A Virus Named TOM – Recensione
Il panorama videoludico indipendente, nelle ultime settimane, ha visto arrivare un ottimo numero di puzzle game d’ottimo livello. L’ultimo in ordine di rilascio è A Virus Named TOM, un prodotto che a prima occhiata sembrava soltanto “uno dei tanti” indie, ma invece ha saputo rivelarsi interessante e molto divertente. Eccone i motivi.
LA VENDETTA DI UN BRILLANTE SCIENZIATO
Chi l’ha detto che un puzzle game indipendente non possa avere una trama divertente, ma allo stesso momento brillante? Certo, chi del panorama indipendente è folle amante, non può certo dire che per giochi del genere sia la trama l’aspetto più importante, ma A Virus Named TOM, pur non rinunciando a fasi gameplay di assoluto rispetto, verrà ricordato anche per la storia carina che gli sviluppatori hanno messo in mostra.
Immaginate di essere un brillante scienziato, conosciuto come Dr. X, e che il posto in cui vivete e lavorate è perfetto, senza eguali. Questo anche grazie alla grande azienda per cui prestate servizio, la MegaTech, che vi ritiene la punta di diamante finché i primi problemi, in termini di puro profitto, portano al vostro licenziamento. Inatteso, anche immeritato, probabilmente.
È cosi che Misfits Attic dà il via a tutte le vicende di gioco, nel quale lo “scienziato pazzo” tenterà la più bella vendetta che possa esserci, creando un virus di nome TOM col quale siamo chiamati ad hackerare più e più parti di circuito durante l’avventura. I livelli, nella modalità singolo, son ben 50, suddivisi in sei distinte aree rappresentate da aggeggi tecnologici inventati dallo stesso Dr. X. Il suo compito, e nostro, sarà quindi quello di infettare questi dispositivi col virus creato e per farlo bisognerà ristabilire la connessione dei singoli pezzi di circuito sui quali siamo chiamati ad operare, girandoli semplicemente per creare un collegamento che ci porterà a chiudere il livello. Il gameplay è appagante, non molto originale visto che sfrutta idee già viste in prodotti concorrenti, ma il grado di difficoltà sempre crescente e le tante variabili inserite, le varie tipologie di nemici inserite e le leaderboards prima di tutto, lo rendono un prodotto adatto a tutti e che riesce a stimolare il suo acquirente dall’inizio alla fine.
DIVERTENTE ANCHE IN COMPAGNIA
L’offerta che A Virus Named TOM consente di avere non si ferma al singolo giocatore, ma sfocia anche nel gioco cooperativo fino a 4. Difatti è possibile cimentarsi nella modalità storia in più persone, grazie alla presenza di 50 livelli addizionali appositamente pensati per essere giocati in compagnia. Inoltre, ci si può sfidare dandosi battaglia nel Battle Mode, altra modalità di gioco decisamente divertente e ben riuscita. Insomma, se proprio si vuol cercare un difetto a questa produzione indie possiamo evidenziarlo come quello di non consentire il gioco online (ma il budget è quello che è) e di sfruttare meccaniche di gioco già viste in passato, peccando quindi di originalità ammirata, al contrario, in altri recenti puzzle game come Splice.
Sui comparti tecnici non c’è molto da dire, se non che il titolo di Misfits Attic fa uso di brevi filmati, durante la modalità storia, davvero carini, ma non eccelle per definizione e qualità durante le fasi in-game. Lo stesso dicasi dell’audio, che si poggia su tracce appropriate ma un po’ ripetitive in alcuni tratti ed effetti sonori decisamente indicati. Il risultato complessivo, quindi, è discreto, ma tanto basta ad un gioco indipendente.
È un buon puzzle game... |
7.5 | …anche se poco originale |
Diverte, anche in cooperativa | ||


