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17 dicembre 2012, 15:04
What We Lost? | Kamui
What We Lost? | Kamui mobile

What We Lost? | Kamui

Kamui è un bullet hell a scorrimento verticale, rilasciato per PC nel 1999 da Siter Skain, talentuoso circolo indie noto per i suoi shoot ’em up di elevata qualità. Il gioco viene acclamato come uno dei migliori esponenti del genere mai realizzati, nonostante il gameplay possegga numerose analogie con il più celebre RayStorm di Taito, classe 1996. Quello che vi andrò a presentare oggi dunque sarà semplicemente…uno dei titoli più emozionanti e indiavolati che abbia mai provato, un concentrato di epicità contenuto a malapena dallo schermo, una classe e un livello di sfida avvolgenti, una mole di proiettili ed esplosioni tali da mettere in ginocchio qualunque essere senziente in grado di percepirne la magnificenza…un capolavoro, un dannato capolavoro, conosciuto da pochi eletti e mai uscito dal Giappone. Ciancio alle bande, a voi la solita perla sepolta nel Lato Oscuro del mondo videoludico: Kamui.

UNA VICENDA INTRICATA

A seguito della sanguinosa guerra con i Raiwat, narrata in RefleX, prequel nonché progetto antecedente a Kamui, nonostante la sua pubblicazione risalga al 2008, la razza umana ancora si lecca le ferite nel tentativo di recuperare. Nell’ordine di rivoluzionare il concetto di IA, il brillante scienziato Xaffiquel de Alice brevetta una pratica che permette impiantare il cervello umano all’interno di sistemi operativi, creando così arsenali più efficaci e prestanti. Caso vuole che sua figlia, Panaffil (qualcuno deve aver rovesciato un secchio di lettere per terra prima di scegliere i nomi di questi due, non vedo altre soluzioni ndr), sia in possesso di “poteri sovrannaturali”, pertanto viene scelta dai militari come soggetto per i test, trasferendo la sua mente all’interno di un caccia automatizzato Kamui.

Sconvolto da questo scherzo del fato (bravo pirla ndr), Xaffiquel giura vendetta contro il genere umano e utilizza la sua scoperta su di sé, impiantandosi sulla piattaforma di controllo orbitale Adjudicator, dove aver riprogrammato il super-computer Alltynex per assisterlo. Ma ovviamente la sua creatura gli si rivolta contro, “sovrascrivendolo” e prendendo il controllo dell’intera armata terrestre, fatta eccezione per il Kamui “pilotato” da sua figlia, oramai l’unica speranza rimasta al pianeta prima del suo totale annichilimento. Curiosità: nel 1997 la stessa software house sviluppò Alltynex, che diede inizio al brand e alla sua storia, in cui l’omonima intelligenza artificiale andò in berserk, minacciando come di consueto l’umanità…qualcuno non ha fatto i compiti per casa, vero prof?

Scherzi a parte, nonostante in uno shooter la trama sia generalmente un accessorio, l’universo definito da Siter Skain è dettagliato, convincente, a tratti toccante, tanto che ha ispirato recentemente una novel (per la quale ammazzerei qualcuno pur di avere una traduzione ndr), ma non è la sola narrazione a dare spessore a questo…capolavoro, termine in genere usato a sproposito, eppure perfetto per descrivere il gioco in questione.

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PURA MAESTOSITA’
L’arsenale del caccia Kamui comprende, oltre alla classica raffica “boostabile”, un imponente raggio laser, in grado di schermare dai colpi frontali e vaporizzare qualunque minaccia in pochi istanti, e un sistema di lock-on automatico a base di fulmini, caratteristiche simili alla dotazione della serie R-Gray di RayStorm. Questo fattore ha contribuito (anche nel level design si sente una certa influenza) a bollare Kamui come un mero rip-off, tuttavia, per quanto l’ispirazione sia innegabile, il gameplay e il modo di imporsi al giocatore  rendono il titolo Siter Skain ben più di un semplice clone, trascendendo le sue origini e umiliando la concorrenza.

Breve (solo 5 stage più uno interamente dedicato al boss finale), intenso, Kamui è l’incarnazione di ogni punto cardine che contraddistingue un bullet hell che si rispetti: velocità d’azione da cardiopalma, quintali di nemici e proiettili da scansare, mai un attimo di tregua e pattern che portano al limite la concentrazione di un giocatore. Giusto il tempo di avviare il gioco, assaporare la bgm che lentamente pompa l’atmosfera, e iniziare a martellare i tasti fino alla dipartita dell’ultima minaccia sullo schermo, ipnotizzati dal mix devastante di raggi colorati ed esplosioni, rapiti dagli struggenti brani, storditi dal marasma cibernetico che ci piove addosso, un livello di coinvolgimento difficilmente estrapolabile da un semplice video di gameplay. Kamui va provato con mano, niente scuse.

La struttura dei livelli è bidimensionale, nel senso che le superfici da tenere d’occhio sono due, quella parallela alla traiettoria della navicella,  nella quale seminare distruzione con il Thunder Sword e raccogliere power-up, e quella sottostante, raggiungibile solamente dal Thunder Strike, un pò come le bombe in Xevious. I nemici sciameranno numerosi da ogni versante, mentre i boss si diletteranno nel variare altitudine con frequenza, costringendo ad alternare sapientemente le due modalità di fuoco, valutando pro e contro in modo da non lasciare sguarnito nessun fronte e conservando la giusta quantità di energia così da non restare a secco nei momenti critici. Prendere il ritmo è questione di poco, ma alle volte sembra davvero impossibile schivare l’inferno scagliatoci dal gioco, che stranamente si dimostra clemente, equipaggiando di default il mezzo con ben 4 scudi e Continua infiniti; ad ogni modo un pilota esperto può benissimo terminare la campagna senza richiedere l’ausilio di vite extra e portando a casa il punteggio maggiore. Dal menù delle opzioni dovrebbe essere possibile modificare gli aiuti, ma come potete immaginare è in giapponese, ergo non ho idea di dove mettere mano…

Dal punto di vista tecnico Kamui esibisce un motore grafico 16-bit fluido e dettagliato, forse relativamente indietro per gli standard dell’epoca, ma in grado di coprire ampiamente il gap generazionale con design ricercati e location evocative. L’azione è frenetica e allo stesso leggibile, detonazioni e laser non si confondono né ingolfano lo schermo, il senso di profondità è reso alla perfezione, pattern accurati ed effetti speciali regalano inebrianti coreografie (di morte), cos’altro volere da uno sparatutto volutamente old-school? E poi c’è la colonna sonora…memorabile, esaltante,coinvolgente, tra le migliori che abbia mai avuto l’occasione di ascoltare. L’enfasi e la carica che le poche tracce conferiscono è qualcosa di indescrivibile, posso solo allegare all’articolo il mio pezzo preferito e darvene una prova. Tanto di cappello al compositore.

Immagine anteprima YouTube IN CONCLUSIONE

Praticamente inesistente sulla rete e menzionato solo da un paio di appassionati su altrettanti siti, Kamui è un must per ogni amante del genere, un gioiello indie che può ergersi al fianco di mostri sacri come Ikaruga e Radiant Silvergun (almeno come esperienza) senza essere inghiottito dalla loro ombra, e non è un’esagerazione. Su PC in particolar modo è difficile trovare di meglio, e se il vostro cuore non è inaridito dall’alta definizione, troverete nella produzione Siter Skain una valida ragione per stare e ore a contemplare lo schermo, cercando di demolire il precedente record, trovare la linea ideale per schivare l’ira divina, arrivare al terzo boss senza perdere una vita, o anche solo far implodere le casse con una delle colonne sonore più epiche mai concepite. Le soddisfazioni non mancheranno, e anche i poco portati possono dargli una chance, considerato il livello di difficoltà leggermente inferiore rispetto alla media (o almeno mi è parso, fatico ormai a rendermene conto ndr). Proprio mentre scrivevo queste ultime righe sono persino venuto a conoscenza che quei simpaticoni di Nyu Media hanno in programma un remake per Steam, quindi, che si tratti dell’originale datato 1999 o dell’imminente reboot, non si hanno attenuanti per mancare questa perla. Detto questo vi saluto, al prossimo WWL? 😉

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