The Bridge – Recensione
The Bridge è un titolo curioso, apparso su Steam e Xbox Live Arcade recentemente. Originariamente sviluppato come progetto di studio nel 2011, solo ora il titolo viene rilasciato sui mercati digital delivery e grazie al suo accattivante design molto ispirato ai capolavori Braid e Limbo non ci ha messo molto a farsi notare tra critica e pubblico. Proprio come i film, alcuni indie games mostrano il loro spirito libero e credenziali con graffianti disegni a mano e fatiscenti titoli di apertura: The Bridge è uno di questi e adotta un bianco e nero esteticamente meraviglioso, uno schizzo a matita che tremola e si contrae con ogni fotogramma. E ‘accattivante e ben presentato, ma anche prevedibile, come se qualcuno avesse impostato la grafica dei giochi Indie su Default. Troppi esponenti del mercato Indie, infatti, usano tattiche e trucchi grafici simili, sono sempre meravigliosi da osservare, ma diciamo che non so più una novità, dunque le peculiarità di un titolo le dobbiamo andare a ricercare nella forma, nell’ingegno e sopratutto nell’esperienza offerta.

QUEL PONTE…
Il gioco si apre con uomo misterioso amante dei libri assopito sotto un albero di mele. Lo strano russare del tizio barbuto dura pochissimo perché da subito saremo introdotti nella meccanica chiave del gioco: la possibilità di inclinare il mondo. Infatti, scuotendo il paesaggio avanti e indietro un paio di volte, una mela cortesemente concessa da Newton colpisce sulla testa il nostro eroe svegliandolo, dando inizio cosi alla nostra avventura, che ci porterà verso casa dove tre oscure porte ci attendono.
Le porte stanno ad indicare i livelli e dietro ogni porta si trova un corridoio che contiene ulteriori sei porte, ciascuna dedita a portarvi verso un puzzle. L’obiettivo è abbastanza semplice, e sembra coincidere con la maggior parte dei mobile games odierni, ovvero quello di ottenere la porta di uscita. Si può camminare a destra e a sinistra, ma non si può saltare, quindi starà a noi far ruotare lo scenario a favore della scelta più logica. Ovviamente attraversati i primi e semplici livelli, il nostro compito verrà rapidamente complicato da ostacoli di varie forme, con la possibilità di cadere a seconda di come inclineremo il livello. La gravità all’interno delle camere consente al personaggio di rimanere fermo mentre tutto il resto si muove. Se si commette un errore o si muore, invece, sarà possibile riavvolgere il tempo (Braid docet), lasciando dietro di noi un’ombra spettrale, che ci ricorderà il drastico punto.
Non manca la raccolta di oggetti, che prevede di raggranellare le chiavi (una per livello) sparse nello schermo di gioco che serviranno a sbloccare le porte di uscita. Ovviamente anche le chiavi andranno “prese” invertendo e giocando sulla gravità del livello, effetto che noteremo grazie ad un cambiamento di colore del nostro eroe. Il cambiamento di colore vale anche per le chiavi e altri elementi, in modo da darci la possibilità di effettuare un’attenta pianificazione, raggiungendo ogni oggetto quando la gravità sarà posta nel modo corretto. Ma se una attenta pianificazione è sempre consigliata, poche volte vi ritroverete ad usarla, visto che uno dei più grandi difetti di The Bridge è proprio il suo limitato gameplay ed il modo frettoloso in cui si possono finire i vari puzzle. La difficoltà, praticamente assente, non aiuta per niente il titolo ad emergere, visto che in più di una occasione potremo risolvere i vari quadri “per caso”, ruotando solamente il mondo un paio di volte per vedere cosa succede. Con solo due direzioni di movimento con cui giocare, le soluzioni generalmente si presentano il più presto possibile, e questo è sicuramente un grave contro di The Bridge, contando poi che il gioco contiene solamente sei stage, con i primi due o tre che fanno da tutorial, e una restante manciata che difficilmente testerà la vostra abilità mentale, tagliando drasticamente la già risicata longevità.
Il gioco è quindi brevissimo e per tutto lo scorrere (noioso) dei livelli la sensazione che si sente è quella di avere sotto le mani un titolo che poteva dare sicuramente di più e non esplora a fondo le proprie idee. I mondi finiscono troppo in fretta, non danno rigiocabilità (anche se sul finire si sbloccherà la possibilità di giocare i puzzle a specchio) e i concetti su cui il gioco penzola vengono strappati via sul finire, cioè quando The Bridge comincia ad essere interessante. Il titolo delude quindi, ma i lampi di brillantezza che le fasi successive mostrano suggeriscono che dietro a questo titolo poteva celarsi un vero capolavoro, se solo la struttura fosse stata abbastanza ampia da poter fiorire naturalmente. La fisica è un po’ lenta e anche il movimento limitato orizzontale del nostro eroe è nettamente sgraziato, inoltre i tentativi del gioco anche sul lato della storia sono un po’ piatti, con sporadiche didascalie criptiche che hanno il pessimo ruolo di raccontare una storia, astratta, strana e mai intrigante.
Design meraviglioso |
6 | Troppo caro |
Alcuni spunti geniali... | ... Tanti banali | |
Dura poco... E per quel poco annoia! | ||
| GIRA LA RUOTA... ANCORA | ||