The Wolf Among Us – Episode Four: In Sheep’s Clothing | Recensione
Siamo quasi giunti alla fine, saranno contenti i ragazzi di Telltale Games che così potranno concentrare energie su altri progetti e rifiatare un po’, decisamente meno chi decise di investire, nell’ottobre 2013, circa ventitré euro per il Season Pass di The Wolf Among Us. Una serie che era partita forte e prometteva bene, ma che via via è andata perdendosi nel nulla cosmico, schiava di sceneggiature abbozzate che hanno messo in evidente risalto l’incapacità del team di sviluppo di lavorare – raggiungendo risultati qualitativi importanti – su più fronti.
Da qualche ora è disponibile il capitolo numero quattro, In Sheep’s Clothing, e noi di Z-Giochi lo abbiamo giocato tutto d’un fiato per dirvi la nostra. Interessati a quel che il team americano ha portato sui nostri schermi questa volta? Oppure, dopo l’insignificante A Crooked Mile, non ritenete che valga più il vostro interesse? Be’, qualsiasi sia la risposta, sappiate che non vi siete persi chissà cosa… Ma forse questo non dovevano dirlo così in anticipo!
IL LUPO ALLA RICERCA DELLA PECORELLAÈ quasi tempo di giudizi finali per The Wolf Among Us, la serie dedicata al fumetto Fables di Bill Willingham. Una serie che fin dal suo annuncio suscitò molto interesse, sia perché arrivata dopo il gran successo della prima stagione di The Walking Dead e sia perché osservare, vivere ed affrontare situazioni dei personaggi tanto amati nelle favole, ma inseriti in un contesto completamente diverso, si prestava benissimo al tipo di gioco a cui Telltale Games aveva pensato, in linea con quanto fatto poco prima: un film interattivo tramite cui proporre il difficile dualismo tra la vita d’un tempo, in questo caso il mondo delle fiabe, e quello presente, nudo e crudo, reale, pieno di sofferenza, disperate situazioni economiche, violenza e morte. Con un grande protagonista come Bigby, irascibile a dir poco, sceriffo di Fabletown, ed una serie di strani omicidi, col primo capitolo il team di sviluppo creò la giusta formula di gioco miscelando suspence e thriller a noir e violenza, con un film interattivo interessante per tematiche, ambientazioni e relative palette di colori, musiche e doppiaggio.
A più di sei mesi da quel rilascio, non possiamo di certo essere molto fieri della progressione dello sviluppo, che ha pian piano perso quel coraggio iniziale, perdendosi per strada a causa di una sceneggiatura debole, abbozzata, ed un procedere della trama lento, troppo articolato e superfluo per una serie episodica che non ha mai superato i novanta minuti in ogni suo episodio, anzi… In Sheep’s Clothing non si è proposto nulla di nuovo, non si è tentato di tornare agli albori, attestandosi invece sulla qualità altalenante degli ultimi due episodi, anche se con qualche buono spunto che lo salvano dalla bocciatura più totale. Spoilerare non è nel nostro stile, quindi come al solito ci limiteremo a fare qualche accenno alla trama: c’è un nuovo oscuro personaggio in quel di Fabletown, che minaccia l’esistenza dell’intero sistema. Un personaggio così potente che suscita la rabbia e l’interesse di Bigby, molto legato a Snow, che in questo episodio tenterà in ogni modo di farlo ragionare, di strappargli una promessa di non-violenza in quelli che saranno i futuri eventi che di lì a poco si scateneranno. Così, attraverso i circa settanta minuti di gioco, Bigby investigherà su questo losco personaggio, non rinunciando tuttavia a qualche sana scazzottata – giusto per non perdere l’abitudine – ma altresì mostrandoci quanto poco sia stato fatto anche in questo capitolo: a piccoli e nuovi dettagli che emergeranno, importanti ed interessanti per certi versi, si affianca una sceneggiatura che anziché lanciarci a mille al finale tanto atteso, tenta di placare gli animi, di assopirli, addormentarli, in quella che è a tutti gli effetti una situazione surreale che va avanti da troppo tempo, senza appoggi che le permettano di rendersi credibile, intrigante. Le scelte, le tanto chiacchierate scelte, non sono state altro che uno specchietto per le allodole, dato che non influiranno minimamente sul prosieguo dell’avventura, e ovviamente vale lo stesso per l’unica che sarete chiamati a compiere in questo nuovo spezzone di storia.
Le possibilità di sviluppo offerte dal finale del terzo episodio non sono state per nulla sfruttate, vista la condizione fisica deficitaria del caro Bigby il team di sviluppo avrebbe potuto ricamare attorno a queste un canovaccio più interessante, nel quale venissero a galla le insicurezze e le difficoltà di quello considerato uno sceriffo duro e violento, che si rende partecipe di azioni che vanno “oltre la legge” e per la prima volta nella serie si trova sconvolto e fisicamente a pezzi. Invece no, Bigby tornerà in piedi in men che non si dica, pronto a nuovi scontri e scazzottate, come se niente fosse mai successo. Ed è qui che casca l’asino, il modo di sviluppare i racconti da parte di Telltale Games, che spesso e volentieri nei suoi titoli non ha offerto scelte valide e che sconvolgessero lo storytelling, o almeno si adattassero in maniera consona e coerente ad evidenti circostanze. Il filo conduttore in The Wolf Among Us appare così uno soltanto: l’uso della violenza, sempre e comunque, da parte di Bigby, che così facendo perde gran parte del suo carisma, dimostrandosi uno dei tanti personaggi di sfondo che sa soltanto menare le mani, o al massimo spendere qualche parola d’elogio per Snow, per cui nutre “particolari” interessi… Questo è diventato The Wolf Among Us, un continuo voler dimostrare di aver ragione tramite l’uso della forza, in quel mondo ancora una volta fantastico per realizzazione tecnica e colori, a cui si aggiunge qualche nuova location di gioco, che però non riesce più a nascondere le imperfezioni e le leggerezze fatte da un team stanco, svogliato, che potrebbe perfino decidere di non sviluppare una seconda serie, considerando le vendite ad oggi tutt’altro che importanti. Insomma, il successo raggiunto con la prima stagione di The Walking Dead appare sempre più lontano, a confermarlo anche i risultati altalenanti della seconda serie ancora in corso, e forse qualcuno inizia ad accorgersi di quanto imperfetti siano questi prodotti, che difronte ad una sceneggiatura debole non solo appaiono come produzioni sbiadite e poco utili, ma si rendono a tratti anche ridicole agli occhi del giocatore.
Apre a quello che vorremmo che fosse un “gran finale” |
6 | Scelte inutili |
Lo stile grafico è sempre piacevole | Dialoghi e sceneggiatura ancora una volta sottotono | |
Dura settanta minuti e ci sono zero motivi per rigiocarlo | ||
| L'APERTURA AD UN "GRAN FINALE"? | ||



