Z-Giochi.comZ-Giochi.com Mobile

Recensione
TESTATO SU PC
3 giugno 2014, 15:00
Stranded
Stranded mobile

Stranded – Recensione

Prima di parlarvi di Stranded vogliamo porvi una equazione: “Pixel Art + Avventura Grafica = X”. Voi la X con cosa la sostituireste? Al posto dell’incognita potete utilizzare la parola che preferite, passate tranquillamente da “sublime” a “schifezza assoluta”, non saremo noi a giudicarvi. Sappiate però che il termine che utilizzerete molto probabilmente sarà lo stesso che userete come punto di partenza nel momento in cui vi troverete a giudicare Stranded, diverso dalle classiche produzioni occidentali. Il nuovo gioco di Peter Moorhead esce dai classici schemi delle avventure grafiche per realizzare qualcosa di indie fino al midollo e come tale difficilmente replicabile. Se all’equazione posta poco sopra avete risposto con un giudizio che ritenete quanto meno sufficiente, allora proseguite senza indugi e vediamo insieme cos’è che rende tanto particolare quest’avventura e se vale la pena spendere i sette euro richiesti.

Stranded

IL RITORNO DELLA OLD SCHOOL

Se siete ancora qui a leggere allora siete indubbiamente dei nostri, ma soprattutto non dobbiamo stare a spiegarvi cos’è The Dig e perché l’avventura grafica che riporta tra i creatori il nome di Steven Spielberg rientri nella rosa delle avventure più importanti del periodo d’oro LucasArts. Naturalmente Stranded non può vantare né i nomi altisonanti, né il budget del gioco sopraccitato, quello che però ha in comune sono le atmosfere, realizzate con una perizia tale da risultare evocative e far sentire subito a “casa” tutti quei giocatori che hanno iniziato la loro “carriera” quando esistevano ancora i floppy disk. La storia raccontata in Stranded ci mette nei panni di una misteriosa astronauta che, svegliata dal suo sonno criogenico, scopre che la sua navicella è distrutta, finendo su un pianeta pieno di rovine aliene e misteriosi giganti; inoltre, le riserve di ossigeno si abbassano molto rapidamente verso il punto critico. Un giocatore più rodato potrà subito respirare un’atmosfera che tanto ricorda The Dig e Another World, e che indubbiamente strapperà un sorriso a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di apprezzarli.

Il gameplay è assolutamente minimale, l’astronauta si muoverà tra una location e l’altra, ma oggettivamente non avrà molto altro da fare. Il gioco non presenta nessuna riga di testo, nessun elemento da cliccare o oggetto con cui interagire. Tutto qui? Sì, tutto qui. In Stranded potremo solo muoverci lentamente attraverso un pugno di ambientazioni, al massimo controllare la mini-mappa, cliccando sulla protagonista, o passare dal giorno alla notte grazie alla nostra cella criostatica. Il gioco dura complessivamente tra i quindici e i trenta minuti e il finale si limita a lasciare decisamente perplesso il giocatore. Finito una prima volta è possibile partite immediatamente da capo, coi vari NPC posizionati diversamente; sfortunatamente le ambientazioni sono sempre le stesse.

RASOIO DI OCCAM

Stranded appartiene a quel filone di giochi indie che è impossibile da catalogare in maniera netta, per quanto il creatore lo descriva come  il “Proteus’ of Adventure Games”, la versione finale è più vicina al famosissimo Last Chance. Quello che abbiamo davanti non va visto come un prodotto di puro intrattenimento, quanto una piccola fiaba che ci verrà raccontata attraverso ambientazioni in pura pixel art. Sfortunatamente, tra gli ambiziosi intenti e la realizzazione il gap è piuttosto elevato, e il risultato è un adventure approssimativo, con una fase esplorativa che dovrebbe rappresentare il cuore dell’esperienza e che invece risulta ridotta e all’osso. Stranded è un gioco che non riesce a far arrivare agli utenti quello che vorrebbe trasmettere e che lascerà gran parte dei giocatori fondamentalmente delusi.

Un titolo che non offre alcun tipo di spiegazione, o su come andrebbe interpretato il gioco; eseguendo le poche azioni disponibili in sequenza diversa siamo arrivati sempre allo stesso epilogo, ma abbiamo sbloccato svariate carte Steam, quindi ci siamo rapidamente annoiati a cercare di trovare alternative che probabilmente non esistono. Stranded non è un film di Lynch come Mulholland Drive con aspetti onirici da scavare e ricercare oltre la superficie, infatti dopo un paio di run praticamente identiche abbiamo perso interesse nello spendere tempo a dare un senso ad un finale scontato, che non aggiunge nulla alla storia. L’unica cosa veramente buona di Stranded, oltre alla grafica old school, è la colonna sonora che si integra alla perfezione con la landa aliena e ci accompagna egregiamente fino all’epilogo, donando una sensazione di urgenza e pericolo che il gioco da solo non sarebbe riuscito a trasmettere.

Immagine anteprima YouTube
IN CONCLUSIONE
Stranded è un gioco in grado di creare dalle atmosfere assolutamente evocative anche grazie ad una colonna sonora di alto livello. Sfortunatamente il gameplay minimal non è assolutamente all'altezza delle aspettative e non riesce a trasmettere le emozioni che sono rimaste nella testa del creatore. Stranded è un ibrido che non ha ben chiaro quale strada intraprendere, il lato esplorativo è veramente troppo ridotto per regalare emozioni in stile Proteus e come racconto interattivo non offre nulla che possa emozionare il giocatore. Se siete amanti dei giochi indie particolari, quelli che cercano di uscire dagli schemi, allora dategli una possibilità e nella sua brevità potrete apprezzare le atmosfere fantascientifiche ottimamente realizzate; tutti gli altri giocatori possono tranquillamente tenersene alla larga.
Pro-1
Grafica molto evocativa
5
Contro-1
Dura pochissimo
Pro-2
Colonna sonora di alta qualità
Contro-2
Gameplay quasi inesistente
Pro-3
Prova ad essere alternativo ed originale...
Contro-3
... Ma il risultato non è quello sperato
MEGLIO ATTERRARE ALTROVE
COMMENTI