Z-Giochi.comZ-Giochi.com Mobile

Recensione
TESTATO SU PC
11 luglio 2014, 12:00

Valiant Hearts: The Great War – Recensione

I videogiochi al pari di tutti gli altri media sono in costante evoluzione. Se un rapido sguardo al passato rende evidente la loro trasformazione nella grafica e nel gameplay, un’occhiata più approfondita farà notare come sia mutato quello che oggi è letteralmente il concetto di gioco. In un periodo storicamente vicino, ma tecnologicamente distante quanto l’era glaciale, esisteva un unico elemento per valutare la qualità di un prodotto: il gameplay Se il gioco divertiva è sempre un bene, altrimenti male. Senza voler fare i nostalgici o i luddisti, l’evoluzione dei processori e della grafica ha dato via all’esplorazione di nuove strade.

L’industria videoludica attuale crea videogame che non devono essere veramente divertenti o innovativi da giocare, ma devono assolutamente generare emozioni e possibilmente stimolare l’empatia di chi c’è davanti allo schermo. Conclusasi ampiamente la generazione arcade ormai solo gli indie possono permettersi di non avere una storia articolata o un protagonista carismatico, tutti gli altri per ragioni tanto di brand quanto di gusti devono offrire atmosfere suggestive e personaggi in cui identificarsi. Per quanto possa sembrare paradossale il divertimento generato è sovente solo uno dei parametri con cui valuteremo un gioco. Se l’immaginazione ci conduce immediatamente a Heavy Rain e ad altri prodotti che sono veri e propri film interattivi, sarebbero molti gli esempi di giochi dal gameplay sottotono ma che grazie a personaggi carismatici hanno conquistato milioni di giocatori (vero Kingdom Hearts?). Proprio in questa categoria possiamo classificare la nuova fatica di Ubisoft Montpellier, una avventura ricca di stile e di atmosfere che conquisterà i giocatori più per la trama che per gli enigmi proposti. La domanda legittima che vi poniamo, visto che sempre di un videogioco stiamo parlando è: solo la trama è abbastanza?

ValiantHearts-Hero

STORIE DI TRINCEA

Il 28 giugno 1914 Gavrilo Princip più per una serie di fortunati eventi che per reale abilità organizzativa, portava a segno l’attentato dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria. L’evento si rivelò essere come la miccia di una bomba che non aspettava altro che esplodere, per provocare uno dei periodi più bui della storia moderna: la Prima Guerra Mondiale. A cento anni da quell’attentato Ubisoft Montpellier ha deciso di portare il suo personale tributo a tutte le vittime di una guerra senza senso con un gioco che tentasse di raccontare la follia di quel conflitto da un lato più umano rispetto al solito. Ambientato in vari campi di guerra dislocati lungo il territorio francese, Valiant Hearts: The Great War ci porta a vivere la storia di quattro eroi comuni. Quattro persone strappate dalla loro normalità per combattere una guerra che non capiscono e che li ha portati via dalle loro famiglie. I primi personaggi di cui faremo la conoscenza sono Karl e Emil, il primo è un giovane tedesco che allo scoppio del conflitto dovrà tornare in patria per attaccare quella che per anni è stata la sua casa, dove ha anche moglie e un figlio. Emil, suocero di Karl, viene richiamato alle armi per finire in prima linea in trincea. Conosceremo Anna, infermiera belga alla ricerca del padre scomparso e infine Freddie, un soldato americano già segnato dagli errori della guerra e deciso a trovare vendetta per motivi personali. Le storie di questi quattro personaggi sono destinate ad intrecciarsi in un continuo passaggio da un protagonista all’altro, attraversando alcuni dei momenti più salienti del conflitto mondiale. Ubisoft Montpellier è riuscita nel non semplice compito di raccontare una storia onesta e una volta raggiunti i titoli di coda si comprende come l’unico vero protagonista di tutto il gioco sia il conflitto e i personaggi non sono che quattro comparse che cercano di sopravvivere mentre il mondo intorno a loro pare essere impazzito.

Lo stile narrativo proposto è piuttosto semplice, la trama fa del realismo il suo punto di forza e utilizza fatti storici come base per costruire le vicende che andremo a giocare. Sfortunatamente l’avventura sente un po’ la mancanza di una reale profondità che un titolo di questo genere poteva offrire. Ubisoft Montepellier ha deciso scegliere la via più facile, davanti a una innegabile drammaticità delle situazioni, doppiamente drammatiche se siete amanti dei cani, l’approccio molto semplicistico alla psicologia dei protagonisti risulta una pecca piuttosto evidente. I nostri quattro eroi parleranno per immagini dentro fumetti e solamente per dare indicazioni sul da farsi, cosa che come scelta non sarebbe obbligatoriamente limitante ma che nella pratica mina di molto la possibilità di vivere la forza della scena giocata. Lo stesso si può dire per le situazioni create, più volte si sentirà più che altro la drammaticità del contesto in cui dovremo andare ad interagire, ma non nelle azioni dei nostri eroi. Senza voler crocifiggere il gioco per una scelta creativa, dispiace che lo sviluppatore abbia scelto un compromesso, vedendo il talento del team di sviluppo è evidente che la continua volontà di smorzare i toni sia un tentativo di far breccia su un pubblico più giovane che comunque non rientra nel target di una produzione di questo tipo.

DALL’ALTRA PARTE DEL FILO SPINATO

Il gameplay di Valiant Hearts è di base quello di una avventura grafica, ma sviluppato in una maniera tale da rischiare di far storce il naso a più di una persona, noi compresi. Al posto del classico mondo da esplorare Emile e i suoi amici andranno ad affrontare dei micro-scenari, ognuno composto da alcuni enigmi da risolvere e con oggetti segreti da collezionare. Una cosa per cui Valiant Hearts brilla è sicuramente la varietà della situazioni e delle ambientazioni proposte, a seconda del personaggio usato ci troveremo a vivere azioni da affrontare con approcci differenti. Oltre agli enigmi potremo travestirci, sparare e perfino affrontare alcune situazioni stealth. Su tutte svettano le micro-avventure di Anna, dove Ubisoft Montpellier mette a frutto tutta la conoscenza sviluppata nell’ultimo Rayman proponendo simpatici livelli musicali con meccaniche da rhythm game, peccato che queste come tutto il gioco in generale siano facilissime. Il filo conduttore tra i vari personaggi è un intelligentissimo cane da soccorso, animale che sarà anche protagonista di gran parte degli enigmi.

Per introdurre meglio il contesto, Valiant Hearts prima di ogni sezione ci offrirà alcune schede contenenti fatti storici e curiosità su quanto andremo a giocare, passando dalle malattie in trincea fino alle bombe al cloro e ai metodi utilizzati per sopravvivere. Enigmi e sfide del gioco sono sempre correlati ai fatti presentati volta per volta, leggere tutti i documenti oltre ad aiutare nel creare la giusta atmosfera, migliorano la nostra cultura personale, cosa sempre apprezzabile. I nostri eroi nella gran parte delle situazioni potranno solamente muoversi verso destra o sinistra e saltuariamente scavalcare ostacoli o entrare negli edifici. L’interazione con l’ambiente è sempre estremamente limitata e il più delle volte bisognerà soltanto raccogliere un oggetto alla volta e al massimo lanciarlo. Tale scelta, per quanto renda il gioco molto immediato, ci priva di una buona fetta di possibilità che avrebbero reso il risultato complessivo ben più interessante. Tutti gli enigmi proposti sono estremamente semplici, inoltre a discapito di quanto detto poco sopra per le ambientazioni, passata la prima ora più o meno avrete visto tutto quello che il gioco può offrire sotto l’aspetto più logico. I vari puzzle ambientali, integrati molto bene nello scenario di gioco, più che per stimolare gli avventurieri paiono essere stati inseriti per innescare un evento della trama o per raccontare un fatto storico. Nel bilanciamento delle parti storia/enigmi risulta evidente come Ubisoft abbia deciso di concentrarsi sopratutto sulla prima a discapito della seconda, cosa che rende Valiant Hearts più vicino a un Heavy Rain che a Gabriel Knight. Nel raro caso doveste mai rimanere bloccati sarà possibile utilizzare i suggerimenti del gioco che vi diranno letteralmente cosa fare. Un pochino più complicato sarà raccogliere tutti i collezionabili sparsi per le varie sezioni di gioco, alcune volte più che di accurata ricerca dovrete cimentarmi in vero e proprio pixel hunting moderno, visto che alcuni oggetti sono quasi invisibili.

Paragonandolo a gran parte della concorrenza, Valiant Hearts è un prodotto che a suo modo esce dagli schemi, è più di un fumetto interattivo ma meno di un’avventura grafica vera e propria. Giochi come la serie di The Walking Dead hanno ben abituato i giocatori, ma il vero punto debole di tutta la produzione è il livello di difficoltà talmente basso da dare l’impressione che il gioco a momenti si finisca da solo. Chiedendo ai giocatori di ragionare un po’ di più sugli enigmi e magari inserendo dei finali multipli il gioco avrebbe potuto rendere molto di più.

Graficamente Valiant Hearts è una piccola perla, non tanto per la quantità di pixel quanto per lo stile unico che farà innamorare molti giocatori fin dalla prima schermata. I personaggi disegnati a mano si muovono in maniera egregia grazie a buffe animazioni che ben si adattano al mondo di gioco, abbassando un po’ i toni senza per questo negare la drammaticità delle situazioni giocate. I vari micro-scenari sono tutti realizzati in maniera ottimale e danno costantemente l’impressione di essere immersi in un mondo vivo, dove noi e le nostre azioni sono solo una goccia nel mare del conflitto e non i protagonisti assoluti. Tutto l’impianto acustico del gioco offre una buona varietà di brani, passando da motivi estremamente conosciuti ad altri inediti che accompagneranno adeguatamente tutte e le sei/otto ore richieste per completare l’avventura. Segnaliamo con piacere come il gioco sia stato completamente tradotto e doppiato in italiano, cosa che renderà felici tutti coloro che vogliono godersi il gioco con la massima tranquillità.

Immagine anteprima YouTube
IN CONCLUSIONE
Risulta difficile non apprezzare lo stile di Valiant Hearts: The Great War e allo stesso tempo non pensare che con il materiale a disposizione si sarebbe potuto fare molto di più. Il gameplay troppo limitato e il livello di difficoltà che pare tarato guardando un pubblico pre-adolescenziale pesano in maniera imprescindibile sulla produzione e limitano il divertimento di chi si aspettava un'avventura più vicina ad un vero e proprio gioco che ad un fumetto interattivo. Valiant Hearts è un gioco sicuramente interessante che piacerà anche a chi non è un abituè dei videogiochi. Una volta terminato avrete vissuto una bella storia, ma difficilmente lo rigiocherete una seconda volta. Ubisoft Montpellier ha confezionato un prodotto bello da vedere, ricco di atmosfera e che riesce a trasmettere la tragicità di un conflitto insensato. Se volete vivere ed emozionarvi con un gioco a suo modo unico allora questo sarà in grado di darvi quello che state cercando. Se oltre alla storia però volete anche qualcosa divertente da giocare, allora il nostro consiglio è di valutare attentamente l’acquisto perché potreste non apprezzare moltissimo il gameplay alla base delle coraggiose storie di questi quattro eroi.
Pro-1
Riuscirà a commuovervi
8
Contro-1
Troppo semplice
Pro-2
Ricco di atmosfera
Contro-2
Enigmi poco interessanti
Pro-3
Situazioni molto varie
RARO E TOCCANTE
COMMENTI