Starseed Pilgrim – Recensione
Senza rischiare non si fa nulla di grande, così la pensano in molti. E così, a quanto pare, la pensano anche molti degli sviluppatori indipendenti che hanno rilasciato le loro opere videoludiche sul mercato. Starseed Pilgrim, come vedremo, è una di quelle produzioni che rischia tanto, proponendoci grazie a semplici grafiche in due dimensioni un qualcosa di apparentemente strano e senza senso, per poi rivelarsi esplicitamente per quello che in realtà è.
Il suo presentarsi, aprirsi al pubblico, non è di certo dei migliori per chi è abituato a tutorial o modalità di questo tipo: nessun aiuto, nessun tipo di suggerimento o istruzione sul da farsi. Soltanto piccoli ambienti pieni di blocchi da raccogliere… E da piantare…

CAPIRE, DECIFRARE
“Starseed Pilgrim is a game about tending a symphonic garden, exploring space and embracing fate.”
In questo modo lo sviluppatore introduce Starseed Pilgrim sul sito ufficiale, quindi nella pagina negozio Steam, specificando che il nostro ruolo nel gioco sarà quello di un giardiniere che cerca di isolare il rumore riempiendo il vuoto con colore. Come se fossimo rifugiati all’interno di uno strano mondo, bisognerà costruirsene uno tutto nuovo tenendosi lontani dal buio che si diffonde pian piano e corrode e risucchia tutto ciò con cui viene a contatto. Una sorta di esploratore, insomma, che non avrà con sé mappe, cartine e istruzioni di sorta, rimanendo così solo e quasi incredulo dei luoghi appena scoperti, che tuttavia potranno essere influenzati, ritoccati, plasmati a nostro piacimento, componendo delle regole tutte nostre che risentono di un unico vincolo: piantare cubetti colorati come se fossero piccole piantine!
Starseed Pilgrim è quindi uno di quei videogiochi indipendenti che, come molte altre produzioni del genere, chiede uno sforzo maggiore a chi lo approccia: motivo, questo, che potrebbe indirizzarlo ad un pubblico ben più ristretto rispetto a quello di cui potrebbe godere un normale platform o un gioco sportivo, ma di valore complessivo ben più alto e raffinato. Lo sviluppatore si affida al suo acquirente, che dovrà così orientarsi in un nuovo mondo privo di notifiche, aiuti o dialoghi di sorta che ormai abbondano nei giochi di oggi, lasciando libera interpretazione al videogiocatore e qualsivoglia tipologia di soluzione o direzione e metodologia di risoluzione: è possibile interagire con svariati elementi all’interno dei vari livelli, ma bisogna farlo per forza? No, scelta al giocatore, dal primo all’ultimo istante di gioco. Tuttavia, questo aspetto rappresenta un pregio così come un difetto, dato che aldilà delle proprie capacità intuitive e deduttive, Starseed Pilgrim si presenta come un insieme di blocchi colorati senza significato, apparentemente. È criptico ed incomprensibile, anche misterioso da principio, mostrandosi più opaco che brillante, per poi rivelarsi stella nascente piena densa di scoperte da fare.
Un titolo che contrappone alla sua fredda ed incurante apertura un senso di compiuto incredibile che balza fuori come nulla fosse dopo la prima ora di gioco (anche meno per molti) e che si compone di fasi sperimentali tanto quanto di decifrazione dei pochi elementi a nostra disposizione per risolvere l’enigma di turno, nei panni di uno strano giardiniere a cui è consentito raccogliere e custodire particolari blocchi colorati, da piantare successivamente per dar vita a composizioni che spezzano il bianco dominante di Starseed Pilgrim in modo tale da farli crescere, “fiorire”, per consentire al piccolo omino dal pollice verde di raggiungere vette e posizioni altrimenti troppo distanti ed isolate, iniziando così a capire che, tutto sommato, la chiusura del cerchio non è così lontana e che il gioco è tutt’altra roba rispetto a quel che, in un primo e magari breve momento iniziale, si pensava. Ogni blocco, differenziato per colore, ha un comportamento proprio: da quelli a rapida e prosperosa crescita a quelli a lenta, ritardata e limitata propagazione. Comportamenti che dopo le prime volte entreranno a far parte di una routine chiara al videogiocatore, che riuscirà a capire il comportamento del blocco appena piantato grazie al colore dello stesso. Tornerà utile far mente locale anche per arrivare a raggiungere altezze importanti, oppure per ottenere uno sviluppo sul fianco del cubo iniziale presente nel livello; il motivo è semplice e rappresenta una delle prime scoperte di cui Starseed Pilgrim vi renderà partecipi, motivo per cui non vogliamo assolutamente scrivere o dare ulteriori spunti a riguardo. Tutto ciò mette però in allerta: trovarsi dinnanzi a questo gioco non è cosa semplice, serve una attenta pianificazione ed un intelligente utilizzo delle proprie, povere, risorse per passare al livello successivo, facendo quindi la necessaria attenzione nelle fasi di costruzione che se affrettate o abbozzate malamente dovranno per forza di cose essere resettate e portate a termine in maniera consona ed idonea per il livello di turno, che potrebbe avere in serbo per noi qualche insegnamento o risposta piena di significato.
Parlare di grafica, o in generale di comparti tecnici, per Starseed Pilgrim è davvero banale. Il titolo, come molte delle produzioni indipendenti sperimentali e portate a termine da poche persone (a volte appena una), fa uso di una grafica leggera e semplicissima, composta da blocchi colorati su sfondo bianco. Poco altro, fatta eccezione per qualche testo ed un effetto bianco/nero che mette in risalto alcune particolari fasi di gioco. Dal punto di vista del sonoro c’è ben poco da dire, dato che il videogioco di Droqen fa uso di effetti sonori ripetitivi ed alla lunga stancanti, ma che nella globalità fanno il loro compitino senza infamia né lode. Infine, il discorso legato alla longevità: da prodotto esigente qual è, Starseed Pilgrim potrebbe catturare la vostra attenzione ore ed ore, giorni, settimane, così come appena dieci o quindici minuti della vostra esistenza. La differenza è dovuta alla determinazione di ognuno nel provare a capire cosa sia realmente Starseed Pilgrim, che appare quasi monotono e senza senso, rivelandosi un puzzle game dal concetto di gioco purissimo e che consente di arrivare alla soluzione di ogni enigma in decine di modi diversi. Segno che il design creato dallo sviluppatore è brillante ed originale, lasciando il destino nelle mani del videogiocatore che andrà, con la sua creatività e percezione, a comporre un nuovo mondo; forse sballato, esagerato, non consono ai nostri scopi nelle prime fasi, ma di certo unico ed irripetibile da altri. I tanti tentativi per arrivare al pezzo forte potrebbero dare un senso di frustrazione, ovviamente, ma riuscire a dare un senso compiuto a tutto quel che ci circonda, arrivare così vicini alla soluzione, quindi raggiungerla, dona un senso di delizia che pochi altri puzzle game son riusciti a dare negli ultimi anni. Tutto questo a patto di concedergli tempo, perché Starseed Pilgrim ne richiede tanto per farsi apprezzare nella sua interezza, e non potreste spenderlo in maniera migliore se amate le sfide e vi ritenete in grado di superare qualsiasi ostacolo, al contrario di chi preferisce la pappa pronta… Ma non si vive di sola pappa…!
Concetto di gioco purissimo... |
8 | … Ma in pochi ne apprezzeranno tutte le potenzialità |
Stimolante, se si accetta la sfida... | … Altrimenti, sconfortante | |
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