The Walking Dead: A Telltale Games Episode Five – No Time Left
Freschi vincitori del premio al miglior gioco dell’anno, al miglior adattamento e al miglior gioco scaricabile del 2012 agli Spike TV Video Game Awards, Telltale Games ricorderà a lungo quest’annata, anche perché il premio come miglior software house a chi è toccato? Esatto, proprio a loro, e la scorpacciata è andata avanti con le nomination dei personaggi di Lee ed Everett nelle selezioni avvenute, rispettivamente, per la miglior perfomance in un ruolo femminile e maschile. The Walking Dead è sempre stata una serie (di fumetti e televisiva) che ha tirato all’inverosimile vendite ed ascolti in tutto il mondo, con picchi decisamente importanti in tutta America. L’annuncio di un titolo dedicato ed ispirato al fumetto di Kirkman, quindi, venne prese giustamente con le pinze, anche a causa dei risultati non molto incoraggianti degli allora ultimi lavori di Telltale Games.
E invece, a distanza di mesi e mesi da quel primo capitolo che probabilmente ha rappresentato davvero un Nuovo Giorno per il team, ci troviamo a parlare di una di quelle serie che ha spiazzato tutto e tutti, rivelandosi un prodotto irrinunciabile per atmosfere, personaggi principali, eventi di gioco.
NO TIME LEFT
Riallacciandosi direttamente al precedente episodio, The Walking Dead Episode Five – No Time Left è il finale che una serie del genere meritava. Come per il fumetto di Kirkman, che non si risparmia momenti d’infelicità e tristezza generale, derivanti dalla perdita di un personaggio del gruppo che mai fino ad un attimo prima avremmo voluto veder sopperire in quella strana situazione, i ragazzi di Telltale Games dopo un finale inaspettato nel quarto episodio decidono che è giunta l’ora di porre fine alla vicende in grande stile. L’esito della ricerca di Clementine, ad opera del gruppo rimasto, sarà difficile da accettare per ciascun acquirente e possessore del gioco. Evitando qualsivoglia spoiler, visto che sarebbe davvero insopportabile rovinarsi la sorpresa in tal modo, No Time Left è l’episodio più guidato dell’intera stagione di The Walking Dead e alterna fasi di puzzle-solving legate all’interazione ed utilizzo di uno dei pochissimi oggetti sparsi nelle ristrette e poco esplorabili location, ad altre tipicamente action o a quick time event. La forte indole cinematografica che questo episodio offre viene però aiutata da questa minore libertà di azione che, tuttavia, limita tanto il gameplay di un titolo che già di suo non ha mai mostrato grosse cose in tal senso, ma l’impatto e l’immedesimazione che certe situazioni offrono ripiegano ampiamente su questi particolari.
Come ripetiamo dal primo episodio, i comparti tecnici di The Walking Dead non spiccano per qualità grafica, textures raffinate, effetti luce incredibili, ma lo stile utilizzato è azzeccato per il tipo di produzione e rende le location belle a vedersi anche se non proprio ricche di particolari e dettagli. Lo stesso possiamo dire dei personaggi, ben delineati anche nelle animazioni, ai quali un doppiaggio sempre privo di sbavature e ottimamente recitato (in lingua Inglese) va a fare compagnia nei dialoghi importanti, da affrontare a malincuore, e nelle situazioni più concitate e drammatiche, che decimeranno il gruppo. Inevitabilmente.
Una delle poche critiche da poter porre a voce ferma su No Time Left è senz’altro quella riguardante la sua longevità: sebbene ogni capitolo abbia una durata stimata intorno alle due ore e mezza, con tanto di rigiocabilità per le scelte di cui parleremo a breve, quest’ultimo a stento arriva ai sessanta minuti. Parliamo di un finale pieno denso di emozione e stupore generale, certo, ma con un po’ più di buona volontà il team americano avrebbe potuto spiegare piccoli aspetti al momento ancora sfocati e che, probabilmente, vedremo e capiremo a fondo soltanto nella prossima stagione.
UN FORTE LEGAME
Il pregio più grande di tutta la serie è stato quello di essere riuscita a far nascere, quindi crescere ed evolvere, il tanto delicato quanto adorabile legame tra Lee e Clementine: un quasi quarantenne omicida ed una tenera bambina di appena otto anni, senza più nessuno, che vanno d’amore e d’accordo. Nel finale di No Time Left ogni singolo istante di gioco precedente, ogni singolo discorso tra i due, ogni singolo sguardo ed espressione tra Lee e Clementine, riemergono più forti che mai scatenando qualcosa che, improvvisamente, suscita emozione e ti sconvolge. Poi, ti abbatte. Ed è proprio a tal proposito, e a differenza del resto, che Telltale Games ha saputo essere regista di qualcosa di fantastico e che sempre più raramente si osserva in un videogioco, tanto che sarebbe più idoneo considerarlo un vero e proprio film interattivo. Come avvenne per titoli come Heavy Rain, The Walking Dead è uno di quei titoli che, a scapito di un gameplay sempre fin troppo leggero e sbarazzino, riesce nell’intento di farti rimanere incollato davanti al monitor mentre ti fai mille domande sul come sarebbe cambiato tutto, se solo si fosse compiuta un’altra scelta. Le scelte, anche loro ricoprono un ruolo di estrema importanza, sia per aumentare vorticosamente il fattore rigiocabilità, che ahinoi manca in questo episodio, e sia perché nel loro insieme forniscono una visione completa e ricca di dettagli su molte vicende di gioco o personaggi.
Siam sicuri che questi particolari sono stati i principali protagonisti della scelta fatta da molte testate internazionali, che si son sentite in obbligo di premiare qualcosa di diverso e non banale, nonostante il tema zombie sia stato spesso usato con poca intelligenza; ciò non toglie, tuttavia, l’eccellenza raggiunta nel raccontare una storia che nei suoi cinque episodi ha avuto alti e bassi, ma che alla fine s’è rivelata ben più triste, dolce e strappalacrime, di quel che ci saremmo aspettati inizialmente. Perché il legame tra Lee e Clem era forte e cresceva dopo ogni situazione difficile affrontata e superata con coraggio, finché accade quel che nessuno avrebbe mai voluto vedere coi propri occhi. Poi, soltanto lacrime fino ai titoli di coda.
Un'ora di grande intrattenimento... |
8 | … Ma è pur sempre, soltanto, un'ora |
Un finale degno di questo nome | Solo in Inglese | |
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