Speciale | Non ci sono più i giochi di una volta
Prima di cominciare, è giusto precisare che l’articolo è una visione personale (ma il più oggettiva possibile) del mondo videoludico odierno e del passato e quindi non deve essere preso come una critica assoluta, ma come “spunto” di riflessione.
Vi ricordate quando da piccolini strillavamo e ci dimenavamo quando la mamma ci comprava e ci imponeva di mettere le fatidiche Superga blu, oppure quando ci obbligava d’estate a indossare i sandali con gli occhielli? Beh, se adesso vi guardate intorno, vedrete la maggior parte dei giovani con indosso proprio quel maledettisimo paio di scarpe (e fanno pure figo?!). Benvenuti quindi nell’era del VINTAGE, ovvero l’era in cui tutto ciò che in passato faceva tendenza, nel bene o nel male, riprende vita nei mercatini e nelle fiere e sono molto ricercate. Lo stesso discorso si può apportare ovviamente anche nel mondo videoludico. Quanti di voi, ad esempio, hanno scaricato, comprato o emulato vecchie perle dei videogame come METAL SLUG, PAC MAN o SPACE INVADERS?
Certo, una volta non c’erano i cosiddetti “capolavori grafici” come per Uncharted o Mass Effect, tuttavia, quei cumuli di pixel erano e sono tutt’oggi dannatamente ricercati e attraenti. Ma quindi, cosa fa di un gioco, un gioco immortale? Abbiamo visto che di certo la grafica è un ottimo espediente per farci sgranare gli occhi, ma che comunque è insufficiente per regalarci davvero emozioni uniche ed irripetibili a lungo andare: è come se avessimo difronte una bellissima ragazza che però poi giorno dopo giorno scopriamo essere particolarmente insipida nei “contenuti”. Attenzione però, non sto assolutamente discriminando Uncharted o Mass Effect che rimangono capolavori indiscussi sia per plot narrativo che per impatto grafico. Quello che voglio invece affrontare è un discorso molto più ampio e approfondito.
LE PERLE SI STANNO SMARRENDO
Ma andiamo con ordine.
La riflessione a cui infatti voglio portarvi è se in un futuro ci sarà di nuovo la moda Vintage, dove videogiocatori di tutto il mondo navigando su E-bay o andando in mercatini vari e trovandosi un Battlefield o un Bayonetta difronte, saranno più o meno spinti nell’acquisto. Pensando alle odierne produzioni, sembra che la caratteristica principale dei nuovi game NEXT GEN, sia riconducibile alla tipologia “usa e getta”, senza essere stati pensati per durare nel tempo, per essere eterni, per essere davvero e immancabilmente unici. La verità, infatti è che mentre prima gli sviluppatori puntavano più sulla qualità che sulla quantità, progettando giochi sempre e comunque affascinanti e così contemporanei da piacere ancora oggi, adesso puntano ad una cosa e una sola, gli incassi. Non dico che sia sbagliato, anche perché parlandoci chiaro, creare un gioco costa… eccome!
Quindi è naturale che il produttore o lo sviluppatore voglia almeno incassare i soldi necessari a coprire le spese di produzione; ma d’altra parte è anche vero che questo meccanismo ha portato alla creazione di giochi sempre di più appartenenti alla categoria appunto “usa e getta”. Di sicuro però a difesa di questo sistema lasciatemi dire che, una volta creare un gioco, produrlo e lanciarlo sul mercato non costava così tanta fatica e così tanto denaro, forse grazie anche alla scarsa competizione che vigeva all’ora. Quindi è giusto affermare che con la nascita e la diffusione sempre più di diverse console casalinghe e non, si sia giunti ad una competizione tale da creare un innalzamento dei costi di produzione in maniera esponenziale. Questo però non giustifica del tutto l’operare odierno, infatti se prima, con meno soldi si producevano giochi e mini-giochi davvero entusiasmanti e unici, adesso con un maggior numero di incassi (poiché di soldi ce ne sono eccome che girano nelle case produttrici) si dovrebbero avere videogames davvero superbi. Tuttavia così non è, o almeno non per tutti. Ad esempio, io ho ancora in cantina una ventina di giochi del Gameboy e pure la console portatile.
All’epoca certo avere una “console portatile” (stiamo parlando degli anni ’90) era davvero bellissimo: tutti avevano il Gameboy e tutti lo volevano (mi ricordo che il più ambito era quello trasparente, perché si vedevano tutti i circuiti… “Dio quanto lo amavo”). Ogni tanto preso dalla noia scendo e mi rimetto a spolverarlo e… “c***o se mi piace giocarci!” Ritorno ai momenti più belli della mia infanzia, tra un Super Mario e un Kirby oppure tra un Pokemon Rosso e uno Giallo (con la grafica migliore), l’unico mio rammarico, mi sto ancora adesso fustigando, è stato il gravissimo errore di scambiare con mia cugina Super Mario Bros (mitico ed immortale) con Super Mario 2, decisamente una pessima mossa, ma già all’epoca il 2 faceva “nuovo” e quindi “più bello”… peccato che col senno di poi non è così.
UN MONDO BELLISSIMO E RICERCATISSIMO
Quello cui, infatti, voglio farvi arrivare è che in tutti noi c’è della malinconia dei vecchi tempi, dei vecchi videogames, delle vecchie automobili, quelle d’epoca (anche se la Panda vecchia fa la sua scena), e questo poiché una volta, quando si faceva una cosa, la si faceva bene, molto bene, che potesse durare nel tempo… eterna! Infatti quanti oggi cercano disperatamente, pagando anche cifre assurde, di ricostruire la propria collezione di retro-games o riprendersi una retro-console, come che so, un NEO-GEO AES (classe 1990) o un SEGA SATURN (1994) o ancora un Gambeboy (1989 Giappone – 1990 Europa e USA), ma anche una PSOne (1994) o un Nintendo 64 (1996 – ‘97) ? Sicuramente ciò che muove la massa spesso, più che la voglia di mettere realmente le mani su un pezzo di storia è la “fame” di moda, ovvero la voglia di essere cool ad ogni modo e in ogni caso.
Paradossalmente adesso il “figo” è colui che possiede più retro-oggetti, mentre prima era colui che possedeva qualcosa di nuovo, come ad esempio le scarpe con le luci piuttosto che le superga, o il Gameboy color piuttosto che il Gameboy “classic”. Quindi non tutta questa foga di avere cose Vintage, è riconducibile a una vera e propria qualità dell’oggetto in se, piuttosto del suo impatto nella società odierna. Tutto per sentirsi davvero “unici”. Ma quindi è l’oggetto in se che vale o siamo noi che vogliamo, tramite questo, valere maggiormente? Entrambe le cose, infatti, io come videogiocatore, amo e ammiro la mia collezione di retro-games e li conservo gelosamente, anche se sotto sotto lo faccio anche per “farmi bello” con i miei amici sfoggiandola fiero. C’è anche da dire che però, come affermato in precedenza, i retro-games sono davvero contemporanei e non stancano mai e sono maledettamente divertenti da giocare oltre che un vero e proprio pezzo di storia di una intera generazione.
Il problema sostanziale sta anche nella velocità con cui la tecnologia oggi giorno si sviluppa intorno a noi, lasciandoci spesso frastornati e disorientati, facendoci scordare la dura verità: ovvero che nuovo non significa migliore, ma solamente nuovo! Un esempio lampante è, in ambito videoludico, la saga di COD: Modern Warfare, mentre invece quello ancora più esplicativo è quello della saga cinematografica di Star Wars, dove la magia e l’emozione scaturita dalla prima trilogia (IV – V – VI) è stata stroncata in piano dai nuovi episodi (I – II – III) dove, come succede anche nei videogames, c’erano solo tanti e migliori effetti speciali rispetto al passato regalandoci però, alla lunga, una sensazione di insipido e insoddisfacente.
UNA CONTINUA CORSA ALLO “SVILUPPO”
La smania, quindi, di portare sugli scaffali dei negozi sempre più titoli, magari appartenenti alla stessa saga, nell’arco di 1-2 anni, regalandoci prodotti sempre più similari tra loro e dal comparto tecnico praticamente invariato rispetto ai predecessori, sta prendendo sempre più piede. Il mio primo pensiero va alla saga di COD (da me comunque amata), e in particolare quella di Modern Warfare. Infatti, mentre lo sviluppo stilistico dal primo capitolo al secondo erano palesi ed apprezzabili (attribuendo il titolo di miglior Modern Warfare a MW2), quello tra MW2 e MW3 risulta ridicolo, senza praticamente alcun sostanziale miglioramento, risultando come una grottesca miglioria del predecessore. In questo modo però il compratore si sente non solo tradito e deluso dal prodotto in se, per cui tra l’altro sborsa magari anche 70 €, ma anche perso per il c**o, e lasciatemi dire che così è!
Infatti, sempre riportandomi al caso COD è ridicolo come ogni due anni, l’8 Novembre (sempre e comunque) venga rilasciato un “nuovo” Call of Duty, con un “nuovo” Engine grafico e “nuove” modalità di gioco. Sembra quasi che, se manchino di lanciarlo ogni 2 anni qualcuno ne rimarrebbe deluso; mentre invece tutti, e dico proprio tutti, sarebbero meno amareggiati se avessero tra le mani un prodotto davvero innovativo per cui magari hanno dovuto aspettare 3-4 anni, piuttosto che ritrovarsi una copia leggermente migliorata del precedente capitolo e con, come se non bastasse (dopo il danno pure la beffa) un Engine grafico dichiarato nuovo ma che poi altro non è che un mero riciclo del precedente con solo un nome differente. Quindi è soprattutto per questo motivo (e COD è solo un caso, ma ce ne sono altri) che non esisterà più una vera e propria era del Vintage, anche perché mentre prima si scriveva la storia d’intere generazioni, adesso si punta maggiormente al guadagno e alla vincita di premi in maggior numero rispetto alla casa sviluppatrice avversaria (COD vs BF la più classica) più che sulla vera qualità del prodotto. Perciò alla domanda se ci sarà o no in futuro il culto del retro-game riguardo questa NEXT GEN, la risposta è NO, almeno per il 90% dei titoli ora in commercio.
IN CONCLUSIONE
Il mondo videoludico oggi è sicuramente uno dei più saturi mai avuti, con centinaia di titoli in uscita ogni anno. Ciò che però davvero manca è la varietà e la qualità. Infatti su 100 titoli usciti è già tanto se 2 sono davvero innovativi e destinati a durare nel tempo, entrando nella storia. Ovviamente non mi lamento di tutta questa NEXT GEN anche perché sarei un vero ipocrita, quello che però mi fa davvero timore è appunto la ormai scarsa varietà di generi che ormai sono riconducibili per lo più a FPS e TPS. Orami tutto è ridotto alla creazione di giochi “facili”, veloci, che richiedono davvero un minimo di abilità mentale… il tutto si riduce ad un “mira e spara”, limando ciò che è davvero fondamentale: ovvero che per colpire un gioco non deve essere solamente accattivante tecnicamente ma deve avere un plot narrativo e un carisma davvero unici… e questo non si può comprare!
“Anche perché una volta scaricati i caricatori e finite le munizioni, ci risvegliamo dal sogno e ci rendiamo conto di avere in mano solo un’ arma scarica e niente di più!”




