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Recensione
5 marzo 2015, 15:00

Shadowrun: Dragonfall Director’s Cut – Il risveglio del Drago

L’evoluzione dei dispositivi mobile, siano essi smartphone o tablet, ha di certo rivoluzionato il nostro modo di rapportarci col mondo che ci circonda, permettendoci di vivere immersi in una rete globale in costante mutamento. In poche parole, questi device sono diventati l’estensione naturale delle nostre mani (e, sovente, del nostro cervello); siamo “addicted”, come direbbe qualche psicologo comportamentale. L’improvvisa espansione di questa fetta di mercato ha portato con sé, grazie agli ormai insostituibili “store”, nuove opportunità e sbocchi interessanti per una ridda di sviluppatori (seri od improvvisati), che hanno potuto, nel limite delle loro capacità, colonizzare un terreno ancora incontaminato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e si caratterizza per una eccentricità mal regolata in cui convive il tanto “basso” con il tanto “alto”. A fronte di una quantità abnorme di applicazioni francamente immonde, gli store digitali iniziano pian piano a popolarsi di titoli realizzati, o rimasterizzati, da software house già affermate in ambito PC o home console. Non ci resta che attendere e vedere se questa tendenza avrà successo e in che modo toglierà ossigeno agli sviluppatori minori. Al momento noi utenti non possiamo far altro che apprezzare l’arrivo di vere e proprie chicche, adattate per i nuovi “hardware” di riferimento. Una di queste è, senza ombra di dubbio, Dragonfall – Director’s Cut; riduzione portatile dell’omonimo T-RPG che tanto bene ha figurato lo scorso anno su PC e che si proponeva di migliorare l’esperienza – purtroppo non perfetta – del gioco base Shadowrun Returns.

DISTOPIA E DINTORNI

L’applicazione (la dobbiamo purtroppo rubricare in questo modo) rimane sostanzialmente fedele all’impostazione vista originariamente su PC. L’intreccio narrativo, calato in una stupenda ambientazione cyberpunk che riprende in qualche modo le atmosfere presentate nel vetusto gioco di ruolo cartaceo creato più di 25 anni fa, risulta esser ben orchestrato e caratterizzato da una distopia grottesca mescolata ad eventi storici pseudo reali, in cui il futuro ormai prossimo è visto come latore di una forzata convivenza tra più razze e tra mega corporazioni che governano le diverse regioni del globo caduto in un gorgo caotico di sopraffazione e violenza. Ancor di più, il set è caratterizzato da una strana mescolanza di tecnologia e arti magiche. Sarebbe troppo dilungarsi sui motivi per i quali le meraviglie tecnologie coesistono con la magia; ci limitiamo a dire che quest’ultima fece la sua ricomparsa nel mondo a seguito di un cataclisma di proporzioni enormi, ricondotto secondo alcuni alle profezie catastrofiche dei Maya. Dragonfall è tutto questo ed anche di più. L’universo narrativo di Shadowrun è, in realtà, immenso ed in costante evoluzione, ma l’applicazione si concentra in particolare su un gruppo di “shadowrunners” (riconducibili ai tipici mercenari) che operano nell’anarchica Berlino del 2054; quest’ultima capitale di uno dei “Free States” europei staccatasi dall’Unione e caduti in un caos anarchico senza fine. Ora però al normale caos che governa la città se ne somma un altro, più oscuro ed all’apparenza inarrestabile. Un Drago si è risvegliato dopo decenni di lungo silenzio e la cospirazione globale è in agguato. Da qui prende piede e si sviluppa in modo organico – ma ancora abbastanza lineare – il plot narrativo di Dragonfall Director’s Cut, per un’avventura lunga circa una ventina di ore. Se queste possono risultare poche per un classico T-RPG su PC, su tablet invece possono starci tranquillamente, dato che l’esperienza di gioco è “on the go”, o mordi e fuggi che dir si voglia.

CIRCUITI ED EVOCAZIONI A PORTATA DI DITO

Sotto il profilo prettamente tecnico, Dragonfall Director’s Cut è stato preso di peso e traslato in ambito mobile senza toccare una virgola del lavoro svolto dagli sviluppatori poco meno di un anno fa. Ci troviamo di fronte ad un T-RPG con visuale isometrica fissa, profondo ed articolato sia con riferimento alla trama, sia per ciò che attiene alle opzioni di personalizzazione del personaggio. A parte l’ampia e completa creazione del nostro alter ego digitale, immancabile in qualsiasi RPG che si rispetti, la gestione del party passa attraverso una caterva di abilità speciali, tipiche per ogni classe, da poter utilizzare e sfruttare durante i combattimenti. Si passa dalla classica forza bruta sostenuta da prestanza fisica, agli agili damage dealer, sino agli evocatori, in grado di portare in vita mostruosi alleati per coadiuvare l’azione. Dragonfall inoltre possiede un’impostazione atipica che “switcha” dal movimento libero in tempo reale, che ci permette di muoverci, parlare con gli NPC ed utilizzare oggetti, al combattimento a turni; passaggio quest’ultimo che avviene senza soluzione di continuità.

A questo proposito, concentrandoci prettamente sul combat system non possiamo che ricordare quanto già detto in precedenza, quando abbiamo ricordato che il lavoro del team di sviluppo è rimasto praticamente immutato nel passaggio da PC a tablet. Ogni personaggio durante il proprio turno ha a disposizione un determinato quantitativo di AP (action point) che permettono di eseguire le più svariate azioni: movimento, attacco, difesa, abilità speciali, utilizzo oggetti. Come potete notare lo schema non si discosta poi molto da quello a cui siamo abituati a vedere da anni in ambito tactical-RPG. A cambiare sono i contenuti. I componenti del party infatti, a seconda della classe di appartenenza (ben cinque), hanno a disposizione abilità uniche e specifiche, che ci permettono diverse possibilità d’attacco ed approcci strategici. Coperture e bonus rivestono un ruolo fondamentale nell’economia della battaglia e sono assolutamente vitali e necessarie per poter portare a casa la pellaccia. La buona IA dei nemici ci ha dato più di una volta filo da torcere, soprattutto nei non rari casi in cui ci siamo trovati in mezzo ad un’imboscata o a dover sopravvivere per un dato numero di turni sommersi da ondate di nemici sempre più potenti. Fortunatamente, come avviene per la controparte maggiore, è possibile salvare la partita in ogni momento. Tutta questa beltà chiaramente non è che un piccolo scorcio di un’avventura infarcita di dialoghi e scelte morali scritte meravigliosamente che possono condurre a diversi finali e a diversi percorsi narrativi. Il livello è altissimo e, in questo momento, di pari grado nel mondo videoludico se ne trovano davvero pochi.

TAP TAP CYBERPUNK

Sino a questo momento abbiamo tralasciato il sistema di controllo ed il design generale di questa riduzione portatile. In mancanza di tasti fisici, il team di sviluppo ha adattato la schermata principale, pur mantenendo inalterato lo stile minimale, rendendola ovviamente touch. L’applicazione appare reattiva, il più delle volte, con rari cali di qualità; gli ordini e gli altri input vengono recepiti immediatamente. Insomma, non ci serve altro che il nostro dito per poter godere appieno di questa ottima versione mobile. Veniamo ora al design; anche in questo caso il fascino cyberpunk non ha perso un grammo del suo immenso splendore. Ambienti gotici, bui, fumosi e pieni di tecnologia decadente si alternano ad altri un po’ più ampi e luminosi ma che comunque rimandano sempre alla medesima sensazione di oppressione e di impotenza che si staglia infrangibile di fronte ad un mondo distopico, che la mente percepisce come sbagliato, ma allo stesso tempo lo brama e lo considera morbosamente affascinante, così ricco di innesti cibernetici, mutazioni genetiche d’ogni sorta e oscuri complotti che solleticano le parti più recondite del nostro animo. Il plauso deve esser fatto ai designer; essi sono riusciti, basandosi sul gioco di ruolo cartaceo, a disegnare fondali statici assolutamente perfetti e ben caratterizzati. Un po’ meno i modelli poligonali dei personaggi che si muovono in questo set, ma questa è davvero poca cosa in confronto all’opera in sé considerata. Tutto questo viene sostenuto anche da una narrazione pressoché perfetta. Le tonnellate di dialoghi si fanno apprezzare per la medesima qualità e l’assenza di un qualsivoglia doppiaggio non si fa sentire. L’unico difetto di questa applicazione? Qualche crash purtroppo, anche se una volta rientrati abbiamo potuto notare con sollievo che il gioco si era salvato in automatico.

[youtube]http://youtu.be/1DzHUAbYh3w[/youtube]

IN CONCLUSIONE
Shadowrun: Dragonfall - Director's Cut approda su dispositivi mobile mantenendo inalterato il fascino dell'originale gioco di ruolo cartaceo e la qualità che lo caratterizzavano al momento del suo arrivo su PC. Il team di sviluppo è riuscito nell'arduo compito di "ridurre" ed ottimizzare un'esperienza di gioco abbastanza particolare su dispositivi che ovviamente non possiedono tasti fisici. I controlli touch funzionano bene; gli sporadici cali nella reattività li abbiamo potuti constatare in alcune sezioni concitate, ma è davvero poca cosa e gli episodi sono rimasti isolati. Per il resto Dragonfall Director's Cut è pronto a regalare al giocatore circa venti ore di ottimo T-RPG, adagiato su un'ambientazione resa indimenticabile dagli sfondi statici disegnati a mano e da un intreccio narrativo che, seppur non abbandonando la linearità che caratterizzava il suo predecessore, risulta esser magistralmente orchestrato. Un'applicazione che purtroppo è riduttivo definire così e soprattutto sembra quasi un sacrilegio affiancare a produzioni che, pur portando la stessa etichetta e condividendone il mercato di riferimento, non possiedono nemmeno la metà dei pregi che risplendono in questa piccola perla mobile. Se avete occasione e non potete giocarlo su PC, l'acquisto è consigliato.
Pro-1
Buona longevità per il contesto mobile
9
Contro-1
Qualche crash qua e là
Pro-2
Set cyberpunk affascinante ed indimenticabile
Contro-2
Ottimizzato per dispositivi mobile più recenti
Pro-3
Profondo nella crescita dei personaggi, con scelte narrative di qualità
Una perfetta riduzione portatile
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