Trine 2
C’ERA UNA VOLTA… l’Amiga e con essa le più alte vette ludico-artistiche toccate del videogioco occidentale di stampo europeo. Grande fu lo stupore dei videogiocatori dell’epoca quando videro Shadow of the beast di Reflections al PC Show di Londra dare fulgido stralcio di strapotere estetico e maestria nella programmazione con 128 colori simultaneamente a schermo, scrolling multiparallattico sia per i fondali che per le pavimentazioni, palette cromatica dalle sfumature inaudite e caratterizzazione estetica assolutamente imbarazzante per pura bellezza. Potremmo continuare per ore rimembrando i commoventi fondali di Agony di Psygnosis che ancor oggi pare esser un dipinto in movimento, il gameplay rivoluzionario di Benefactor di DICE e di Syndicate di Bullfrog, lo strapotere estetico e ludico di Lionheart, opera magna dei Thalion, come si diceva si potrebbe continuare per ore e non basterebbero neppure per citare tutti i capolavori partoriti nel vecchio continente in quello straordinario periodo.
Boys Without Brain, Psygnosis, Delphine, Bitmap Brothers, Thalion, Team 17 e via dicendo, tutti piccoli team indipendenti fautori di un’epopea ludica di elevatissimo fervore artistico oggigiorno legata solamente ai ricordi dei nostalgici e ai “libri di storia” di questo nostro piccolo mondo di textures e pixel e come tale anacronistica e improponibile odiernamente nel pieno del dominio videoludico nippo-americano delle grandi major del settore.
C’È OGGIGIORNO… però una voce forte fuori dal coro che evidentemente vuole smentire tale affermazione e ci fa notare che dei piccoli team europei lontani dalle grandi major possono ancora regalarci del videogioco d’autore e combattere ad armi pari con le suddette. Tale possente voce è quella dei talentuosissimi sviluppatori finlandesi di Frozenbyte che fattisi le ossa con il primo Trine un paio di anni fa cercano la definitiva consacrazione con questo sequel che, come andremo ad appurare più avanti riesce nell’intento di portarli finalmente nell’olimpo dei Grandi.
MA COSA ERA TRINE?Chi avesse mancato l’appuntamento col primo Trine sappia che trattasi di un platform game tridimensionale a scrolling orizzontale (quindi con meccaniche bidimensionali) in cui eravamo portati ad impersonare tre eroi, liberamente selezionabili in qualsiasi momento dell’avventura, in questo onirico mondo dalle tinte fantasy. Lungo una serie di livelli a scrolling orizzontale si dipanava la fiabesca storia della sinuosa e agile ladra Zoya, del massiccio (e tarchiato invero) cavaliere Pontius e del mago Amadeus. Questi tre personaggi (splendidamente caratterizzati soprattutto nei frequenti dialoghi tra loro durante il gioco) si vengono a trovare invischiati in una epica odissea quando, per motivi diversi, vengono a contatto col Trine, un magico e ancestrale artefatto che unisce simbionticamente le loro anime rendendoli di fatto a noi interscambiabili a piacimento durante tutto il corso dell’avventura. I tre eroi in questione ovviamente possiedono delle caratteristiche personali con i loro pro e contro e di fatto la sezione puramente platformistica veniva a mescolarsi con un puzzle solving legato a doppio filo ai talenti di ogni singolo personaggio in enigmi strettamente basati sulla fisica (stupefacente e gestita dall’ottimo motere Nvidia Physx) creando un’alchimia che rasentava la perfezione impreziosita da un sistema di controllo tanto innovativo quanto perfettamente funzionale basato sul mouse (o sullo stick destro di un eventuale pad) per gestire le abilità dei protagonisti e interagire con lo scenario e i classici tasti WASD (o stick sinistro) per il controllo dei movimenti dei suddetti.
Trine ovviamente, seppur splendido, pecca dell’inesperienza dei suoi sviluppatori e presenta anche qualche difetto che, seppur marginale, non gli permette di elevarsi allo status di capolavoro quali: nemici troppo simili tra loro sia nell’aspetto che nei combattimenti (che dopo un po’ sovvengono estremamente ripetitivi) o una certa facilità di fondo che va inevitabilmente a inificiare una longevità altrimenti ottima per il genere di appartenenza e oprattutto per un prodotto “indie”.
UNA NUOVA EPICA E FIABESCA ODISSEATrine 2 comincia dove era terminato il precedente capitolo, ovvero con i nostri tre eroi che dopo aver salvato il mondo vengono richiamati e riuniti dal Trine per far fronte a una nuova terribile minaccia.
Scelgo volontariamente di non dirvi oltre della trama perchè, seppur solitamente di importanza marginale nei platform game (Super Mario docet), in questo caso come nel predecessore è veramente molto bella e appassionante seppur semplice e il modo in cui viene narrata, ovvero tramite un voce narrante dal caldo e rassicurante timbro, riesce veramente a trasportarvi in una bellissima favola d’altri tempi per cui sarebbe un peccato mortale svelarvi oltre e rovinarvi questo delizioso racconto.
Le meccaniche di gioco in questo sequel sono prossochè invariate e sinceramente non si sente affatto il bisogno di un qualsivoglia cambiamento visto che funzionano dannatamente bene seppur non avendo più quell’effetto sorpresa che generarono nel prequel: vi è di nuovo Amadeus che con le sue arti magiche può far levitare vari oggetti quali casse, rocce et similia e può creare dal nulla cubi metallici o assi, vi è di nuovo Zoya l’agile ladra che può appendersi ad alcune superfici tramite un comodo rampino e può scoccare frecce per colpire nemici lontani e infine vi è Pontius il grassoccio cavaliere armato di spada e scudo (e di un comodo martello spaccatutto) in grado di combattere i nemici da vicino in pura mischia o di distruggere ostacoli. In qualsiasi momento ovviamente come nel predecessore è possibile passare liberamente da un personaggio all’altro per sfruttare tra le suddette abilità quella più utile al momento tramite la pressione del tasto dedicato, cosiccome allo stesso modo al movimento sono adibiti di nuovo i soliti WASD (o stick sinistro) e al puntatore delle abilità il solito mouse (o stick destro. Va detto ovviamente che tutta la pulsanteria sia nel caso di mouse+tastiera che nel caso del pad è completamente mappabile a nostro piacimento per permetterci di creare la configurazione più adatta e comoda al nostro stile di gioco (tale ultima affermazione è riferita alla versione PC, che è quella testata).
I ragazzi di Frozenbyte comunque non si sono adagiati sugli allori e hanno appreso la lezione datagli dagli errori commessi nel precedente capitolo e poco fa citati e in questo sequel si nota finalmente un bestiario di nemici finalmente più diversificato sia esteticamente che nei combattimenti, una longevità e difficoltà generale più elevata ( ma perfettamente calibrata senza mai sfociare nella frustrazione). Il puzzle solving come sopra dicevamo è rimasto praticamente inalterato nella sua assuefacente alchimia dove situazioni all’apparenza banali vanno trattate con il dovuto uso di ingegno per venirne a capo, soprattutto se si vuole completare il gioco nella sua interezza raccogliendo tutti i globi di luce sparsi in giro per i livelli e soprattutto se si voglion trovare tutti gli scrigni locati in particolari anfratti segreti che sbloccano artwork et similia e piccole poesie che approfondiscono ulteriormente sul fiabesco mondo di gioco. Comunque, seppur con qualche picco di sporadica alta difficoltà, come detto non si sfocia mai nella frustrazione propria di altri titoli del genere perchè il tutto è sempre legato a un filo esclusivamente logico che con un po’ di sana applicazione mentale e un po’ di perseveranza ci permetterà di superare qualsiasi situazione ci si parerà di fronte.
Non possiamo esimerci infine di citare l’ottima componente multiplayer (in questo secondo capitolo anche online finalmente) fino a tre giocatori: se si gioca in due i giocatori possono switchare il loro personaggio in quello rimasto libero mentre se si giochera simultaneamente ovviamente non si potrà cambiare il personaggio e ogni giocatore rimarrà con lo stesso personaggio, tutto a vantaggio della cooperazione visto che saranno necessarie le abilità di tutti e tre i personaggi per completare i livelli. Questa modalità, ora finalmente anche online come dicevamo, non fa altro che aumentare una longevità già di per se molto buona per il genere ludico di appartenenza.
LA BELLEZZA SALVERÀ IL MONDOPartiamo subito da un presupposto insindacabile per chi scrive: Trine2 è esteticamente il più bel platform game di questa generazione (ex aequo con Rayman Origins) e in generale una delle più pure forme d’arte visiva digitale degli ultimi anni. Frozenbyte prende quanto di buono vi era nel precedente capitolo (moltissimo) e lo eleva all’ennesima potenza: si è letteralmente travolti da tale inafferabile bellezza visiva, si è sopraffatti dal minuzioso dettaglio del sottobosco, delle architetture fiabesche, dagli scenari onirici quali foreste incantate o epiche costruzioni e altresì non si può rimanere insensibili di fronte all’estremo dinamismo del mondo di gioco che si muove intorno a noi e vive di vita propria.
Giochi di luce, palette di colori, effetti grafici e fisici del mondo circostante, tutto è avvolto da un costante alone di magia fiabesca impreziosita da una direzione artistica volta alla pura eccellenza e da un comparto tecnico possente che non mancheranno di far calare la mascella a molti e di molcere il cuore degli animi più sensibili, anche se si è già giocato il pur bellissimo precedente capitolo.
Una menzione d’onore la merita sicuramente la monumentale colonna sonora del gioco: Ari Pulkkinen dopo la già ottima prova del precedente capitolo supera se stesso e sintonizzandosi su frequenze sonore Tim Wright e Danny Elfman partorisce un’accompagnamento sonoro di sconvolgente bellezza che lo proietta di diritto nel paradiso dei compositori videoludici: soavi melodie ora fiabesche ora epiche ora pregne di mistero traghettano il fruitore verso mondi incantati disegnando con le proprie note scenari immortali nella mente di chi ascolta.
La colonna sonora di Trine2 stabilisce nuovi standard nel media videoludico con cui gli altri dovranno inevitabilmente confrontarsi da oggi in poi per sensibilità musicale, competenza compositiva e puro amore per l’arte sonora perchè se è vero che la musica è lo specchio della nostra anima Ari Pulkkinen aveva l’immenso in se quando ha composto la colonna sonora di Trine 2 e per questo chi scrive può affermare senza tema di trovarsi di fronte a una delle più grandi composizioni sonore create per il media videoludico da che esso esiste, il solo ascolto dello splendido tema iniziale ve ne darà la riprova.
UN’EDIZIONE…SPECIALEDegna di menzione infine è l’edizione retail collector per PC (che poi è quella testata nella la recensione che state leggendo). Per PC a differenza delle versioni per console/WII U è possibile acquistare il gioco non solo in download digitale ma anche in una bellissima edizione collector su supporto ottico che prevede oltre, ovviamente, al gioco anche la colonna sonora (all’interno del dvd di gioco), un artbook contenente gli splendidi bozzetti di lavorazione, una sovracopertina cartonata per la custodia dvd molto bella e infine, con nostro sommo piacere, il codice per scaricare gratuitamente il primo Trine, il tutto a soli 19 euro, praticamente un peccato mortale farsela scappare.
Grafica fuori dal mondo |
9.5 | Prima o poi finisce |
Sonoro fuori dal mondo | Per qualcuno sarà "solo" un more of the same | |
| MAGICO | ||





