Secret Files: Sam Peters – Recensione
A poco più di un anno dall’oltremodo deludente Secret Files 3, Animation Arts ci riprova sfornando un nuovo capitolo della serie Secret Files, ancora una volta grazie al sostegno di Deep Silver. In realtà si tratta di uno spin-off della serie principale che vede come protagonista la giornalista Sam Peters (da qui il nome al gioco, per l’appunto, NdR) e non più Nina Kalenkov, che ci aveva tenuto compagnia per tre installazioni, tanti misteri ed enigmi sparsi per il mondo. La formula di base sostanzialmente non cambia, ma fin dai primi attimi di gioco pare evidente il ristretto budget di sviluppo a disposizione del team… Sarà davvero valsa la pena tornare a distanza di così poco tempo dopo il tonfo dell’anno passato? Scopriamolo…
SUPERFICIALITÀ, ANCORA TU?
Pubblicata nel 2006 nel suo primo capitolo, l’avventura grafica di Jorg Beilschmidt riscosse in breve tempo così tanto successo a livello internazionale, dai fan del genere e dalla critica del settore, che ben presto si decise di farla diventare una serie. Fu così che nel 2009 all’esordio de ‘Il mistero di Tunguska’ venne affiancato un secondo capitolo, ossia Secret Files 2: Puritas Cordis, che in un certo senso spaccò il processo evolutivo del gioco. Difatti, dopo i primi due capitoli riusciti ed intriganti, che vedevano come protagonista la bella Nina Kalenkov, il team di sviluppo, evidentemente non più in forma e con lo stesso smalto di qualche anno prima, nel 2012 rilasciò dopo vari problemi di sorta Secret Files 3: una grossa delusione dal punto di vista realizzativo, di trama, di enigmi, che riuscì soltanto a gettare in cattiva luce quella che un tempo era stata una apprezzatissima serie. Non contenti, o desiderosi di riscattare la brutta figura rimediata, da pochi giorni Animation Arts e Deep Silver hanno immesso nel mercato digitale uno spin-off che va ad approfondire, per così dire, alcuni particolari lasciati in sospeso in passato.
Il titolo, che ancora una volta si rifà al genere punta-e-clicca in terza persona, ci mette nei panni di Sam Peters, una giornalista scampata ad una eruzione vulcanica su di un’isola indonesiana che dovrà sfruttare le circostanze e gli oggetti che la circondano per risolvere intricate situazioni. Intricate si fa per dire, perché nei 70 minuti di gioco necessari per arrivare ai titoli di coda ci si rende conto di quanto semplici e basilari siano i pochi enigmi presenti che, come sempre, andranno risolti utilizzando oggetti raccolti nella decina di ambientazioni previste, magari dopo averne combinati più di uno tra loro, che non saranno affatto difficili da trovare anche grazie all’aiuto degli hotspot, ossia dei punti d’interesse. Così, abbandonata l’isola indonesiana senza troppi pensieri su quel che è stato il destino del nostro compagno (chi ha giocato i precedenti episodi capirà, NdR), la bella giornalista viene indirizzata in Africa dal direttore del giornale per il quale lavora, ovviamente per la stesura di un pezzo, che andrà argomentato con opportune indagini, sugli strani eventi di Bosumtwi, un lago vulcanico che cela un oscuro segreto… L’avanzare della trama davvero poco ispirata, banale e di scarsissimo interesse, avviene tramite schermate statiche che presentano dei testi riassuntivi, segno anche questo che il budget di sviluppo è stato a dir poco risicato. Se tutto ciò però ha intaccato la credibilità dello spin-off, che potrebbe benissimo essere considerato come una demo a pagamento, sul fronte tecnico il team di sviluppo, anche in virtù dell’impegno sui precedenti capitoli, è riuscito a limitare i danni proponendo poche location ma ben realizzate e qualche dettaglio ben disegnato, anche se le animazioni sono discutibili così come scelte strutturali legate alla trama di stampo fantastico davvero poco approfondita, o la possibilità nelle battute conclusive di compiere una scelta grazie alla quale si raggiungerà questo o quell’altro finale, “narrato” attraverso poche righe di testo e, quindi, ancora una volta con tanta superficialità.
Sul fronte sonoro c’è poco da dire, visto che gli effetti ed i piccoli spezzoni audio sono passabili ed il doppiaggio in Inglese è discreto ma non esaltante; certo, con un prezzo del genere, così poche linee di dialogo ed un publisher importante alle spalle, sarebbe stato più che lecito aspettarsi quanto meno una localizzazione parziale in Italiano, cosa che non c’è e considerando lo scarso interesse ricevuto, supponiamo, nemmeno ci sarà in un prossimo futuro. Ma è soltanto la goccia che fa traboccare il vaso, a testimonianza del fatto che questo spin-off è inutile come un cappotto invernale in una giornata estiva da quaranta gradi!
Nessuno... |
4 | ... Perché tutto ha poco senso di esistere |
Dieci euro per un'ora di gioco senza brio e vivacità? | ||
Un grosso publisher alle spalle e nessuna localizzazione in Italiano | ||
| GIORNALISTA, MI FACCIA IL PIACERE...! | ||
