Warhammer 40000: Space Marine
Il brand di Warhammer 40.000 è stato sempre caratterizzato da prodotti di modesta qualità, mirati a coinvolgere principalmente gli appassionati di strategia bellica, senza però riuscire ad esprimere appieno il proprio potenziale. Il punto di svolta è arrivato quando a farsi carico del marchio è stata THQ che, con la serie Down Of War ha prodotto degli RTS di altissimo livello, invogliando la casa di sviluppo a produrre ben tre espansioni. A supporto dei successi conseguiti è stato stipulato un nuovo e duraturo accordo con Games Workshop – le menti dalla cui fantasia è nato l’universo Warhammer – che ha permesso lo sviluppo di Space Marine.
La compagnia guidata da Brian Farrell ha deciso di ampliare i propri orizzonti, abbandonando temporaneamente il campo degli strategici in tempo reale, limitati dalla sola utenza Pc, per portare l’eterna lotta tra Space Marine e Orki anche su console HD sotto forma di sparatutto in terza persona. Una scelta azzardata quella intrapresa da THQ ma che, con la collaborazione dell’esperta divisione Relic Entertainment, è riuscita a dar vita ad un prodotto originale ed estremamente divertente.
SPACE MARINE
Un ondata di Orki minaccia la stabilità dell’universo: per fermare l’invasione, il leader dell’Imperium decide di attingere alla sua arma più devastante, gli Space Marine. Uomini – geneticamente modificati – temprati dal fuoco di innumerevoli battaglie. Non conosco cosa sia la pietà né provano alcun rimorso. Addestrati per uccidere, si lanciano all’attacco con una ferocia disumana arrecando dolore e sofferenza. Nulla può resistergli e i nemici non posso far altro che soccombere sotto i loro incessanti urti. Sono lo strumento di morte più efficace e potente che esiste in tutto il sistema, invulnerabili alla fatica e al dolore, annientano ogni resistenza con una rabbia primitiva, in grado di demolire psicologicamente le menti più forti. La ritirata e la sconfitta sono termini che non si addicono a questi mietitori di anime. Il sangue è l’unica droga di cui si nutrono, la loro vita è in continuo pericolo nell’incessante ruggito della guerra e i loro compagni sono tutta la famiglia di cui necessitano. Dove tutti falliscono loro riescono, dove tutti si arrendono loro resistono, dove tutti muoiono loro sopravvivono, perché loro sono gli Space Marine.
Impersoneremo il comandate Titus degli Ultramarine, servitore dell’Imperium per oltre 150 anni e veterano pluridecorato di importanti campagna belliche, intraprese fino ai confini della galassia conosciuta, dove le sue gesta lo hanno consacrato come uno dei più valorosi e leggendari Ultramarine. Ai nostri ordini avremo a disposizione una piccola unità composta da soli quattro elementi, con i quali dovremo schiacciare gli Orki prima che conquistino il controllo dell’Universo.
LA GUERRA È GUERRA
Il punto cardine dell’intero prodotto ruota prepotentemente sulla completa assenza di coperture – alla pressione di un unico tasto – nelle varie sequenze. Quello che per molti potrebbe risultare un assurdità si rivela l’elemento in grado di distinguere Warhammer 40.000 Space Marine dalla concorrenza. La brutalità sarà parte integrante durante gli scontri con interi plotoni di deformi creature. Il numero spropositato di nemici da affrontare si sposerà perfettamente con la potenza selvaggia che uno Space Marine è capace di rilasciare. La forza fisica e l’arsenale rozzo quanto mortale dei soldati cozzerà all’unisono contro il brutale istinto animalesco degli Orki – dettato dalla stupidità e dal numero – creando un strabiliante melodia distruttiva nella quale il giocatore sarà chiamato a destreggiarsi per raggiungere la vittoria.
Nella guerra firmata Relic Entertainment non c è tempo per studiare piani strategici o ripararsi dietro muri. Tutto accade in pochi frammentati istanti durante i quali vedremo uomini troncati in due parti, altri con gli arti recisi in seguito ad un esplosione o ad un terribile fendente, altri ancora con la gola recisa di netto. Sul campo di battaglia si respira l’odore della morte in una commistione tra il sudore di chi ancora è in piedi e il sangue di chi è ormai trapassato. Il martellante ritmo non permette di fermarsi a salvare i compagni di una vita né di ricaricare l’arma. Le ondate di nemici si fanno sempre più fitte predisponendo gli scontri a feroci duelli all’arma bianca.
UCCIDERE PER VIVERE
L’armamentario degli Space Marine è veramente ben rifornito e contiene tutto ciò che uccide, dilania, distrugge ed esplode. Tra le bocche da fuoco da citare spicca il classico fucile a pompa, il lancia granate, il fucile da cecchino e il lanciafiamme. Negli scontri corpo a corpo invece, un lama sega costituirà l’arma principale. Qualora non vi bastasse falciare i nemici potremo selezione un pesante ed altamente distruttivo martello – dalle proporzioni immense – o una potente ascia. Le armi sono dotate di diverse peculiarità che le rendono uniche: spetterà al giocatore selezionare quella che più si avvicina al suo ideale di distruzione e devastazione.
Inutile dire che si potrà affrontare quasi tutta l’esperienza ricorrendo a furiose cariche corpo a corpo. Come ad evidenziare il concetto, gli Orki che ci affronteranno non saranno mai in numero esiguo, anzi costituiranno un piccolo esercito. Per questo gli sviluppatori hanno introdotto una serie di fatality che il nostro Titus sarà chiamato a compiere durante gli scontri più incessanti. Queste avranno una duplice funzionalità: infatti oltre a risultare spettacolari e violente, serviranno a ricaricare la vita del nostro alter ego, espressa tramite la formula della doppia barra divisa tra armatura e vita, in cui finita la prima, inizierete a subire i colpi e sarete costretti a ricorrere alle violente animazioni di cui Titus è maestro indiscusso. A supportarci in battaglia ci sarà la barra della Furia che, se riempita a dovere dopo varie uccisioni, renderà il nostro protagonista un macchina da guerra altamente distruttiva e inarrestabile. Mirando in modalità Furia si attiverà una sorta di Bullet Time, che ci permetterà di far esplodere qualche cranio con massima precisione.
PARADOSSI
Ebbene sembra un paradosso – soprattutto per gli amanti degli FPS del calibro Call of Duty e Battlefield – ma per vivere bisogna uccidere. Non servirà defilarsi dagli scontri per riposarsi e aspettare che la salute torni a circolare. La vita e la morte sono scanditi dalla battaglia, più nemici cadono più si è forti e determinati. Non esiste altra scelta se non combattere poiché nolenti o volenti sarà la guerra a decretare il vincitore. In alcune fasi potremo montare sulle spalle un Jump Pack, tramite cui saremo in grado di compiere notevoli salti per raggiungere posizioni altrimenti inaccessibili, al fine di coprire l’avanzata dei nostri compagni o per caricare un distruttivo pugno capace di annientare un piccolo gruppo di Orki.
Infine la componente ruolistica, che farà da base per il massacro di centinaia di Orki sul campo di battaglia, si preannuncia di stampo piuttosto classico. Potremo migliorare l’armatura, inserendo pezzi aggiuntivi e potenziamenti, o modificare le armi dell’arsenale ma nulla di più. Di certo è chiaramente visibile che l’attenzione rivolta da Relic, verso questa struttura di personalizzazione del personaggio non è paragonabile a quella presente nel comparto grafico e tecnico.
LA CHIAVE È VINCERE
Warhammer 40.000 Space Marine sotto il profilo tecnico dimostra l’ottimo lavoro svolto dagli sviluppatori, nel realizzare il level design e nella progettazione dell’engine grafico. Le texture sono ben definite e la modellazione poligonale raggiunge elevati picchi qualitativi nella rappresentazione degli Space marine e degli Orki. Le armature e le armi realizzate con assoluta abilità sono ricche di particolari e rifiniture, spesso vi capiterà di imbrattare di sangue la vostra corazza – cosa che capiterà molto spesso di quanto pensiate – coprendovi dalla testa ai piedi di Dna Orkesco. Il motore grafico riesce a riprodurre situazioni davvero complesse senza il minimo rallentamento, anche con grafica al massimo. Nonostante tutto sono presenti alcune lacune piuttosto evidenti nelle scenografie, non sempre dettagliatissime e ricercate, e nelle animazioni. Il colpo d’occhio in generale metterà d’accordo tutti sulla riuscita del comparto grafico.
L’impianto sonoro, di pregevole fattura, riesce ad aggiungere maggiore spessore e qualità all’intero pacchetto. Abile nel richiamare una sensazione di pesantezza dell’armatura di Titus e di violenza nei combattimenti corpo a corpo. La colonna sonora non è sempre adatta all’incedere dell’azione mentre il doppiaggio non è perfettamente all’altezza – inutile dire che le voci in inglese hanno tutto un altro effetto – ma riesce a caratterizzare ogni personaggio. La longevità globale si attesta tra le otto ore e le dieci ore a seconda della modalità da voi scelta. L’intelligenza artificiale rispecchierà la leggendaria stupidità degli Orki: infatti quest’ultimi si limiteranno ad attaccarvi, senza una strategia precisa, forti del numero e della loro possente statura, della quale faranno sfoggio negli scontri all’arma bianca.
MULTIPLAYER
Infine il team di sviluppo ha introdotto anche una componente Multiplayer che risulterà poco incisiva, generando parecchi dubbi sulla sua utilità. Anche i ragazzi di Relic non sembrano molto convinti, dal momento che i giocatori disporranno di solo due modalità di gioco: Annientamento o Dominazione – rispettivamente Team DeathMatch e Zone – nell’arco di sole cinque mappe. Inizialmente la buona varietà di armi e la brutalità degli scontri avranno la meglio, regalandovi ore di puro divertimento all’insegna della distruzione. Poi inevitabilmente sfocerà nella noia e nella banalità, in cui ogni partita risulterà simile mentre gli scontri corpo a corpo sembreranno risolversi quasi casualmente. L’aspetto forse più interessante deriva dalla personalizzazione accurata del proprio personaggio virtuale.
Insomma appare evidente che pur di non deludere i fan del “multiplayer ad ogni costo” gli sviluppatori hanno messo in piedi un comparto multiplayer decisamente sotto le aspettative.
Appagante e divertente |
7.5 | Trama inconsistente |
Sangue e violenza allo stato puro | Per lunghi tratti ripetitivo | |
Multiplayer poco incisivo |

