A Ruota Libera | Sulla critica del videogioco
Da quando il nostro venerabile capo e redattore, DevilChry, ha proposto e realizzato il primo e poi il seguente articolo dell’ultima rubrica nata in quel di Z-Giochi: A Ruota Libera, e prima ancora guardando il nostro speciale ARTE E VIDEOGIOCO e anche l’ottimo Decostruzione del medium Videogioco, ecco che con una certa latenza ho pensato a come spendere qualche parola, riguardo un argomento che considero sicuramente secondario, ma importante per le dinamiche del mercato di oggi, cercando di definire cosa potrebbe fare della stampa specializzata una branca di quell’esercizio di critica tanto caro alle restanti arti. Ed eccomi qui.
Sarà che le fatiche dell’uomo di penna latitano, sarà che questo capriccioso inizio di primavera stenta nel proporre, almeno a mio dire, un titolo in grado di distrarre le menti votate alla noia intellettuale, ma, dopo avere letto quanto detto sopra, eccomi contribuire con qualche parola di troppo alla questione, sfruttando la nuova rubrica. Per essere più esplicito, una sorta di (mi si perdoni l’eccesso di consonanti tutti in fila) de iudicio condicione dello stato della critica del videogioco.
AMBIZIONI INSIDE
Obiettivo ambizioso per chi è così poco titolato. Ciò che cercherò di analizzare, con i mezzi limitati di cui dispongo, parte da un presupposto in realtà piuttosto semplice. Le arti, anzi, le Arti maiuscole, le solite insomma: cinema, letteratura, pittura, scultura, musica e pure food & wine aggiungerei, il teatro, quali prodotto spirituale e meccanico e unicamente, nella maniera di esperienza irripetibile, reiterato della sfera intellettuale dell’uomo, da sempre possono vantare una serie di apparati che contribuiscono ad elevare gli artisti, le opere più meritevoli e dare lustro agli stessi addetti ai lavori, talvolta artisti stessi o se vogliamo artisti della spinosa critica, incaricati del dovere di esprimere un giudizio. Il tribunale dell’erudizione diceva qualcuno di cui al momento mi sfugge la citazione.
Voglio dire, grande è l’artista e ancora più grande se giudicato dallo sguardo acuto di un grande critico. Penso che sia maturo il tempo di definire un discorso simile per la nostra amata industria, estendere per analogia la questione, dalle arti a quella della programmazione videoludica, ormai univocamente considerata una nuova forma di espressività, l’ultimo medium fiorito, pure con qualche risatina dei più intransigenti, per la complessità e la variegata offerta, per l’impatto creativo e visti, tra l’altro, gli eclatanti incassi dei titoli più meritevoli, incassi che sono forse l’unico metodo di giudizio del mondo contemporaneo e che certo al business digitale non mancano.
QUALE CRITICA
E’ giunta l’ora del riscatto anche per i tanto vituperati redattori delle testate videoludiche? Certo, ma il riscatto non si conquista da sé. Se l’esercizio del talento creativo ha come fine ultimo l’analisi di questo mercato, ormai più che fiorente, anche il redattore o giornalista che scriva nel nostro campo deve sentirsi autorizzato a proporre, innovare, cercare un certo stile personale, elevarsi dal gorgo della serie di recensioni tutte identiche. Destreggiarsi tra grafica, qualche tecnicismo oscuro e via, forse non è più sufficiente. Battere strade nuove, trovare percorsi, sfruttando tutti i media poderosi a disposizione del recensore di oggi, certo proporre la ricerca delle radici giocose, titoli imperdibili, dibattimenti, discussioni, valutazioni magari contrastanti, offrire un servizio di qualità elevata al lettore. Inoltre, aspetto che tratterò brevemente più sotto, se si esclude qualche coraggioso e celebre -perlopiù residente in paesi diversi dal nostro- redattore, ad esempio Mr Mitch Dyer che ha rifilato un crudele 3 ad un gioco celebre e che tanto ha fatto discutere, mancano in Italia, e forse anche altrove, le grandi firme capaci di coaugulare le nuove leve intorno alla propria sapiente direzione di critica militante e coraggiosa.
Chi ben ricorda, ricorderà il periodo magico di alcune riviste, cito pochi nomi, Super/Mega Console, Consolemania, TGM, prodotti di letteratura secondaria e commerciale ma dotati di un certo spessore, che introducevano il titolo, valutavano gli aspetti, proponevano confronti. Certo cose fatte anche al giorno d’oggi, IGN ne è un esempio anche grazie al nome rinomato e alla probabile florida situazione economica commerciale, ma, nonostante il proliferare di testate e media oltre alle grandi riviste, la scena mi appare ben più misera. Intendo, senza avere l’intenzione superbiliosa di chi vuole salire in cattedra, una cattedra dove starei scomodo, sottolineare la carenza di creatività e nuove idee, buoni spunti. Tutto sembra stato già scritto, detto, votato, pure con le dovute differenze numeriche nella valutazione. Accade, ma il giudizio come si confà alla rubrica è puramente personale, che le diverse riviste, tra le poche ancora rimaste, e i parecchi siti, siano livellati nella qualità, dominati da qualche big del settore, impossibilitati nello sperimentare nuove alternative.
Si pensi a quanto avviene sul resto della stampa, una notizia viene più o meno riscritta, talvolta con le stesse identiche parole, da quotidiano all’altro, da giornale web all’altro. Per ciò che a noi attiene, inoltre, intendo sottolineare come manchino davvero i nomi celebri, e che la critica del videogioco non può avvalersi di alcun Mereghetti, Daverio, Raspelli, e lo stesso Dyer prima di quel voto era sconosciuto ai più. Come crescere? Si dovrebbe cercare di superare, come unica occasione degna di nota, l’incombenza del voto finale, del premio della fiera, dello stringato giudizio. Il pubblico degli estimatori ha ormai un palato raffinato, infondo.
NIENTE PIU’ CHE CONSIDERAZIONI
La critica, dovrebbe avere non solo il compito sacrosanto di distinguere ciò che è esteticamente considerato buono da ciò che viene considerato superfluo, ma in aggiunta sviluppare un dibattito, che non si limiti ai commenti, sempre giusti, degli utenti. Intendo: ritrovare le proprie radici non solamente nelle occasioni belle degli anniversari da celebrare (pensate a come sono state sbandierate quelle nozze d’argento del 25th delle serie Nintendo, grigie e senza cuore), poi evolvere, cavalcare l’onda emotiva del successo, accompagnare le generazioni nuove e conciliare i vecchi furboni del joypad. Qui sta il nodo, facilmente scioglibile in verità e per niente Gordio, di questa manciata di pixel ordinata solo grazie all’impaginazione automatica.
Proporre spunti, occasioni di discussione, salotto virtuale adeguatamente preparato. Crescere e diversificare la proposta, come è diversificato e maturo il mercato di titoli maggiormente escogitati per diversi strati di utenza. Affermare il ruolo del lavoro del redattore nel mercato del giorno d’oggi, al di là dell’evidente impatto che una recensione negativa può avere sulle vendite di questo o quel titolo, è affermare la centralità della ricerca della qualità massima dell’intrattenimento videoludico, stimolare le software house e i lettori poi acquirenti, essere all’altezza dell’impetuosa evoluzione sempre qualitativamente più assoluta del mercato. Perché no, compito esclusivo del critico dell’Arte del videogioco.
CHIUSA
La critica insomma deve occuparsi di tutti gli aspetti che le competono, nel nostro mondo d’intrattenimento fatto di silicio e cristalli liquidi, vantare una supremazia tecnica, linguistica, creativa, pari a quella dei leggendari game designer, dei programmatori, supportare il mercato in evoluzione costante, attirare su di sé le attenzioni degli appassionati e dei giocatori più occasionali in egual misura. Non è facile trovare vie nuove in un prodotto ormai così ben consolidato, ma la sfida che spetta alla stampa di settore, secondo me, non può che essere quella di cercare di affrancarsi dalla subalternità del ruolo, cui sino ad oggi è stata vincolata. Si chiude con qualche domanda retorica, una critica indipendente dal mercato? Auspicabile, ma meglio augurarsi una sinergia tra le due forze. Una stampa di settore convinta dei propri mezzi? Sì, sempre senza scordare che si chiacchiera di intrattenimento e videogiochi. Restate sintonizzati.




