Styx: Master of Shadows – Recensione
Nella giornata di oggi, su PC, PlayStation 4 e Xbox One, giunge tra noi un nuovo stealth game sviluppato da Cyanide Studio e pubblicato da Focus Home Interactive, Styx: Master of Shadows. Un titolo che aveva catturato qualche attenzione durante le recenti manifestazioni videoludiche per il suo protagonista, Styx per l’appunto, uno dei due personaggi giocabili in Of Orcs and Men, che al contrario di Arkail – orco gigante nonché soldato d’élite – ha fattezze minuscole; gli sviluppatori hanno così pensato di sfruttarne le capacità in un titolo stealth, che abbiamo avuto modo di giocare e terminare anzitempo, e del quale siamo pronti a dirvi la nostra.
NEI PANNI DI UN PICCOLO DELINQUENTEPartiamo con l’analizzare in breve chi è il protagonista. Styx è un goblin bicentenario, considerato molto intelligente e conosciuto come l’unico, della sua specie, ad essere in grado di parlare. È uno che sa come si sfruttano le zone d’ombra a suo vantaggio, un assassino capace e spietato, nonostante le dimensioni piuttosto ridotte possano far pensare il contrario; in Of Orcs and Men era quello che prendeva le cose meno sul serio, ma non sottovaluta mai le minacce derivanti da combattimenti troppo prolungati o contro più nemici per volta ed è per questo che, visto il suo fisico tutt’altro che adatto a scontri faccia a faccia, predilige combattimenti brevi, sfruttando ambienti e buio a suo favore, per attaccare l’avversario alle spalle, senza far scattare inutili allarmi. In Styx: Master of Shadows le sue caratteristiche risaltano come mai prima d’ora, anche perché il titolo in questione è stato costruito e sviluppato su misura per lui, quindi superate le fasi di presentazione iniziali potremo subito testarne abilità e movenze. Che sono poi quelle tramite cui i più famosi stealth game oggi conosciuti hanno basato il loro gameplay anche se, come vedremo, nel nuovo titolo di Cyanide Studio non mancano alcuni elementi tipici degli RPG.
Tutto ha inizio nella maestosa e diroccata torre di Akenash, dove elfi e umani proteggono senza sosta quel che da tutti è definito l’Albero del Mondo, fonte inesauribile dell’ambra, sostanza magica potentissima, di color oro. È attraverso questa che Styx potrà utilizzare la manciata di poteri in suo possesso, come quello di clonarsi per superare zone altrimenti non raggiungibili, o di attivare la “visione ambra” per vedere i migliori percorsi da seguire e l’utilissimo potere dell’invisibilità. Lo scopo sarà quindi quello di farci strada attraverso i livelli, perché il desiderio del protagonista è quello di saperne di più sulle sue origini, e l’unico modo sarà quello di avvicinarsi quanto più possibile all’albero, che è difficilissimo da raggiungere a causa della rete labirintica di passaggi ed aeree di cui si compone la torre; infine, bisognerà superare il governatore Barimen. Le missioni sono abbastanza varie e vanno dal raggiungimento di un luogo all’assassinio di obiettivi specifici, quindi al recupero di informazioni, anche se alcune di queste si mostrano piuttosto lineari, al contrario di altre che ci consentono – grazie ad un level design più studiato e ricercato – di adottare svariate tattiche ed approcci di gioco. Styx non è particolarmente portato per il confronto corpo a corpo, come detto poc’anzi, quindi andare all’assalto delle guardie non si rivelerà mai la scelta giusta da fare, piuttosto tramite lo studio della location di turno potremo aggirare il pericolo, spegnendo torce, sfruttando piccoli ripari e tunnel, per aver la meglio in maniera astuta e senza esser costretti a riavviare dal checkpoint a causa di una morte prematura. Allo stesso modo, le guardie potranno essere distratte (l’IA non è comunque al top nel genere, mostrandosi svariate volte sottotono), in modo tale da distogliere la loro attenzione dalla perlustrazione di routine, lasciandoci così un varco libero, utile al nostro avanzamento. Non solo, perché in molte situazioni sarà possibile avanzare anche in verticale, sfruttando appigli (un po’ come avviene in Assassin’s Creed), anche se va detto che quest’aspetto non è stato reso così immediato, con controlli che talvolta danno qualche noia.
Dalla sua parte quindi Styx: Master of Shadows propone qualche interessante situazione da risolvere, se non altro ciò è possibile anche grazie all’utilizzo di un personaggio assolutamente non convenzionale, come un goblin deforme e bruttissimo soltanto a vedersi; come non citare poi la possibilità di sbloccare nuove abilità che migliorano capacità riguardanti il furto, le tecniche di uccisione, o lo sblocco di nuove mosse ed equipaggiamenti migliori, e dietro una struttura di gioco scopiazzata e tutt’altro che originale c’è anche spazio per una buona rigiocabilità – legata prevalentemente alla raccolta di tesori – e ad un livello di difficoltà che se tarato al massimo potrà darvi le giuste sensazioni ed il giusto grado di sfida. Ahinoi, purtroppo alcuni dei livelli si rivelano troppo semplici e poco idonei ad un titolo del genere: sviluppare un piano di attacco e movimento che sfrutti degnamente le zone d’ombra, o eventuali ripari all’interno di bauli ed armadi, è questione (spesso) di poco conto se non si setta l’esperienza nella ‘Goblin Mode’, e questo non è propriamente un bene. Non lo è nemmeno il fatto che di libertà di approccio – quella tanto sottolineata dagli sviluppatori – se ne presenti soltanto in alcune circostanze, con tante altre dove nemmeno compare e a quel punto la linearità con la quale sono stati progettati i livelli viene a galla in maniera evidente.
È quindi un titolo con pochi alti e un numero più rilevante di bassi, che non riesce a competere con gli stealth game più conosciuti ed apprezzati, tanto più che il prezzo di lancio di ben trenta euro ci pare un po’ esagerato; questo anche in virtù di una longevità non esaltante (per noi, attorno alle otto/nove ore) e di comparti tecnici altalenanti, soprattutto la grafica che si mostra piuttosto datata. Un vero e proprio peccato, considerando che le ambientazioni fantasy avrebbero potuto offrire a tutta la produzione quel qualcosa in più, in modo tale che si differenziasse dagli altri giochi del genere, invece ci troviamo con pochi e mal prodotti modelli di nemici, texture a tratti poverissime ed ambienti mai troppo vasti, che evidenziano i limiti del team di sviluppo, che non s’è fatto mancare nemmeno bug e compenetrazioni poligonali, presenti in buona quantità. Probabilmente tutto questo è dovuto anche ad un engine grafico abbastanza vetusto, che si affida ancora alle DirectX 9, eppure il sistema di illuminazione – seppure non così elaborato come uno stealth game dovrebbe presentare – non è male; qualche perplessità si evidenzia anche in ambito sonoro, con un doppiaggio caratterizzato da alti e bassi, ma con effetti sonori e brani audio di discreta qualità.
Qualche buon passaggio caratterizzato da un buon level design |
6.5 | Grafica datata |
Protagonista non convenzionale | Trama sempliciotta e IA nemica non al top | |
Niente di nuovo sul fronte stealth game | ||
| NIENTE DI NUOVO, NIENTE DI IMPERDIBILE | ||
