni vari, o di fame, il gioco finirà e saremo (come detto sopra) costretti a ricominciare daccapo, senza possibilità alcuna di salvare quanto guadagnato e fatto nel corso dei dungeon, a parte un riquadro statistico che terrà traccia delle nostre performance migliori. In poche parole, c’è solo un modo per vincere e questo è attraverso un’attenta pianificazione e comprensione delle meccaniche di gioco.
La parte più interessante del gioco, insieme ad un lato tecnico molto ispirato, è probabilmente l’inventario. Oltre ad avere degli sprite che probabilmente sono tra i migliori mai realizzati, è anche molto ben organizzato, e funziona “a mò di slot”, quindi alcuni oggetti occuperanno più posto di altri costringendoci ad usare minuzia e rinnovata strategia, cercando di non ostacolarci da soli nel corso del gioco. Tutto, nel mondo, è infatti aiutato o ostacolato dal nostro avanzare di livello. Ci sono vari level-up che variano tra forza e intelligenza, ma non è detto che questi ci aiutino nel nostro scopo e ci migliorino il progredire del gioco, l’unico modo infatti sarà quello di testare determinate capsule e upgrade (tantissimi) sul nostro personaggio, facendo moltissima attenzione alle varie statistiche che si sta andando a “modificare”, pianificando con estrema minuzia ogni nostra piccola mossa nell’immediato e non nel futuro, visto che non si potrà mai prevedere il contenuto degli oggetti, o delle capsule e così via, che si troveranno nel corso del gioco. In pratica, tenere traccia di quello che si ha bisogno per livellare è davvero l’ultima delle vostre preoccupazioni. Più importanti sono sicuramente i nemici da affrontare, che si nascondono nei corridoi e nelle camere; ci sono una varietà di armi da mischia e pistole da usare, molte delle quali verranno scoperte con il progredire del gioco.
L’intero sistema di combattimento è a turni, anche se potrebbe sembrare in tempo reale. Il tutto risulta molto stridente e poco intuitivo al tal punto che potrebbe infastidire chiunque, tuttavia durante un combattimento è facile capire come funziona il sistema a turni, utile per pianificare ogni mossa. Una volta impegnati nelle lotte, armi e armature iniziano a degradarsi e si possono trovare oggetti nuovi, o modi per ripararle. Un aspetto interessante di Sword of the Stars: The Pit è che raramente esiste un modo chiaro per fare qualcosa. Ci sono diversi banchi da lavoro che possono essere utilizzati per creare nuovi beni, o altri per guarire e riparare le cose. Naturalmente, degli oggetti di valore esistono proprio per aiutare i giocatori, ma come abbiamo già detto ci sono anche elementi poco validi, etrappole dietro ogni angolo o altre bastardate di ogni genere ad attenderci. Il gioco include un sistema di crafting in cui saremo chiamati a cercare e scoprire per tentativi le ricette, ma si estende anche a molti altri aspetti del gioco: potrete infatti trovare elisir che, a seconda del colore, avranno effetti positivi o negativi sulle vostre stats. Combinandoli, gli effetti migliorano e con l’esperienza s’imparano le soluzioni migliori.
Veramente appagante... |
7.5 | ... Ma a tratti frustante |
Inventario ben strutturato | Sistema di combattimento non all'altezza | |
Non adatto a tutti | ||
| STUPIDO POZZO | ||