Z-Giochi.comZ-Giochi.com Mobile

Rubrica
6 novembre 2014, 12:00

Three To Play – Episodio 2

Secondo appuntamento con la rubrica Three To Play, nella quale analizziamo in breve tre free-to-play. Oggi è il turno di Cannons Lasers Rockets, un MOBA diverso dal solito ma con problematiche tutt’altro che sorvolabili, del tanto chiacchierato F.E.A.R. Online e di My Lands: Black Gem Hunting. Senza perder tempo in ulteriori presentazioni, vi lasciamo alle brevi analisi riguardanti i tre titoli succitati.

Cannons Lasers Rockets

cannons-lasers-rockets-logo

Cannon Lasers Rockets rappresenta un tentativo andato a male. Il tentativo è quello di proporre un MOBA diverso dal solito (necessario per evitare di essere eliminati dai soliti LOL e DOTA 2) ed al tempo stesso funzionale e con un appeal moderno. Il titolo è ambientato infatti nello spazio, in un probabile futuro nel quale astronavi, torrette, droni e quant’altro si possa pretendere in un gioco di fantascienza, brulicano incontrastate nell’universo. Compito dei team di giocatori sarà quello di distruggere la Lane Support degli avversari, in un gioco di attacco e difesa classico per chiunque abbia visto in azione un MOBA. Ovviamente la mappa è stata strutturata per essere plausibile con un ambiente spaziale, e già qui si notano i primi errori. Spazi troppo grandi, elementi di gioco così distanti da rendere i necessari tragitti noiosi e monotoni, scarsa resa grafica degli elementi visivi e soprattutto una finta tridimensionalità che dopo un po’ stanca. Sembrerà infatti, tratti in inganno dal ‘WASD’ e dalla terza persona 3D (quindi non isometrica), che la navicella possa spostarsi in lungo ogni asse direzionale, risultando invece limitata ad un fittizio “piano terra”. La mobilità degli stessi mezzi è penosa, legata ad una accelerazione o decelerazione progressiva e ad una sterzata sensibile ai movimenti centripeti, ma tendenzialmente ingestibile. Il gameplay vero e proprio si manifesta dopo un breve tutorial in tutta la sua semplicità: per distruggere la struttura difensiva degli avversari bisognerà usare le proprie abilità e nel contempo scatenare i cocoon, alveari di navicelle neutrali che attaccheranno i primi bersagli in vista (compreso il nostro team).

Attraverso l’eliminazione dei nemici si potrà salire di livello e di tecnologie, queste ultime racchiuse in un albero piuttosto vasto ed eterogeneo. Le zone della mappa amiche si distingueranno per la presenza di strutture difensive e curative, mentre non sarà possibile valicare la parte esterna al campo di gioco senza subire pesanti danni da misteriose “radiazioni spaziali” (che però non colpiscono all’interno del contesto di azione). Altro problema, non secondario, è il tuning e la personalizzazione della navicella, per i quali servirà moneta sonante, in poche parole veri e propri euro, che andranno spesi nello shop di gioco per poter accedere alla stragrande maggioranza dei contenuti, tanto da chiamare gli account base come trial. La realizzazione grafica segue abbastanza a ruota e, sebbene alcune texture siano valide e più in generale molte navi siano ben curate, le animazioni lasciano il tempo che trovano, rivelandosi piuttosto legnose e ripetitive. Ciliegina sulla torta i server poco stabili ed un’utenza bassa e monopolizzata dagli account pro, che ovviamente spadroneggiano all’interno del campo di gioco. In parole povere, un gioco da evitare ad occhi chiusi, nato sotto una cattiva stella in fase di Early Access e morto prima ancora di cominciare. Peccato, le premesse sembravano migliori.

PERCHÉ GIOCARLO: un MOBA diverso dal solito.

PERCHÉ NON GIOCARLO: spazi troppo grandi ed elementi di gioco molto distanti rendono gli spostamenti molto noiosi; resa grafica altalenante e server instabili; guidabilità dei mezzi oscena e personalizzazioni legate all’uso di moneta reale.

Parere a cura di Lorenzo Quadrini

F.E.A.R. Online

fear-online-logo

Aeria Games è nota per aver prodotto diversi titoli free to play, tra cui compaiono anche marchi noti come quello di Battlefield. Questa volta è stato il turno di F.E.A.R. che ha avuto nuova incarnazione nel free-to-play F.E.A.R Online. Il titolo si presenta come un classico FPS con tre modalità competitive che si dividono tra il classico deathmatch a squadre, una modalità demolizione – una squadra attacca per piazzare una bomba in un determinato punto della mappa e l’altra squadra difende – e una modalità Knife in cui si possono usare solo armi bianche, con dieci mappe in tutto. Purtroppo queste ultime risultano prive di ispirazione e molto anonime e, a parte il nome del gioco, le ambientazioni non fanno pensare che si tratti di un F.E.A.R. a causa di una generale piattezza del design e un blando tentativo di riproporre un effetto horror con la presenza di qualche elemento di contorno, come alcune creature prese da F.E.A.R. 2 – gioco da cui sono riciclati molti asset, perfino il tutorial è la copia di uno dei livelli del secondo titolo della saga – che cercano di spaventare attivandosi in prossimità del giocatore ma senza riuscirci, e che a livello di gameplay risultano totalmente inutili. Il problema principale delle mappe è il design stesso: nonostante siano piuttosto piccole i punti dove accamparsi ed attendere i nemici si sprecano, inoltre non è raro che la base di una squadra sia in posizione migliore rispetto ad un’altra, causando un fastidioso sbilanciamento. Se non altro le partite sono molto veloci e bastano pochi minuti per finirle e iniziarne subito un’altra, ottenendo così risorse con cui poter costruire nuove armi o ottenere speciali ticket che renderanno disponibili nel nostro inventario armi ed equipaggiamento per un tempo limitato; infine, bisogna sottolineare come, nonostante sia possibile ottenere tutto e subito spendendo soldi veri nello store, l’arma che abbiamo fin dall’inizio si difende piuttosto bene, così da evitare un grosso sbilanciamento tra i giocatori di livello basso e quelli di livello più alto – ma ovviamente più ore di gioco si dedicheranno, o soldi si spenderanno, più sarà possibile ottenere equipaggiamenti in grado aumentare, ad esempio, la difesa del nostro alter-ego.

Oltre alla modalità competitiva ne esiste una cooperativa, dove quattro giocatori devono completare una missione – molto lineare – contro i nemici controllati dall’IA; purtroppo queste missioni risultano fini a loro stesse, nonostante un filmato introduttivo che spieghi il perché della missione, e non riescono a raggiungere il clima di tensione dei classici F.E.A.R.. Al momento sono disponibili tre diversi scenari, ma in futuro ne verranno aggiunti di nuovi, così come le mappe del PvP. Il problema del PvE risiede invece in un limite massimo di partite giocabili, che si consumano ad ogni avvio di partita – quindi anche in caso di fallimento verrà considerato come utilizzato – che si ricaricano ogni otto ore, a meno di non acquistarne dallo store del gioco. Dal punto di vista grafico l’enorme leggerezza del titolo si paga con una grafica obsoleta, quasi paragonabile a quella del secondo F.E.A.R. da cui sembra riciclare molto, e animazioni molto legnose, anche se durante i combattimenti le ragdoll dei nemici uccisi o del nostro stesso alter-ego sono molto credibili, dando così un discreto effetto splatter che ben si adatta al gioco!

PERCHÉ GIOCARLO: offre una componente PvP veloce e frenetica; in grado di girare anche su configurazioni poco prestanti; gli acquisti in-game non sono troppo invadenti e non sbilanciano il gameplay in maniera evidente.

PERCHÉ NON GIOCARLO: le mappe di gioco sono poche, molto sbilanciate e prive di originalità; la modalità PvE ha un limite di partite giocabili che si ricaricano ogni otto ore; il motore di gioco ormai ha fatto il suo tempo.

Parere a cura di Matteo Lusso

My Lands: Black Gem Hunting

mylands-logo

Si tratta di un titolo strategico nel quale il giocatore deve prendere possesso del proprio villaggio per cercare di migliorarlo e renderlo quanto più completo ma soprattutto molto potente, naturalmente questo dopo aver scelto una delle quattro razze disponibili in sede di creazione del proprio avatar di gioco. Per sviluppare il proprio villaggio, oltre alle risorse che si possono trovare grazie all’utilizzo di edifici “estrattori”, sarà necessario anche apprendere alcune arti grazie al menu apposito. Il tutto avviene con il classico passaggio del tempo che scandirà il ritmo abbastanza blando della produzione e porterà comunque a estendere per molto tempo la propria esperienza ludica. Forse è proprio questo uno dei principali difetti di My Lands: Black Gem Hunting, ovvero il troppo tempo che può passare tra un potenziamento e l’altro, e soprattutto l’incredibile mancanza di stimoli nelle attività da fare nel frattempo che un miglioramento importante possa concludersi, anche se gli sviluppatori sono stati abili nell’inserire delle missioni che permettono di portare a termine alcuni incarichi specifici e accumulare più velocemente alcune risorse. Punto sicuramente a favore di questo gioco è la possibilità di trovare un grandissimo numero di giocatori collegati, nel momento in cui scriviamo questo articolo si parla di ben diecimila giocatori e ciò permette di avere a disposizione un vasto mondo da esplorare ed eventualmente conquistare, o addirittura cercare gli alleati migliori da tenere al proprio fianco in caso di pericoli imminenti. Intrigante anche la possibilità di acquisire la valuta del gioco, ovvero le Perle Nere, tramite gli attacchi ai mostri. Le perle nere serviranno successivamente, per acquistare gli artefatti e potenziare il proprio eroe, che inizierà a crescere sensibilmente durante la progressione del titolo.

Siamo quindi di fronte ad una produzione di buon livello che riesce a dare il meglio di sé sul lungo periodo, infatti superate le prime fasi eccessivamente lente – visti anche i tempi di studio delle abilità eccessivamente alti – il gioco riesce ad intrattenere per tante ore, soprattutto se si è amanti del genere.

PERCHÉ GIOCARLO:  mondo molto vasto; quattro razze diverse tra cui scegliere; ottimo social game.

PERCHÉ NON GIOCARLO: tempi di studio eccessivamente alti; fase iniziale troppo lenta considerando il genere; se non si svolgono le missioni il tempo di accumulo delle risorse aumenta eccessivamente.

Parere a cura di Giorgio Tiretti

COMMENTI