A Ruota Libera | Noi che ne “sappiamo”
“Questo articolo è differente dagli altri, è qualcosa di personale, è un ragionamento a voce alta e per tanto non vuole in alcun modo essere offensivo ne tantomeno avere la pretesa di insegnare qualcosa”
Vi è mai capitato di ritrovarvi in una situazione in cui, sentendo altre persone parlare di un argomento che credevate di conoscere, vi ritrovavate a non capirne il senso? Bene, perché a me è successo. Io, Matteo Campagnano, ma per voi lettori, kampa_j, rientro in una categoria ben specifica, ovvero quella dei: Noi che ne “sappiamo”. Buffo quante persone rientrino in questa categoria, magari il nostro migliore amico che ne “sa” un botto di macchine, oppure nostro padre che ne “sa” di moto o ancora nostro fratello/sorella maggiore che ne “sa” più di noi, eterni secondi, della vita. Tuttavia, come probabilmente avrete intuito, il “saperne di qualcosa” in tale categoria in effetti non centra proprio nulla, semmai il contrario. Per spiegarvi meglio il concetto, il fermo credo di tale gruppo filosofico internazionale ed universale, userò un chiaro esempio… Il mio.
C’ERA UN RAGAZZO CHE COME ME…
Io infatti appartengo alla cerchia di quelli che ne sanno di videogames. Insomma, chi di voi quando impara un termine abbastanza tecnico o “figo”, non si pavoneggiava tra gli amici facendo il “So tutto io”? Ora so probabilmente cosa state pensando: questo scrive di videogames ma in realtà non ne capisce poco o niente?! In realtà, tra la redazione io sono soprannominato, scherzosamente, l’Eretico. Questo grazie ad una mia innata capacità di dire fesserie o di non spiegarmi bene: pensate solo che una piccola battuta innocua su ICO mi sta costando caro ancora oggi, dopo un anno. Ad ogni modo, durante la mia breve vita, ho 23 anni, ho appreso diverse conoscenze in campo videoludico, un po’ per passione, un po’ per curiosità ma anche, purtroppo, per moda. Tutti i miei amici avevano Playstation? Io dovevo avere Playstation, un po’ come per gli album delle figurine. Così all’età di 10 anni circa (non ricordo di preciso la data o l’anno) ricevetti la mia prima vera console casalinga e canonicamente masterizzata: non potevo mica stonare dal mio gruppetto di amici insomma, io avevo una reputazione da mantenere!
Con il passare degli anni venni poi a conoscenza di diversi termini e quelli che prima erano tutti solamente Giochi (giochi dove si spara, giochi di guida…), cominciarono ad avere un nome proprio. Mentre prima ai miei amici dicevo: “ma si dai, quello che devi sparare e che si vede solamente l’arma e non l’omino”; poi diventò molto semplicemente: un FPS. Che poi io realmente non sapevo nemmeno cosa significasse all’epoca… voglio dire, avevo solo 10 anni e non masticavo bene l’italiano figurarsi le sigle inglesi. Grazie al cielo, si cresce, ci si evolve e a volte si impara.
Nascono i primi grandi siti di videogames e io ne seguivo alcuni e, leggendo e guardando le diverse recensioni e video-recensioni, cominciavano ad entrarmi in testa parole come Respawn, Anti-alising, GDR, JRPG, Modelli poligonali, Frame-rate. Insomma un mondo nuovo mi si apriva di frone e sbadatamente e anche un po’ ingenuamente, mi sentivo un maestro in materia ormai. Premettendo che di tutti quei termini non ne sapevo il vero significato di almeno cinque su sei (sopracitati) e che le prede migliori per fare “quello che ne sa di videogames” erano quelle davvero ignoranti, gli usavo in modo davvero inappropriato. Un esempio è stato l’uso della parola Respawn, che io pensavo fosse un termine che indicasse un difetto della grafica e che quindi in alcune filosofiche e altisonanti conversazioni tra amici, una sera la usai così: “Ma sì cioè, voglio dire che con la nuova generazione di console l’EFFETTO RESPAWN (?!?!) verrà migliorato”. E fidatevi, nel dirlo ero davvero fiero di me: mento bello in alto in segno di fierezza, un po’ per aver azzeccato tutti i tempi verbali in una frase, ma soprattutto per aver detto qualcosa che sembrava davvero intelligente. Ovviamente tutti rimasero a bocca aperta e mi chiesero di spiegarmi meglio, così gli accontentai dicendo che l’effetto respawn altro non era che un difetto di grafica dovuto al LAG (a dimenticavo, avevo imparato anche questa) della connessione all’interno delle partite online. Ero davvero al massimo della mia fierezza ed ero orgoglioso di me stesso, tutti pendevano dalle mie labbra in attesa di altre perle di saggezza e altri invece che mi chiedevano di “parlare apparecchiato”. Immaginate quindi la scena, mi sentivo il guru della situazione, il mentore, l’eroe che giunge da luoghi lontani cavalcando il suo meraviglioso cavallo bianco… insomma erano miei!
… AMAVA I VIDEOGAMES
Tuttavia, quando poi con il passare del tempo mi resi conto di quante cavolate avevo sparato nella mia vita e quanto poco ne sapevo, feci finta di niente. Ma ero arrivato anche ad una grande conclusione, se così si può definire, ovvero che forse non ero io a non capire o ad essere poi così ignorante, ma che più che altro erano gli altri ad essere diventati complicati nell’esprimersi: anche perché si sa, parlare forbito fa “professional”. Da una parte però è anche vero che le cose devono essere chiamate con il proprio nome e che non tutti possono capirlo, ma io invece dovevo e volevo capirlo, a tutti i costi. Cominciai quindi a sbirciare qua e là tra i siti Big del settore videoludico, appresi diversi termini e imparai sempre di più il linguaggio appropriato per provare anche solo per hobby a scrivere di videogames. Così un po’ per gioco, un po’ per sfida personale, mi cimentai nella nobile arte dell’Editor. Ovviamente all’epoca chiamarmi Editor o meglio Redattore (essendo che siamo in Italia) era decisamente inopportuno ed esagerato, infatti ero solo uno dei tanti utenti che volevano scrivere di videogiochi e che speravano nel giorno in cui avrebbero ricevuto un’offerta di lavoro come vero Redattore di qualche testata.
La cosa che mi diede fiducia e forza furono i diversi consensi che ricevetti per ogni piccola “recensione” che scrivevo da amatoriale (vi sto parlando di 3/4 anni fa). Un giorno poi mi venne fatta una richiesta che mi riempì il cuore di felicità: ero stato notato da un utente che aveva un blog tutto suo e che mi aveva chiesto se volevo scrivere per lui. Ero al settimo cielo, ma onestamente leggendo le recensioni dei miei futuri colleghi, capii ancora una volta quanto poco sapevo di quel mondo tanto vasto e mi accorsi della mia poca cultura videoludica. Poi un giorno accadde l’impossibile… Arrivai qui, proprio su queste pagine e mi candidai… Il resto ovviamente potete intuirlo da soli!
Quello di cui invece vorrei rendervi partecipi è tutto quello che ho imparato e sto imparando: ovvero che non si nasce imparati. Tutt’oggi infatti grazie a questa realtà, continuo ad imparare cose nuove, e non solo futili termini tecnici, sicuramente utili per la scrittura di articoli, ma il vero significato del videogiocare. Sono stato letteralmente scosso, svegliato ed in quache modo educato: ho imparato a scegliere con maggior cura i titoli da acquistare e a non fiondarmi su ciò che era acclamato dalla folla ad occhi chiusi. Insomma sono diventato un Redattore (anche se ho ancora molto da imparare).
IO SO DI NON SAPERE
Tutti, nessuno escluso, nel bene o nel male rientriamo nella categoria dei “Noi che ne sappiamo”, o meglio Noi che crediamo di sapere e facciamo gli esperti e sicuramente continueremo a farlo, è naturale, infatti come dicevo qualche riga sopra io vengo soprannominato l’Eretico ancora adesso, ma so benissimo di non essere il ragazzo ignorante di una volta e so anche di non essere IL maestro. Ma c’è una cosa che potrei insegnarvi (passatemi il termine)… la passione per qualcosa è magnetica ed in qualche modo attrae le altre persone ed è proprio quello che è successo a me: sono stato attratto da un mondo unico e coloratissimo che è quello dei videogames e non ne sono più uscito.
“Io so di non sapere” questo diceva Socrate e credo avesse ragione, infatti io non posso dire di saperne finché qualcuno o qualcosa non mi educhi alla conoscenza, che questa sia videoludica o qualcos’altro… ed anche in quel caso ci sarebbe sempre qualcosa a me sconosciuto. Ma questo non significa rimanere ignoranti, solo avere l’umiltà sufficiente a toglierci la voglia di fare il Saputello, anche perché poi rischiate per un vostro scivolone di essere chiamati Eretici come me (ovviamente sempre in modo scherzoso).
