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Recensione
TESTATO SU PC
10 settembre 2013, 8:00
Space Hulk
Space Hulk mobile

Space Hulk – Recensione

L’oscurità è un compagno opprimente; particelle di polvere sollevate dalle tecno armature offuscano il debole fascio di luce emanato dalle torce; le paratie dell’antico relitto gemono senza sosta e gli angusti corridoi amplificano il rumore creando mostri nella mente dei pochi sopravvissuti, che credono ancora che ad un Imperatore distante milioni di anni luce importi qualcosa del loro sacrificio. La realtà è che sono soli e l’unica via per uscirne vivi è portare a termine la missione. Mondare l’eresia che si nasconde nell’ombra e coprire d’onore il Capitolo dei Marine cui appartengono.

Vi sembra una trama degna del miglior film di Ridley Scott? Ebbene, le assonanze sono molte ed evidenti ma, come avrete capito, l’universo è di un’altra epopea dark fantasy, vera ossessione per generazioni di appassionati, che porta il nome di Warhammer 40.000. Space Hulk non è semplicemente l’ultima apparizione digitale, in ordine di tempo, del quarantesimo millennio; è una serie che affonda le sue radici profondamente nel terreno. Per questo, prima di giudicare l’effettiva bontà del titolo, si dedicherà come di consueto un brevissimo paragrafo alla storia ed all’evoluzione della serie Space Hulk; un po’ per dovere di cronaca, un po’ per indirizzare le giovani (e “vecchie”) generazioni di giocatori verso una migliore comprensione della storia videoludica.

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ATTORNO AD UN TAVOLO

Ebbene sì, Space Hulk nasce originariamente come uno strategico a turni da tavolo per due giocatori, nel lontano 1989. Vincitore di numerosi premi, il gioco è arrivato alla sua terza edizione esattamente vent’anni dopo, nel 2009. Ma, con l’evoluzione della tecnologia (e con il raggiunto successo), il brand ha fatto gola alla solita Electronic Arts, che ottenne il permesso da Games Workshop per poter sviluppare dei giochi su licenza. La serie vide ben due apparizioni sul mercato videoludico: la prima nel 1993 per pc ed il mai domo Amiga; mentre la seconda nel 1996, questa volta anche per Playstation one e Sega Saturn. Poi un lungo periodo di silenzio, durante il quale il nome Warhammer 40.000 è balzato agli onori della cronaca grazie a Relic e al loro splendido lavoro su Dawn of War e Space Marine.

Gli appassionati dell’originale board game però non si sono dati per vinti ed alcuni team amatoriali, nel corso degli anni, hanno sviluppato le proprie conversioni digitali (freeware e scaricabili in rete). Complice la bancarotta di THQ e la battaglia legale per la titolarità dei diritti, non poterono spenderne il nome; così, da Space Hulk, i giochi “fan made” si trasformarono in “Alien Assault” e “NetHulk”. Tutto questo ci accompagnò sino al 2012, quando un piccolo team danese fece breccia nel cuore appassionato di Ian Livingstone (uno dei fondatori di Games Workshop) il quale decise, dopo una chiacchierata, di affidarne lo sviluppo proprio a loro. Quindi Space Hulk, da pluripremiato gioco da tavolo ne ha vista di strada…ma avrà imboccato quella giusta?

DAVANTI AL PC NESSUNO PUÒ SENTIRVI URLARE…

La storpiatura di un famoso (quanto trito) aforisma potrebbe strappare qualche sorriso, ma è la figurata risposta alla domanda posta poco più sopra; sì, perché la strada imboccata non è esattamente quella che ci si aspettava. Procediamo con ordine.

Space Hulk riprende esattamente il “gameplay” dell’originale gioco da tavolo. Un manipolo di Marine (i Terminator del Capitolo dei Blood Angels) sotto il vostro controllo dovrà sopravvivere all’assalto di una razza aliena parassitaria chiamata Genestealer, investigare e farsi largo all’interno degli oscuri ed angusti budelli di un’antica nave. Nella mitologia di Warhammer “Space Hulk” sta ad indicare proprio un ammasso di detriti spaziali, navi alla deriva ed altra amena spazzatura cosmica. All’interno di questi spazi ristretti ogni azione si svolgerà rigorosamente a turni, dal movimento agli scontri col nemico. I nostri Terminator hanno a disposizione una ben determinata quantità di AP (action points) da spendere per eseguire le azioni che gli affideremo; dal movimento alla guardia, dal cambiamento di posizione (ebbene sì, girare il marine anche solo di 90 gradi nella stessa casella costa AP, quindi attenzione, anche solo consumare a caso le poche risorse potrebbe costare molto caro) al fuoco di soppressione. Inoltre, l’intera squadra possiede degli AP “bonus” (circa sei e rigenerati, in parte, ad ogni turno) condivisi tra tutti i componenti ed utilizzabili, ad esempio, per integrare i punti azione di un soldato a secco di AP ed in grave pericolo. Una volta completato il turno, l’iniziativa passa alla minaccia aliena.

In questo caso il radar (un po’ come avviene in Alien, se vi ricordate) segnalerà il luogo generico da dove proviene la minaccia, ma non potremo avere la conferma definitiva dell’entità del pericolo (ad esempio quanti ostili ci stanno piombando addosso) sino a che non avviene il contatto visivo. Cosa buona e sicuramente giusta che aggiunge un po’ di varietà ed incertezza alle partite, obbligandoci a ponderare con attenzione i pro ed i contro delle nostre azioni presenti e future. La visuale isometrica, con la mappa tattica richiamabile in ogni momento e quanto mai semplice e stilizzata, permette comunque di elaborare un piano d’azione a seconda delle situazioni, difficili sin dal tutorial.

IL FATO GIOCA AI DADI

I conflitti a fuoco ed il corpo a corpo seguono anch’essi le regole del board game, con un sistema “dice roll” che decide, letteralmente, chi vive e chi muore (“highest roll wins, loser dies“). Ogni sparatoria, ogni assalto all’arma bianca, corrisponde ad un tiro di dadi cui fa da contrappeso un tiro contrario per determinare il damage, il miss o l’eventuale dodge dell’avversario. Un sistema abbastanza arbitrario a dire il vero, visto che sin dalle prime partite abbiamo assistito alla tragica fine di Marine ultra corazzati (a voler esser pignoli i Terminator sono armature tattiche potentissime che vengono donate solo ai migliori veterani del Capitolo), fatti a pezzi da un paio di artigliate dopo aver scaricato un intero caricatore del fucile Requiem contro l’alieno di turno. Ad ogni modo, oltre ai dubbi sollevati dal sistema di combattimento, permangono molti interrogativi in generale sull’intero gameplay, molto (troppo) macchinoso, pesante, lento e poco accessibile ai più sin dal tutorial… Forse è stato appositamente pensato per ricreare quella dose di suspence, incertezza, ansia che si respira nei vecchi film di fantascienza; purtroppo riesce solo a creare ansia, e non per l’abile sceneggiatura.

La campagna in singolo si trascina così stancamente sino all’epilogo, senza nessun grande acuto; le mappe son quelle del gioco da tavolo, con solo un paio di aggiunte. Per i veri appassionati è presente anche un Editor di mappe, per creare i propri scenari e le proprie avventure. Il comparto multiplayer invece potrebbe strappare qualche soddisfazione in più; con le modalità presenti è possibile divertirsi online controllando gli Space Marine e collaborando con un amico per spazzare via gli xenomorfi, oppure i Genestealer, in modalità competitiva contro un altro giocatore umano sia che i giocatori siano contemporaneamente online, sia in modalità “asincrona” (ossia salvando la partita e riprendendola successivamente). Questo perché gli sviluppatori hanno pensato ad un comparto multiplayer condiviso con altre piattaforme (su dispositivi iOS dovrebbe uscire entro fine anno) fedele ai classici “turni” del gioco da tavolo.

UN SET POCO CURATO

Alle incertezze ed alle mancanze del gameplay si deve aggiungere anche una certa “povertà” estetica. I livelli sono ben realizzati, ma tutto sommato spogli e privi del mordente giusto per poter trasmettere appieno quella tipica atmosfera da “space horror“. La visuale isometrica, che mostra lo scenario dall’alto, svela una elementare – ma sufficiente – caratterizzazione dei livelli; le cose però cambiano non appena si tenta di zoomare. Modelli poligonali poveri ben lontani dagli standard odierni ed effetti grafici di scarsa qualità fanno tornare la visuale il più lontano possibile dall’azione. Anche le scene di intermezzo – che mostrano l’uccisione del nemico o la morte del Marine – non fanno certo gridare al miracolo, anzi; possono addirittura risultare fastidiose a causa della loro ripetitività. Fortunatamente si possono disabilitare.
L’unica aggiunta interessante e degna di nota è data dalla presenza di un piccolo schermo, in alto a destra dell’HUB di gioco, che mostra in tempo reale ciò che vede in prima persona il Marine selezionato, con tanto di interferenze e sfarfallii; come se stessimo osservando le immagini dell’azione da un centro di controllo… In un film di fantascienza. Il comparto audio è nel complesso ben realizzato, anche se limitato in effetti sonori e campionature, come del resto l’intera produzione lascia intendere.

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IN CONCLUSIONE
Ci si aspettava sicuramente di più da questa ennesima incarnazione videoludica del gioco da tavolo targato Games Workshop. La struttura fondante rimane quanto mai fedele all'originale, ma si perde nella pletora di incertezze e mancanze di cui il titolo soffre, dallo stesso gameplay al comparto grafico e tecnico. Manca l'atmosfera, la varietà di missioni, scenari ed unità, e l'estrema limitatezza del titolo non fa certo rimpiangere i quasi vent'anni d'attesa dall'ultima apparizione della serie. Il genere di nicchia ed una curva di difficoltà praticamente verticale poi terrà lontani i giocatori casuali. Certo, bisogna vedere se cambierà qualcosa in vista delle prossime conversioni e se vi saranno aggiornamenti (al pari delle espansioni del board game), ma al momento dell'uscita Space Hulk è un titolo che raggiunge a malapena la sufficienza.
Pro-1
Multiplayer asincrono e cross-platform
6
Contro-1
Titolo sin troppo "di nicchia" per attrarre i giocatori
Pro-2
La visuale in soggettiva è un'aggiunta interessante
Contro-2
Offerta complessiva assai limitata
Contro-3
Comparto grafico sotto la media
Gli Space Marine hanno fallito
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