Tales from Space: Mutant Blobs Attack – Recensione
Dove senz’altro PlayStation Vita non è mancata, è nel supporto dei giochi indipendenti in digital delivery, quelli a basso costo, seguendo più o meno il trend che ha portato alla ribalta gli smartphone. Oggetto della nostra recensione è Tales From Space: Mutant Blobs Attack (meglio tardi che mai), disponibile su PlayStation Store e su Steam, seguito di About a Blob uscito un anno prima su PS3 e sviluppato sempre dai DrinkBox Studios. Con uno degli sviluppatori, Chris McQuinn, ci siamo intrattenuti qualche mese fa in un’interessante intervista sul loro prossimo progetto Guacamelee, che uscirà nei primi mesi del 2013 su PS3 e PS Vita.
DON’T TOUCH MY BLOBPassiamo ora al gioco in questione, uscito al lancio di PlayStation Vita. Mutant Blobs Attack è un platform a scorrimento orizzontale, che ci mette nel corpo gelatinoso di un alieno, il quale fugge dal laboratorio nel quale era rinchiuso come cavia per alcuni esperimenti e comincia a esplorare le sei ambientazioni disponibili, cercando di trovare i suoi amici (due per ogni livello) e superando piattaforme, ostacoli, enigmi ambientali e le ostilità dell’esercito umano, il tutto per saziare la sua voglia di vendetta.
Lo stile è semplice e minimalista, come si può notare una volta avviato il gioco, come del resto accade spesso per queste produzioni ma non per questo povero di stile e di sostanza. Il primo grande pregio, quello che poi dovrebbe essere un imperativo per tutte le produzioni portatili, specie per queste indipendenti, sono i tempi di caricamento, quasi nulli. Il feeling è pressoché immediato per chi ha giocato un qualsiasi gioco a scorrimento; inoltre riprende le meccaniche del predecessore a cui si aggiungeranno alcune abilità che se da un lato non portano niente di nuovo nel genere sono irreprensibilmente integrate in maniera perfetta alle dinamiche di gioco. I 24 schemi che compongono la Storia, unica modalità del gioco oltre alle classifiche per vedere il nostro punteggio e quello degli altri realizzato nei singoli livelli, chiedono sostanzialmente di partire dal punto iniziale e raggiungere il punto finale per accedere al livello successivo. In mezzo a questo c’è una buona componente di esplorazione che ci porterà a scandagliare i livelli per trovare zone nascoste è raccogliere gli amici dell’alieno oppure per ingurgitare oggetti alfine di ottenere un punteggio più alto e le dimensioni sufficienti per assorbire un oggetto che ci ostacola nel prosieguo del livello. Non è tutto perché oltre alla preponderante fase platform troveremo, sovente, degli enigmi ambientali da risolvere: ora con le abilità acrobatiche del nostro blob o che richiederanno uno studio un attimo più prolungato. Queste fasi coinvolgono spesso il touchscreen, utile essenzialmente per spostare gli oggetti, le quali denotano la solita precisione del pannello ma con qualche piccolissima incertezza di reattività in poche situazione, forse dovuta a un’inquadratura della telecamera un po’ troppo vicina.
La fase platform invece è arricchita dall’abilità del Blob di poter attrare o respingere oggetti dotati di una forza magnetica, evidenziata sullo schermo da un’aura di colore viola. Di qui nascono diverse situazioni che vitalizzano questa componente, con sezioni piuttosto dinamiche (invero ne avremmo gradite in quantità maggiore)e che spesso nascondo luoghi dove trovare gli amici, altrimenti irraggiungibili. In più vi sono delle sezioni in cui fluttueremo nell’aria e potremo muoverci, come una navicella, attraverso la forza propulsiva del Blob. Non ci sono livelli di difficoltà e il gioco scorre fluido in modo piacevole, mettendoci la giusta dose d’impegno. Un platform adatto a tutti quindi e che può puntare su una disposizione perfetta dei checkpoint, invitandovi così anche a rischiare un salto il più delle volte eliminando la paura di dover tornar indietro chissà dove in caso di morte. In termini di longevità non si poteva chiedere molto da una produzione a basso costo come questa, ma noi per completarlo al 100% ci abbiamo impiegato 6 ore circa, un numero più che buono visto l’esborso monetario.
MANGEREI IL MONDOAltro fattore positivo è rappresentato dalla varietà delle ambientazioni, sei, come preannunciato che seguono in modo coerente il sottilissimo filo di trama ed evitano il pericolo di trovarsi di fronte allo stesso sfondo per più tempo. In termini di giocabilità vi sono dei simpatici livelli, uno per ogni ambientazione eccetto l’ultima, che sfruttano il giroscopio e gli accelerometri di PlayStation Vita per muovere il nostro blob da una falsa visuale dall’alto. Dovremo guidare la pallina gelatinosa e inghiottire oggetti partendo dai più piccoli ai più grandi; pragmaticamente si dimostrano delle sezioni veloci, utili a spezzare l’assuefacente ritmo di gioco e comunque divertenti.
In termini di grafica, il titolo DrinkBox si dimostra colorato e ben dettagliato, oltretutto durante la storia è impossibile non notare i tanti cartelloni che citano altre produzioni (Portal, Sword & Sorcery, il loro prossimo gioco Guacamelee) o alcune catene di videogiochi. Lo stile è molto vicino ai fumetti americani con quel tocco anni ’50 che è ben visibile nelle brevi cutscene. Infine colonna sonora buona, con musiche ben ritmate ma che peccano nel numero e simpatici effetti sonori che marciano sulla stessa lunghezza d’onda dello humour del gioco.
Tempi di caricamento e checkpoint ottimi |
8.5 | Se non si completa al 100% non è molto longevo |
Controlli e varietà di situazioni | La colonna sonora non è al pari con gli altri aspetti del gioco | |
| INCALZANTE | ||

