They Bleed Pixels – Recensione
Seguendo un po’ il percorso creato da Super Meat Boy, Spooky Squid Games ha recentemente rilasciato su Steam un platform 2D molto particolare, con meccaniche interessanti e fasi di gioco molto divertenti, seppur caratterizzate da una difficoltà di tutto rispetto. Il sangue o meglio, i pixel insanguinati, diversificano il prodotto dalla concorrenza, ma a fargli guadagnare punti di apprezzamento ci si mette una buona trama e l’ispirazione ai classici horror del genere e a Lovecraft.
PLATFORM E BEAT’EM UPA fare da sfondo all’impianto di gioco, They Bleed Pixels propone una trama interessante e che bene accompagna i livelli e le fasi gameplay. Arrivata nella Lafcadio Academy, che da sempre è mirata a risolvere i problemi di giovani ragazze adolescenti, quella che sarà la protagonista di tutto il gioco si troverà a lottare, ogni notte, contro i propri incubi che la trasporteranno in mondi surreali e stravaganti. Tutto questo a causa di un libro che pian piano la sta divorando e di cui vuole disfarsi, ma il compito non è certo dei più facili, anche perché questa sorta di maledizione la sta rendendo un’altra, provocandole delle mutazioni esteriori che di certo non la fanno sembrare la classica ragazzina in fase adolescenziale. La trama, seppure non così articolata, rappresenta un ottimo modo per spezzare le fasi di gioco vere e proprie, e l’immedesimazione è garantita anche grazie allo stile grafico in pixel art, realizzato su sfondi cartacei e con uso di colori ad inchiostro. Quando chiamati a fare sul serio, They Bleed Pixels mostra la sua vera natura subito dopo una breve fase tutorial, idonea a farci comprendere tutti gli attacchi che compongono lo schema di combattimento. Niente di difficoltoso da imparare (tutto avviene tramite un tasto), ma bisognerà ricordare come realizzare un super scatto piuttosto che attaccare potentemente dall’alto, come tirare un calcio oppure darne uno ben più assestato e potente, tanto da far schizzare in aria il nemico. Nonostante la semplicità di fondo, il combat system si rivela sorprendentemente profondo e versatile, se non fosse per qualche problema legato alla precisione dei controlli.
Dando per scontato che tramite tastiera il titolo di Spooky Squid Games non rende come dovrebbe, quindi è assolutamente richiesto l’utilizzo di un controller, spesso si notano alcune imperfezioni nella precisione dei comandi, che nei passaggi più difficili potrebbero scoraggiare il gamer meno paziente e avvezzo a titoli che di certo non si fanno ricordare come semplici da portare a termine. Eppure, il team di sviluppo ha inserito un sistema di checkpoint idoneo ed efficace che consente di impostare dove preferiamo un punto di respawn, ma soltanto dopo aver riempito una apposita barra che tiene conto dei nemici uccisi, delle combo realizzate e dei collezionabili raccolti e sparsi nei livelli. A questo aggiungete la possibilità di eseguire massimo due salti prima di toccare terra ed il gioco è fatto, o quasi. Difatti, senza fare buon uso di tempismo e precisione nei movimenti, superare trappole, lame rotanti e demoni di ogni tipo, non sarà così semplice ed immediato come potrebbe apparire nei primi livelli.
PIXEL INSAGUINATINel corso degli undici livelli di gioco, in cui l’esplorazione e i combattimenti andranno di pari passo, They Bleed Pixels fa mostra di un comparto grafico unico grazie a visuali e musiche d’effetto. Il motore grafico riesce ad essere leggero, anche grazie alle tecniche realizzative usate e al pixel art di cui accennavamo prima, che rendono il videogioco molto bello da vedere mentre il rosso sangue invade pixel, piattaforme, superfici d’appoggio. Le musiche di stampo elettronico, realizzate da Him, aka Shaun Hatton, fanno altrettanto: tutte composte tramite strumenti non-convenzionali e sintetizzatori, riescono a creare la giusta atmosfera d’approccio ad uno prodotto così particolare, eppure così bello da giocare. Sebbene la longevità possa sembrare non esaltante dopo una prima run, per completare al 100% ogni livello servirà più di qualche tornata, senza contare i livelli bonus, l’interessantissima gallery da sbloccare e piena di opere realizzate da altri sviluppatori indie e non solo, oppure della possibilità di superare i propri punteggi facendo riferimento alle classifiche mondiali. Insomma, di rigiocabilità se ne trova se la si vuol cercare ed anche gli amanti degli achievements avranno pane per i loro denti visti gli oltre cento che lo sviluppatore ha inserito.
Stile artistico fuori dal normale |
8 | Controlli non sempre perfetti |
Difficile, ma con un sistema di checkpoint intelligente | Frustrante per alcuni | |
| PLATFORM SPLATTER | ||