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Rubrica
16 giugno 2012, 9:00
A Ruota Libera | Sogno di una notte di mezza estate
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A Ruota Libera | Sogno di una notte di mezza estate

“Occhio umano non poté mai udire, orecchio umano non poté mai vedere, Mano umana non poté mai gustare, lingua umana mai concepire, e cuore umano mai narrare, un sogno come il mio”
(William Shakespeare-Sogno di una notte di mezza estate)

Ore 4.30 del mattino, nottata estremamente afosa a differenza dei giorni scorsi…non ho sonno.

A questi orari improbi, quando non esco, non sto dormendo o altro, v’è spesso una cara persona con cui mi intrattengo in piacevolissime chiacchierate ma oggi anch’ella latita…ebbene si, gli esseri umani a volte dormono, beati loro…addirittura non v’è in giro neanche un nostro carissimo caporedattore, anch’egli animale oramai pressochè notturno, con l’amabile vizio di mandarmi messaggi con domande o richieste diciamo alle 5 di mattina inoltrate…

Alla tv ovviamente non v’è nulla di interessante (cosa alquanto usuale da almeno 20 anni più o meno) e di prender in mano un videogioco nuovo non ne ho proprio voglia….che fare?

L’occhio (che non ne vuole sapere di accogliere Morfeo) mi cade su una cartella del mio desktop…un emulatore (prima di scatenare una caccia alle streghe, tengo a precisare che posseggo sia hardware che software d’origine assolutamente originali).

Prendo il fido pad del 360 e lo collego all’usb e connetto il mio pc in HDMI al 40 pollici full HD che ho qui accanto…ho proprio voglia di rivivere quella possente esperienza di 12 anni fa in alta risoluzione.

Il tempo passa e ho appena visto mio padre brutalmente assassinato davanti ai miei occhi senza che io potessi far alcunché…sono nella mia stanza, vago al suo interno, raccolgo qualche effetto personale e ne esco incontrando la mia governante che mi da una busta con dei soldi e un’informazione: un mio fraterno amico mi attende poco più in la, chissà se ha delle informazioni per me?

Le ore scorrono via effettive…reali e io sto peregrinando per la città in cerca di indizi utili. Gli astanti sembrano non curarsi di me…naturale, hanno le loro vite e il loro piccolo microcosmo quotidiano, dei bambini giocano, non faccio in tempo a fermarmi a guardarli che m’accorgo che s’è fatto scuro, conviene rincasare.

L’ambiente si evolve, muta, vive e tempo di una dormita ed è di nuovo l’alba di un nuovo giorno. Torno in città tutto è apparentemente uguale a ieri…eppure così diverso…gli astanti son diversi, o stan facendo altro, sbrigano commissioni, si intrattengono in conversazioni, vivono.

Deambulo un po’ per la città e mi accorgo che in questi 12 anni ancora non ho visto tutto, v’è sempre un particolare, un dialogo, un qualcosa di apparentemente insignificante che differisce…o che non avevo notato.

Faccio domande in giro, voglio sapere il perchè di quel terribile evento del giorno prima, qualcuno saprà. So già che verrò a conoscenza del fatto che una certa persona sa e che dovrò cercarla, lo so da 12 anni, ma non fa nulla, so già che tirerò fino a mattino davanti a questa televisione, probabilmente perchè in fondo sono un sentimentale, possibile, ma francamente tutto ciò è ancora uno spettacolo meraviglioso.

Tutto questo mondo, questa realtà è come fosse stata già li ancora prima di essere ideata e tradotta in codice, come se già vivesse una sua vita perchè la vera grandezza non è stata tanto il creare un mondo verosimile, in molti lo han fatto, bensì di non farlo mero accessorio a noi ma di renderlo complementare alla possanza della sceneggiatura che in questo vortice di casualità costruisce e decostruisce gli eventi, i colpi di scena, l’immensità della traccia variabile che porta a tutto, a nulla, a un qualche anfratto segreto dove troveremo qualcosa o forse niente o forse troveremo solo la pazzia nel tentativo di voler razionalizzare simili picchi di pura grandezza.

Quell’albero mi sembra strano…se non sbaglio ieri non era così, ma forse è un’impressione, forse nasconde qualcosa, probabilmente lo scoprirò dopo, o forse mai. Fatto sta che tutto questo è stato creato per spingerti ad annullarti e perderti in questa realtà parallela virtuale eppure vivente, divenirne parte, condividerne le gioie, i dolori, le vite e le morti in quella che è e resta una delle più grandi, forse la più grande, rivoluzione concettuale del videogioco moderno. Anni dopo una turpe software house americana si è indebitamente appropriata di tale rivoluzione culturale ideologica fingendola un suo parto, emulandola e costruendovi intorno la sua accozzaglia di beceri stereotipi metropolitani che come una metifica edera ha corrotto tutto questo arrivando al successo planetario e in un mondo in cui i mediocri vengono proclamati eroi non possiamo far altro che addormentarci sperando che tutto questo sia solamente un incubo e che all’alba ricompaia gioioso il sogno della sera prima.

Probabilmente questo “articolo” risulterà breve, sconnesso, financo senza senso apparente. D’altronde non ho nemmeno nominato una volta il nome del “gioco” in questione…e non lo farò perchè, citando uno dei personaggi dal più grande spessore culturale che odiernamente può vantare questo disgraziato paese “gli accadimenti possenti sono come delle montagne di neve, maestosi e fragili e vanno protetti…dice il saggio: se ti viene donata una montagna di neve, tu custodiscila all’ombra”.

La metà delle (poche prevedo) persone che leggeranno queste righe non avranno la più pallida idea di cosa si stia trattando e l’altra metà crederà, forse a ragione, che siano solo il delirio di un folle…ma una manciata di persone capirà di certo, (la persona di inizio articolo, qualcuno nel nostro staff, altre conoscenze del sottoscritto che pur probabilmente nemmeno leggeranno queste righe e tutti gli altri che, anche se magari pochi, lo capiranno) ed è a loro che voglio dedicare questo delirio e questi ultimi versi:

“La più nobile specie di bellezza è quella che non trascina d’un tratto, che non scatena assalti tempestosi e inebrianti (una tale bellezza suscita facilmente nausea), ma che si insinua lentamente, che quasi inavvertitamente si porta via con sé e che un giorno ci si ritrova davanti in un sogno, ma che alla fine, dopo aver a lungo con modestia giaciuto nel nostro cuore, si impossessa completamente di noi e ci riempie gli occhi di lacrime e il cuore di nostalgia”
(Friedrich Nietzsche)

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