Thomas Was Alone – Recensione
Pochi giorni fa abbiamo giocato e finito Thomas Was Alone, titolo dello sviluppatore indipendente londinese Mike Bithell uscito su PC la scorsa estate e che ora è approdato anche su PlayStation Network. Il gioco va a rimpolpare il florido catalogo di titoli appartenenti al genere platform che in questa generazione ha vissuto una sorta di età dell’oro. Fa sempre piacere agli amanti del genere un nuovo titolo ma per forza di cose, vista l’enorme offerta disponibile sui vari canali, è importante offrire qualcosa di diverso, di originale. Qualcosa che gli altri non hanno. Andiamo quindi a vedere come si comporta il gioco davanti a queste prerogative.

Il titolo del gioco anticipa sia il nome di uno dei protagonisti, Thomas per l’appunto, sia un tassello della narrazione, uno degli aspetti su cui punta il gioco. Thomas è una IA che prende su schermo la forma di un rettangolo rosso, ma è anche un essere curioso e senziente, che nota come il mondo che lo circonda lo mette costantemente alla prova. Thomas era solo. Sì, perché durante il suo percorso fatto di salti da un posto all’altro per raggiungere un portale che lo conduce in un nuovo schema, incontrerà altre IA raffigurate con altre forme geometriche intrappolate all’interno dello stesso sistema. Ognuna di esse ha una propria personalità, così come una caratteristica e abilità peculiari, e sarà interessante vedere come relazioneranno fra loro. Il lavoro svolto dallo sviluppatore nel caratterizzare le forme geometriche attraverso una coinvolgente voce fuori campo (in Inglese sottotitolata in Italiano) è sicuramente ben riuscito coadiuvato da una bella quanto rilassante colonna sonora, un po’ stancante alla lunga, quasi ipnotica nelle fasi finali, creando insieme alla grafica semplice e minimalista, un’esperienza davvero suggestiva.
La trama è un elemento da prendere in forte considerazione, dato che nella maggior parte delle volte in questo genere la storia è poco più che un pretesto per giustificare gli spostamenti del protagonista. Qui si vuole raccontare una storia e anche in modo diverso, utilizzando una voce che descrive le sensazioni e le emozioni di oggetti, che a tratti dimentichiamo essere inanimati. Se il lato narrativo è un punto saldo dell’intera esperienza, ben riuscito, non altrettanto possiamo dire della storia in sé. Soprattutto nelle battute finali perde compattezza e finisce per essere anche un po’ pretestuosa.
LA SEMPLICITÁ ALLA BASE DI TUTTOAlla base di tutto c’è un platform, le cui meccaniche si basano sulle abilità “fisiche”, sia nelle forma geometrica che quella atletica, dei protagonisti. Thomas è dotato di un discreto salto per esempio, non altrettanto si può dire di Chris invece. Un quadrato basso e arancione che avrà bisogno di un aiuto costante nel raggiungere piattaforme altrimenti irraggiungibili per lui, ma sarà di grande aiuto per addentrarsi in piccoli e stretti cunicoli. Ancora, abbiamo John dalla forma snella e lunga in grado di saltare molto in alto o Claire un quadrato blu in grado galleggiare sull’acqua, e altri ancora. Come detto poc’anzi, l’aspetto grafico è minimalista. Tutto è rappresentato da forme geometriche uniformi e qualche sorgente di luce. Il mondo di gioco creato così come le meccaniche che sono alla base, sono semplici. Segno che forse dietro c’è una precisa scelta dello sviluppatore. Difatti quelle semplici ed elementari forme geometriche suggeriscono in modo abbastanza evidente la soluzione agli ostacoli che i protagonisti dovranno affrontare. Se il passaggio da una piattaforma a un’altra sarà separato dall’acqua, sapremo benissimo che dovremo utilizzare Claire per traghettare i nostri compagni. Per raggiungere qualche piattaforma più elevata dove attivare un interruttore, utilizzeremo sicuramente John, e così via. Per cui gli amanti delle sfide impegnative sono avvisati. Se è questo quello che cercate, non lo troverete in Thomas Was Alone.
La progressione di gioco che si estende all’interno di 100 livelli per una durata complessiva che difficilmente supererà le cinque ore, aggiungendo qualche sezione di gioco extra alla raccolta dei collezionabili (due per ogni dieci livelli), sarà semplice e lineare, ma con una buona varietà. Man mano verranno proposte situazioni di gioco diverse, che cambieranno le carte in tavola, rendendo comunque piacevole la progressione. Come per esempio la meccanica della gravità, oppure l’utilizzo di alcuni elementi che doneranno ai protagonisti delle proprietà aggiuntive come fare un doppio salto piuttosto che poter galleggiare sull’acqua o diventare un trampolino per i nostri compagni. Ancora sezioni, che abbiamo trovato molto piacevoli, che chiedono di attivare degli interruttori per liberare il passaggio ai nostri compagni all’interno di quadri labirintici, sempre molto facili. Le uniche parti noiose, poche, sono quelle che vedono aiutare il povero Chris salire delle scalinate a volte un po’ troppo lunghe dovendo ripetere più volte la stessa azione con la possibilità di incappare, nella noia, in un errore che ci costringerà a ripetere tutto da capo. Il level design è in definitiva discreto, in linea con l’animo sobrio del gioco.
Narrazione suggestiva e coinvolgente |
7.5 | La storia perde compattezza sul finire |
Progressione abbastanza varia e piacevole... | ... Ma semplice e manca di spunti orginali | |
Poco longevo e bassissima rigiocabilità | ||
| SEMPLICE NELLA FORMA E NELLO SPIRITO | ||



