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Retro
21 febbraio 2011, 0:01
Soul Calibur
Soul Calibur mobile

Soul Calibur


Ve lo ricordate quando sony e namco andavano a braccetto? Io si! Tekken 3 stava spopolando sulla prima playstation, giustamente aggiungo, visto che si trattava di un vero e proprio capolavoro. L’idillio tra queste 2 major sembrava non dover finire mai e quando nelle sale giochi di tutto il mondo uscì il seguito di soul blade su system 24 , molti fans aspettavano con ansia una conversione su psx degna del predecessore. Ma a quel punto avvenne l’inaspettato. Soul calibur, questo il nome del seguito diretto di soul blade, fu annunciato non su psx, ma sull’allora console SEGA, il Dreamcast. Quel che ne uscì fu semplicemente uno dei migliori picchiaduro 3D di tutti i tempi!!!


Oh My God…

Quando si parla di soul calibur il primo parametro da argomentare è indiscutibilmente quello grafico. Ok lo so bene anche io che non è la grafica a fare il Capolavoro, ma sicuramente aiuta e Soul calibur fu causa di un delirio di massa al suo debutto su Dreamcast. La versione da sala basata su system 24 era solo un brutto ricordo del passato. Il motore grafico, nonostante concepito su di un hardware infinitamente meno performante di quello sega, fu ritoccato in positivo sotto ogni aspetto. Textures così brillanti e pulite non si erano mai viste, accompagnate da modelli poligonali ultra-dettagliati e animati con una maestria che lasciava a bocca aperta. Ricordo con piacere la fantastica modalità esibizione, dove, una volta scelto il personaggio, lo si poteva osservare mentre si esibiva in un Katà nel suo stage di appartenenza. Qualcosa di indescrivibile. Non so nemmeno quante ore di gioco ho perso solo ad osservare i vari personaggi muoversi da soli limitandomi a gestire la telecamera in modo da inquadrare i vari dettagli spaccamascella dei vestiti o dei volti. Non sto esagerando..non ci si poteva credere!! L’acqua, gli effetti di luce, l’impatto di una spada contro l’altra, i colori, il bleur che accompagnava dolcemente le animazioni ancorate a 60 frames… una gioia visiva senza tempo. La console sega aveva finalmente tirato fuori i denti dopo le prime discutibili conversioni di sega rally 2 e virtua fighter 3. Soul calibur fu un primo assaggio della vera potenza del Dreamcast, una forza in grado di spazzare via qualunque nintendo 64 per non parlare della povera playstation, ma cosa ben più incredibile.. in grado di tener testa e superare anche i tanto attesi giochi per playstation 2. Non si può dire che il capolavoro namco sfruttasse a pieno l’hardware del DC, il gioco fu concepito su di una system 24 , una scheda arcade che riprendeva l’architettura interna di una psone accompagnandola con un memoria RAM estesa, ciò non toglie che il lavoro in fase di conversione fu magistrale ed impeccabile al punto da rendere questo titolo uno dei giochi più belli a vedersi mai usciti sull’ultima console Sega.


Fare invidia ad un GDR…

La grafica fu indiscutibilmente complice del suo successo, ma un prodotto tutto grafica e niente contenuto è destinato a fallire. Ma non è il caso di Soul calibur. Uno dei suoi maggiori punti forti era la longevità garantita dalla modalità “Mission mode” durante la quale il giocatore poteva esibirsi in combattimenti classici 1 contro 1 e in moltissime varianti complicate da diverse situazioni di gioco. Poteva capitare ad esempio di dover affrontare incontri afflitti da un veleno che lentamente bruciava la barra vitale, oppure di dover combattere contro avversari invisibili se non per le loro armi, o ancora il dover sconfiggere con una sola barra di energia una serie di nemici uno dietro l’altro. Una quantità di varianti anti-noia che riusciva ad impegnare e allo stesso tempo divertire parecchio il gamer di turno. Il tutto gestito tramite una vera e propria world map molto simile a quella dei giochi di ruolo. Superare una sfida sbloccava l’accesso alla successiva in un altro luogo, ci si spostava così lungo questa mappa immensa con tanto di sfide invisibili svelate solo dal rumore emesso durante il passaggio del cursore su di esse. Ovviamente le sfide non erano fini a se stesse ma permettevano di sbloccare diverse features come nuove modalità tra cui l’esibizione di cui ho parlato in precedenza, oppure la modalità teatro grazie alla quale si poteva rielaborare il filmato iniziale del gioco a piacimento inserendo cut-scene dei nostri personaggi preferiti. Inoltre vincendo le varie sfide si guadagnavano punti, e con questi si potevano acquistare foto artistiche dei personaggi realizzate dai fans del gioco. Una “Mission mode” che da sola rapiva il giocatore per ore ed ore ed ore per una longevità complessiva tale da fare invidia anche ai migliori JRPG di quel periodo e sopratutto mai ripetitiva o noiosa. A fare da contorno non mancavano ovviamente le classiche arcade, time attack, survival e team battle, ma inutile negare che passavano tutte in secondo piano una volta entrati nel cuore della modalità a missioni, vero perno portante di questo Soul calibur.


A spada tratta…

A differenza degli altri picchiaduro 3D del periodo e non solo, soul calibur incentrava il suo gameplay sull’uso di armi bianche come spade, spadoni, nunchaku, scudi e bastoni esattamente come il suo predecessore soul blade ma con svariati miglioramenti. Intanto va sottolineata la presenza dell’ “8 way run system” che in parole povere sta ad indicare la possibilità di muoversi liberamente nello scenario senza i vincoli che limitavano i picchiaduro 3D sino a quel momento (tekken compreso). Un grosso passo in avanti che ampliava parecchio le possibilità offerte dalle meccaniche di gioco. Il gameplay di per se era un perfetto mix tra tecnica e immediatezza nel quale tutti potevano immergersi già dopo qualche minuto di gioco ma solo i temerari riuscivano con il tempo a padroneggiare al meglio i vari personaggi e le varie tecniche. Soul calibur era davvero un Capolavoro con la C maiuscola e si sarebbe imposto in ogni caso grazie alla sua intrinseca qualità ma fu aiutato anche dagli avversari del periodo: virtua fighter 3 team battle prodotto da sega per la sua console era decisamente sotto tono e nemmeno lontanamente paragonabile al titolone Namco. L’unico in grado , sotto certi aspetti, di tener testa a soul calibur fu Power stone di Capcom, sempre per Dreamcast, ma troppo diverso nel concept per un confronto diretto. Ed ecco che Soul calibur si ritrova da solo a dominare le vette qualitative imponendosi come il miglior picchiaduro 3D mai realizzato sino a quel momento. E così fu per qualche anno ancora, tekken tag tournament , il primo tekken a 128bit per così dire, ricalcava le meccaniche del terzo capitolo e le riproponeva sotto nuova luce grazie alle potenzialità della playstation 2, ma non aveva niente a che vedere con soul calibur che non solo lo eclissava come gameplay ma riusciva anche a mantenere per se il primato tecnico sebbene il Dreamcast su carta fosse inferiore alla nuova nata in casa sony. Nonostante un Dream-pad antipatico ai picchiaduro maniaci , namco riuscì anche ad adattare le meccaniche di gioco in modo semplice ed intuitivo: il tasto Y corrispondeva agli attacchi verticali, il tasto X a quelli orrizzontali, B per i calci e A per la guardia da queste meccaniche di base scaturivano combo devastanti amplificate con il grilletto dorsale R , grazie al quale si poteva caricare un tot di energia (lasciando per un momento il personaggio indifeso) per poi mandare a segno colpi ancora più potenti. Valutando oggi il gameplay di soul calibur ci si accorge come non abbia minimamente risentito dell’età e che i suoi successori a partire dal 2 arrivando sino al 4 uscito per le consoles HD, non hanno saputo ricreare quel perfetto equilibrio tra velocità , tecnica e immediatezza. Per tanto nella saga dei soul calibur , il primo è ancora oggi, a parer mio e di molti altri, il migliore in assoluto.. nonché un picchiaduro che non DEVE mancare nella collezione di ogni appassionato del genere.


Commento finale:

Beh che dire… grazie Namco!! Si grazie di aver regalato al mondo questa perla!! Non mi potrò mai scordare di soul calibur, la prima volta che lo caricai nel Dreamcast fui preda di un pseudo attacco di cuore!! Era tutto troppo bello, era tutto troppo divertente, era tutto troppo perfetto!! Una grafica incredibile, una longevità fuori parametro per il genere di appartenenza, un gameplay perfettamente equilibrato tra tecnica ed immediatezza… soul calibur è ancora oggi uno dei migliori picchiaduro 3D mai realizzati e ogni appassionato del genere dovrebbe correre a comprarsi un Dreamcast e una copia di questo titolo, dimenticandosi dei seguiti, ottimi titoli ma che al cospetto di questo primo capitolo ne escono tutti con le ossa rotte!! Da appassionato ancestrale di virtua fighter dovetti ammettere l’assoluta superiorità di questo titolo al rivale sega giunto al suo terzo capitolo (che vabbeh… per fortuna si è rifatto con il quarto) e mi lanciai a capofitto in quel mondo fatto di spade, miti e leggende. E quella innocente scritta alla fine di ogni arcade mode era in realtà una profezia e solo ora me ne rendo conto… caro soul calibur… “your legend will never die”!!!

Video gameplay:

Immagine anteprima YouTube
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