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Recensione
TESTATO SU PC
27 giugno 2014, 12:00

Shovel Knight – Recensione

C’era una volta. Un incipit tipicamente fiabesco che solitamente anticipa le gesta di eroici cavalieri indaffarati a salvare amate donzelle e riportare la pace in regni incantati e che con Shovel Knight giunge a rivestire un significato ambivalente. Se da una parte, questo può esser il sunto perfetto per descrivere la prima fatica di Yacht Club Games, team di sviluppo californiano di recentissima fondazione, dall’altra, la frase di apertura possiede anche un significato più profondo, ancorato profondamente alla storia videoludica. Shovel Knight – finanziato come sovente accade grazie alla piattaforma Kickstaster – infatti si presenta esattamente come un videogioco dei primordi, arrivato direttamente da un lontano passato; dall’epoca in cui il mondo iniziava a scoprire l’intrattenimento digitale grazie ad Atari e Nintendo e i primi indimenticati protagonisti come Mario, Mega Man, Samus, si palesavano al pubblico. Di strada ne è stata fatta parecchia da quegli anni ed i più navigati di voi probabilmente li ricorderanno. Le nuove leve invece potrebbero riscoprirli grazie proprio a Yacht Club Games ed al suo cavaliere dal lucente badile.

shovel

ACCIAIO, AMORE, TERRA ED IMPLACABILI NEMICI

Shovel Knight, lo diciamo giusto per dare un tono epico al tutto, contiene i cliché dell’avventura cavalleresca, ossia un prode giustiziere dalla lucente armatura schiacciato dal peso del destino, la perdita della fida compagna d’avventura/amata ed un regno sprofondato nel caos più oscuro ad opera dei malvagi otto dell'”Order of No Quarters“. Come potete intuire l’obiettivo è presto svelato. Il nostro Shovel Knight, nonostante la volontà di mollare tutto e ritirarsi a vita privata, dopo le peripezie passate è costretto a riprendere in mano la situazione dinanzi all’oscurità imperante ed ergersi nuovamente a paladino della Luce. Per riuscire nell’impresa egli deve affrontare e sconfiggere gli otto temibili emissari dell’Ordine, ognuno custode e guardiano di una parte del regno, fino a giungere alla sua meta finale, ossia la Torre del Destino, dove tutto si concluderà.

Come dicevamo in apertura, la prima fatica di Yacht Club Games è, letteralmente, un tuffo nel passato e si adagia totalmente sulla ben collaudata formula dei side scrolling game bidimensionali. Il suo creative director, nonché designer, Sean Velasco (ex director, tra l’altro, della ben più conosciuta e vetusta WayForward) non ha mai fatto mistero della sua immensa passione per il retro style e della sua volontà di omaggiarlo nel modo che gli riesce meglio; ossia creando videogiochi. Shovel Knight dunque fa sue le stesse, identiche, meccaniche dei giochi che furono. Pochi semplici comandi (movimento, attacco, azione) e molto impegno. Una valanga di ricordi e citazioni ci travolge non appena avviamo il gioco. Dalla schermata principale alla scarna introduzione, sino all’assenza completa di qualsivoglia aiuto o agevolazione in favore del giocatore. Che bellezza assaporare ogni singolo momento ed ogni singola morte.

Ogni livello rappresenta la sintesi perfetta dei platform old school del legendario NES e merita di essere goduto fino in fondo e tutto d’un fiato, nonostante la lunghezza e qualche percorso secondario alla ricerca di collezionabili (come gli spartiti per sbloccare nuove tracce della soundtrack, oppure diversi tipi di armi nascoste lungo i meandri degli stages). Ad ogni modo non potrebbe essere altrimenti, dato che i salvataggi sono un miraggio, chiaramente limitati alla schermata principale e l’unica concessione viene da pochissimi checkpoint posti con dovizia, ma anche con malcelato sadismo. Questi peraltro possono essere intenzionalmente distrutti per guadagnare in un secondo una marea di bottino, ma lo scotto da pagare può rivelarsi ben peggiore. La scelta è sempre affidata al giocatore. Il nostro cavaliere non sarà solo nella sua missione. Egli sarà accompagnato dalla sua fida pala, la quale non solo può essere usata come arma – assieme alle altre rinvenibili lungo i livelli – contro le legioni serventi dei malvagi otto, ma può esser all’occorrenza anche una sorta di “trampolino a molla” per saltare grossi ostacoli (o sulla testa dei nemici), nonché come semplice pala per portare alla luce preziosi tesori. Questi ultimi, sempre che non vengano persi dopo le numerose dipartite, possono esser spesi per l’acquisto di materiale vario ed eventuale dai vendor dei villaggi. Upgrade per salute, mana ed armi, nuove armature, spartiti che si possono vendere al cantore in cambio di oro sonante.

Il gameplay, lo ribadiamo ancora una volta, costituisce la crasi perfetta di molti titoli che hanno contribuito a rendere grande il NES. All’appello non manca nessuno, da Mario a Zelda, da Mega Man a Castlevania, sino ai Duck Tales. Le meccaniche si dimostrano davvero solide, segno che gli sviluppatori sono riusciti ad appropriarsi del meglio che il passato poteva offrire. Se le meccaniche di gioco ricalcano in modo pedissequo le vecchie glorie, anche il comparto grafico e sonoro non mancano di rendere omaggio al grande passato. Shovel Knight è un tripudio di pixel; la grafica, rigorosamente in 8-bit, è realizzata in modo impeccabile cosi come il design degli stage, articolati in una discreta varietà di situazioni. L’azione inoltre viene costantemente accompagnata da martellanti melodie chip tune che risveglieranno in molti di voi ricordi giovanili.

Immagine anteprima YouTube

IN CONCLUSIONE
La prima fatica di Yacht Club Games si dimostra sin dalle prime battute un gioco dal gameplay solido, impegnativo e ben bilanciato, condito da un piacevole gusto retrò che fa tornare alla mente le grandi produzioni del passato. Di sicuro renderà felici non solo i vegliardi, ma anche le nuove leve curiose di immergersi nell'atmosfera unica che quei videogiochi sono sempre riusciti a trasmettere.
Pro-1
Grafica e soundtrack dal gusto retrò
8.5
Contro-1
Una maggior varietà nel design non avrebbe guastato
Pro-2
Gameplay solido e ben equilibrato
Pro-3
Impegnativo
Un tuffo nel passato!
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