Rollabear – Recensione
Una palla con tre fori, una pista di parquet liscissima, scarpini adatti e dieci birilli da abbattere: questo è il bowling. Probabilmente, nella mente dei ragazzi di Matmi, quel giorno in cui si sono seduti attorno ad un tavolo per discutere su un nuovo videogame da creare, il bowling come lo conosciamo noi era fin troppo banale e privo di follia. Magari arrivò alle loro menti, proprio in quel momento, la malsana e strampalata idea di creare Rollabear, un titolo dove a rotolare sono degli orsetti pestiferi, la pista è all’aperto ed i birilli sono gli esseri umani.
ROTOLO… OH COME ROTOLO
Il gioco è molto semplice ed intuitivo tanto che impiegherete due nanosecondi a comprenderlo, anche grazie al brevissimo ed utile tutorial di inizio avventura. In Rollabear l’obiettivo non sarà solamente quello di fare strike di esseri umani, ma cercare di accumulare più punti possibili durante il tragitto tortuoso ed irto di ostacoli, raccogliendo inoltre delle casse dorate contenenti i magici pesci di Lord Gillsworth che ci regaleranno ognuna 200 punti extra e la possibilità di riavvolgere il tempo in caso di errore. Per attivare la modalità rewind basterà portare verso il basso uno dei pesci raccolti e posizionati sul lato destro in alto dello schermo, per poi strisciare il dito verso l’alto per far ripartire la corsa. Ogni pesce usato ci toglierà ovviamente i precedenti 200 punti acquisiti ed è quindi consigliabile non commettere errori per risparmiare punti extra e raggiungere una valutazione migliore a fine corsa, quantificata in un massimo di cinque stelle. Per raggiungere il punteggio massimo in ognuno dei 60 livelli che il gioco offre bisognerà totalizzare almeno 5.000 punti, il che non è cosa facile. Le piste, infatti, come anche accennato poco sopra, sono sature di ostacoli, salti e tanto altro, e ci renderanno la vita difficile.
Abbiamo parlato delle piste, dei pesci e del fatto che la palla da bowling sia un orsetto… Ma non abbiamo ancora detto come questo possa rotolare. Ebbene, all’inizio di ogni livello c’è una sorta di mega-fionda che, una volta tesa e rilasciata, permetterà al nostro alter-ego di fiondarsi (scusate il gioco di parole, NdR) velocemente verso l’obiettivo. Potremo inoltre tararne la velocità, ma solamente al momento del lancio che potrà essere alla massima potenza o alla minima, in base alla tensione che daremo all’elastico. Non serve dire che alcuni tracciati richiederanno più tentativi prima di essere completati al meglio, stando particolarmente attenti alla posizione delle casse, ai vari pericoli ed alla forza necessaria che dovremo impiegare al lancio per una esecuzione ottimale. Rollabear offre, oltre ai sopraccitati 60 livelli suddivisi in sei mondi (dieci per mondo), tre modalità differenti: la prima e principale è la Campagna nella quale dovremo totalizzare il maggior numero di stelle per sbloccare il mondo successivo (ah ci siamo dimenticati di specificare che i mondi sono delle lavatrici di una lavanderia… eh già!); poi abbiamo una modalità high score chiamata Ten Rounds in cui totalizzare il punteggio massimo (50.000 punti) ed infine la modalità Survivor dove, per avanzare fra i vari livelli, dovremo compiere strike o spare, pena la conseguente eliminazione.
A livello di gameplay Rollabear è elementare, infatti i comandi si riducono a degli input tattili per dirigere l’orsetto all’interno del percorso, facendogli evitare ostacoli, prendere rampe per compiere piccoli o grandi salti, oppure verso mongolfiere o ninfee così da farlo rimbalzare ed evitare di cadere in acqua o nel vuoto, in caduta libera, con il conseguente fallimento della quest. Il level design è abbastanza ispirato e folle, proponendo piste ambientate nei boschi canadesi, sulla grande muraglia cinese o ancora al Polo Nord e molte altre, che regalano una gran varietà di situazioni, percorsi e modalità di approccio. Ma se dal punto di vista della giocabilità non abbiamo praticamente nulla su cui ridire, non possiamo fare lo stesso per il comparto grafico/stilistico. Infatti, seppur il titolo sia in 3D, non presenta una grafica particolarmente bella ed ispirata, mostrandosi attraverso modelli volutamente caricaturali, ma dall’aspetto poco approfondito. Pur con 20 personaggi sbloccabili, dalle svariate caratterizzazioni a livello estetico, il tutto risulta piatto e di poca sostanza: ognuno di questi si comporterà esattamente nello stesso modo, una volta in pista, e non vi saranno plus in velocità o maneggevolezza, né bonus per l’utilizzo. Insomma, i ragazzi di Matmi hanno messo molta carne “insipida” al fuoco, giocando più sulla quantità che sulla qualità, inoltre i problemi non si riducono alla povertà dei personaggi, ma si riversano anche nella gestione della telecamera che spesso dà problemi, soprattutto durante i salti più lunghi, e che ci renderà la vita molto complicata, incidendo pesantemente sulla godibilità del titolo. Spendiamo due parole sul comparto sonoro, per il quale non abbiamo particolari segnalazioni se non che sia composta da una colonna sonora praticamente sempre uguale e priva di qualsivoglia carattere, così come i simpatici ma sterili versetti dei simpatici orsetti una volta lanciati, tutti dannatamente uguali.
60 livelli, 3 modalità e 20 personaggi sbloccabili |
7 | I personaggi son tutti uguali nella sostanza |
Buon level design | Graficamente non bellissimo | |
Musiche anonime | ||
| STRIKE! | ||

