E se Nintendo… – A Ruota Libera
Stento ancora a riprendermi dall’annuncio shock di una versione bundle di Wii U griffata Zelda, disvelata giusto ieri, e devo ammettere di essere estremamente frustrato dal fatto che non venderò la mia Wii U, un Premium Pack acquistato solo qualche settimana fa in offerta a 249 €, per accaparrarmene una nuova e, logicamente incuriosito dell’arrivo nello stretto giro di due mesi di una versione, l’ennesima, della console portatile dai due schermi di Nintendo, questa volta 2DS.
Eppure, credetemi, da una decina di giorni medito, in fase del tutto embrionale per giustificare la mia inerzia compositiva, quest’articolo circa il futuro, impredicibile, di Nintendo. E quale rubrica migliore se non la nostra A Ruota Libera per chiacchierare in libertà delle strategie commerciali della grande N? La riflessione cardine che cercherò di sviluppare in questo articolo, viste le scarse vendite di Wii U, del quale è stato annunciato un taglio di prezzo che poteva essere anche più incisivo, è un’idea che non smette di girarmi per la testa, un’ossessione, un incubo per il vecchio (sic) Nintendaro che è in me, e se Nintendo facesse la stessa fine della storica rivale SEGA?
Nintendo come SEGA dunque? Poiché questa introduzione vira verso il verboso giungo al punto. Nintendo non è più Nintendo, la Nintendo di un tempo florida di idee, coraggiosa, indifferente, quella del vecchio samurai Hiroshi Yamauchi. Eppure è da disperato e accorato appassionato che dico che qualcosa deve essere fatto. Il successo di Wii ha contribuito a rimandare questa decisione che, prima o poi, dovrà essere presa, è la vox populi a dirlo. E’ il mercato, tanto sbandierato dai giornalisti di casa nostra per ben altri motivi. Nintendo non tira più come un tempo. Da quel giocatore d’azzardo che è stato Iwata, il presidentissimo pacato della grande N, ha proprio sbancato il banco che per una volta non ha vinto, scommettendo sulla vocazione casuale di cui si è discusso fino alla muffa di Nintendo Wii. Eppure ha funzionato.
Poi si è passati a Nintendo Wii U, geniale nel nome secondo chi scrive, arrivato con una generazione di ritardo. E quel Pad più d’arredamento che utile e innovativo. Non sarà un caso che per la prima volta i bilanci della società sono stati in rosso nell’ultimo anno fiscale. Non sono certo un analista, ma un videogiocatore, e sarà per la malinconia che mi ha preso una volta finito Super Mario Bros. U, sarà per l’insoddisfazione provata lungo tutto il ciclo di vita della vecchia Wii, salvo rarissime eccezioni, sarà per le ultime uscite, ma sembra che in quel di Kyoto il reparto marketing sia più in confusione del solito. Guardo la mia Nintendo Wii U accarezzata dalla polvere e non posso che pensare al declino.
Declino che potrebbe essere facilmente fermato, dato che Nintendo ha dalla sua alcuni marchi fortissimi che non riesce o non vuole più valorizzare. Siamo invasi da decine di Mario tutti uguali, se si esclude la trovata geniale dei Galaxy, sfilze di Zelda stanchi, mancano all’appello troppi titoli da troppo tempo, Star Fox, F-Zero su tutti, per tacere l’inspiegabile mancanza di un titolo di Pokemon vero che mai è stato sviluppato per console domestiche. Incomprensibile. E dopo gli ultimi eventi, avendo avuto la fortuna di assistere personalmente, per quanto entusiasta di questo o quel remake, Nintendo sembra proprio alla deriva.
E parlo di una deriva creativa della quale non vedo una fine, che l’assenza di una conferenza/direct alla recente Gamescom non ha potuto altro che sottolineare. In Nintendo si saranno detti: “Perché effettivamente spendere per non mostrare novità?”. Come se non avesse più quella spinta propulsiva tale da spingere gli altri ad inseguire, o meglio l’avrebbe, Wii ne è la conferma e anche Wii U per certi versi, ma divorata dalla “Holliwoodianizzazione” del mercato, un po’ come successe a Disney (azienda assai affine alla nostra) con la prima Pixar, non riesce a reagire con i mezzi convenzionali con i quali ha sempre galleggiato e spesso trionfato: i propri giochi.
La mossa estrema, che darebbe una svolta al mercato potrebbe essere quella di concentrarsi sulla produzione di titoli AAA e abdicare dal mercato delle console domestiche, quindi una violenta metamorfosi, perché non sbagliava quel dirigente di EA, che tempo addietro additava Nintendo come ancorata agli anni novanta. E l’apparentamento più spontaneo potrebbe essere quello con Microsoft, per i motivi che andrò qui a citare. Mi rendo conto che l’ipotesi è poco più credibile di quelle del fanta-mercato calcistico di marzo, quando appunto è chiuso, ma sarebbe estremamente interessante per il videogiocatore valutare le conseguenze di questo poco credibile (ma ne siamo proprio sicuri?) sviluppo del mercato.
Si diceva Microsoft per una serie di ragioni ben ponderate. Non bisogna dimenticare infatti il carattere dei nipponici nostri. La frattura con Sony ha radici profonde che arrivano fino alla diaspora circa il lettore CD per il Super Nintendo che ha portato allo sviluppo della prima, facilmente piratabile, PlayStation. Da lì il declino delle console come lo conoscevamo. In seconda, Microsoft ha parecchie difficoltà nello sfondare nel mercato giapponese, storicamente tallone d’Achille della strategia di Big M e un’alleanza, una sorta di contratto di servizio o d’esclusiva, con Nintendo potrebbe essere il Cavallo di Troia grazie al quale sbancare nel mercato del Sol Levante.
La strategia di distribuzione poi dovrebbe essere gestita in toto da Microsoft, che grazie ai propri canali e alla forza commerciale di cui gode potrebbe portare i titoli di Nintendo ad essere ancora e più successi commerciali. L’apertura al grande pubblico totale e finalmente lo scrollarsi di dosso l’odiosa etichetta di prodotti adatti ai più piccoli cucita addosso alla casa di Kyoto. L’assenza di una console portatile poi è l’ulteriore punto a favore di questa alleanza che, se ben retribuita da parte dell’azienda guidata da Ballmer, ancora per poco, lascerebbe briglie sciolte a Nintendo nel settore delle console da taschino.
Pensate solo alla spinta decisiva che avrebbero le vendite di Xbox One se tale scenario venisse a configurarsi come plausibile nel prossimo futuro, e perché no i porting dei giochi stessi per PC, e il vertiginoso aumento, auspicabile, della qualità degli stessi titoli di Nintendo, inopinatamente scemata da circa un lustro. Prendetela con le dovute pinze. Chissà.

