A Ruota Libera | Il Sesso nei videogiochi – Stratagemma commerciale o giusto tabù infranto?
Oggi chiacchieriamo di un tema di certo già dibattuto, tutto fuorché nuovo, ma che può vantare un certo fascino, poiché abbiamo tutti il sesso sulla punta della lingua. Il sesso che piace a chiunque e non piace solo a chi non lo fa con quell’attrazione magnetica che esercita la carne nuda e dei corpi umidi che si uniscono, come la necessità biologica pari al bisogno ancestrale di imbottirsi di cioccolata, ma spesso più divertente. Parleremo di qualche scena di sesso innocente che ormai è una costante in alcuni giochi dedicati non solo alla platea dei più maturi. Il sesso, l’amore, un polo attorno al quale ruota buona parte dell’intrattenimento per esseri umani che da sempre ha offerto la nostra società agli individui e nelle forme più disparate, che permea la nostra coscienza, il nostro io, comanda le nostre pulsioni talvolta irrefrenabili.
Stiamo parlando di inzuppare il biscotto e tutto il resto dei dolciumi che è possibile associare metaforicamente all’atto non solo riproduttivo, insomma, un atteggiamento naturale per l’animale più o meno sociale che è l’uomo, quel Segreto di Pulcinella che conosciamo tutti perché grazie a quel bambino di un mitico film degli anni novanta del secolo scorso, Un poliziotto alle elementari, è ormai universalmente noto che la concausa sia una e una soltanto: i maschietti hanno il pene e le femmine hanno la vagina. Bene, levato questo sassolino dalla scarpa e messe subito le carte in tavola, l’articolo di oggi della nostra rubrica A Ruota Libera cercherà di proporre qualche ragionamento sulla, una volta piccantissima, questione del sesso nei videogiochi. E’ stato infranto l’ennesimo tabù? Sì e mandate a letto i bambini.
PRELIMINARI
Eros e Thanatos come sapete vanno spesso a braccetto quali pulsioni di vita e di morte al di là del principio di ogni piacere. E se fino a qualche anno fa di Thanatos nei videogames c’era pieno zeppo, Eros ha faticato maggiormente a conquistare lo spazio proprio dell’altro più cupo perché figlio dell’Erebo e della Notte. I motivi? Certamente fino agli anni ’90 i videogames sono stati considerati poco più che giocattoli per bambini o bambini grandi e anche i limiti delle possibilità tecniche dell’epoca non facilitavano di certo qualche escursione nell’ambito amoroso che non fosse la descrizione testuale in qualche gioco di ruolo o poco più.
Poi ci fu il Duca, il mitico Duke Nukem campione assoluto nello schiacciare gli alieni e scandalizzare le mamme distratte che acquistavano ai loro pargoletti questo titolo leggendario; come scandalizzò queste genitrici? Lo sappiamo tutti. Poi vennero i picchiaduro dove succinte signorine, spesso con un fisico da star del cinema a luci rosse, ancheggiavano strizzate in tutine che lasciavano quel poco di celato all’immaginazione del nerdone di turno. Quindi le belle Mileena, Kitana, Chun-Li, Cammy, Mai Shiranui e le altre che stuzzicavano l’immaginario allora fresco dei videogiocatori. Bei tempi andati! E pensare che al povero Mario è sempre bastato un bacio sulla guancia della bionda principessa Peach per sentirsi appagato della fatica di superare tutte quelle piattaforme e tutti quei livelli e salvare la nostra bella ancora una volta.
IL PUNTO G-AMER
E innegabilmente negli ultimi anni abbiamo assistito a una sorta di rivoluzione sessuale nei videogiochi. Certo non stiamo parlando dell’esposizione gratuita della carne una volta di pixel ora poligonale, né del settore dei giochi sexy per adulti alla Lula: The Sexy Empire, un vero e proprio manageriale ambientato nel mondo paillettes del cinema hard, per altro un genere ampiamente sviluppatosi già nella parte finale del secolo scorso (quanti di voi, cari lettori più attempati portano gli occhiali?) o tutte le altre bizzarrie nipponiche da annusa mutandine o simulatore di appuntamento, tipo New Love Plus, quanto della posizione assennata e da rimarcare di Bioware, celebre casa di sviluppo occidentale, nella persona di Greg Zeschuk che sostenne, dopo l’uscita del primo Dragon Age, il quale vanta qualche scenetta osé e un po’ spinta che piacerà esclusivamente ai maschiacci, che calate (le braghe?) in un certo contesto le scene di sesso acquisiscono un proprio motivo di esistenza. Da sottoscrivere, sempre mantenendo una certa eleganza. E il perché è presto detto, vista la continua rincorsa del media videogioco a quello dei film. La maturazione del mercato, delle trame, delle situazioni, della ricercata realtà avvicino il videogame alla vita quotidiana, alle pulsioni che animano l’essere umano e le scene di sesso, ormai sdoganate, riescono a conferire un maggiore spessore sia alla trama stessa che ai personaggi che li vedono impegnati.
DRITTI AL SODO
Dunque sia per il taglio cinematografico, che per gli ammiccamenti assai innocenti, che per la presenza ormai discreta di talune scene in determinate situazioni, penso al nostro concittadino Ezio Auditore, una vera calamita, nei capitoli centrali della saga di Assassin’s Creed o Mass Effect o ancora al poco fortunato Binary Domain di SEGA o, in chiusura, la simpatica performance degna del migliore signore del male in Overload… ups Overlord evidentemente, questi girati dal carattere adulto costituiscono un approfondimento dell’esperienza offerta al giocatore consapevole, per nulla scandaloso, d’impatto solo all’inizio.
E si potrebbe continuare il catalogo visto che una volta infranto il tabù, come è ormai certo, questo tipo di scene si moltiplica come prezzemoline sopra i funghi, aggiungendo anche le innocue moine degli occhi dolci della sensuale e antropomorfa Krystal di Star Fox Adventures o altri più casti tentativi di rendere più ruvido i nostri protagonisti, le fatiche erotiche del possente Kratos, la modalità, un po’ burina, Hot Coffee di GTA San Andreas, eccetera, eccetera. E’ l’evoluzione naturale delle cose. Queste scene trasgressive in sé non hanno davvero nulla di trasgressivo. E se proprio si dovrà consigliamo ai panni di un genitore assennati di non acquistare giochi evidentemente vietati ai minori di 18 anni al proprio pargoletto di non più di tredici, o ai più permissivo di passare del tempo con la propria prole per spiegare come gira il mondo, et voilà disinnescato il problema mai sorto dello scandalo minuscolo delle scene di sesso e della violenza nei videogiochi. Ma questo, forse, è utopia.
IN CONCLUSIONE
Ma eccoci alla fine delle righe. Dopo questo ennesimo sproloquio insensato mi permetto di avanzare una considerazione più seria, un auspicio o, forse, quella che sarà l’ennesima provocazione di chi vedrà più avanti degli altri, per primo, che poi il tempo contribuirà a mitigare e “standardizzare” poi. Ad oggi, causa il target principale del mercato che per buona pace di Nintendo è ancora il ciondolone che, potendo, vive ancora a casa dei suoi genitori sulla soglia della trentina, tutte le scene di sesso presentate come parte di un prodotto video-ludico hanno carattere essenzialmente eterosessuale, ammiccante, dove solitamente la femmina è a disposizione dell’eroe muscoloso di turno. Vado diretto al sodo, dopo l’outing di Lanterna Verde, vedremo mai una scena d’amore omosessuale in un videogioco che non sia un lesbo show? Mi auguro di sì. Prendetela come volete, di certo qui nessuna intenzione discriminatoria dei poveri programmatori che anzi hanno già dimostrato coraggio così, ma dovrebbe essere il passo successivo da affermare con forza. Mi congedo così con la speranza liberal e progressista di vedere in futuro i videogames osare, grazie all’amplia platea mondiale e perché sempre criticati e sempre osteggiati da questa o quella associazione di genitori cristiani che parcheggiano, nel migliore dei casi, i loro bambini davanti alla TV mentre si fanno i fatti loro (la vendetta è un piatto che va servito freddo). Sarebbe una mossa che porterebbe ancora più lustro al nostro adorato medium democratico, che sarebbe all’avanguardia non solo nella tecnica, perché l’amore è amore in tutte le sue varie forme, rivolti verso il futuro.




