War of the Vikings – Recensione
War of the Vikings è il secondo capitolo della serie War, firmato Paradox Interactive. Si tratta quindi di un originale FPS multiplayer in salsa medioevale, con combattimenti all’arma bianca e tanto sangue versato. La recensione di questo prodotto non potrà fare a meno di segnalare e sottolineare qualche parallelo e qualche punto di incontro con il precedente War of the Roses. Se i lettori ricordano (ma se non ricordano possono andare qui a rinfrescarsi la memoria), ci eravamo lasciati con un voto in bilico, sperando in add-on ed uscite che rendessero War of the Roses completo ed appagante. Paradox Interactive al contrario si è lanciata in un radicale cambio di ambientazione, non riuscendo però ancora a spiccare il volo, pur offrendo un software valido
I bei vichinghi di una voltaLa trama in questo secondo round è nuovamente assente. I ragazzi di Fatshark hanno optato per uno stile ancora più diretto ed immediato, lasciando al lettore qualsivoglia informazione sul contesto storico. Siamo in Britannia, e la Grande Armata Danese (o Vichinghi, per farla spiccia) imperversa nelle campagne inglesi, provocando e venendo alfine alle mani con i padroni di casa Sassoni. Questi i due schieramenti a disposizione, i quali si differenzieranno in-game solo per le skin e le caratteristiche somatiche, mantenendo identiche le peculiarità belliche. Il gioco si svolgerà attraverso il solo multiplayer, con poche ma ben realizzate mappe, utilizzabili nelle varie modalità offerteci. Parliamo dei soliti Deathmatch a squadre, della Conquista, dell’Arena e del Duello. La modalità Conquista consiste in un’affannosa corsa al dominio dei punti di controllo disseminati lungo la mappa, entro un tempo limite e prima che ci vengano sottratti dagli avversari. Il Duello invece è un particolare stile di gioco nel quale, in una mappa minuscola, ci sfideremo a singolar tenzone con un altro partecipante. Le scarse possibilità, in termini di organizzazione dei server, vengono sopperite da molti finti deathmatch nei quali troveremo però solo duellanti: state attenti alle descrizioni, se indicano “only duel” vi conviene attenervi al rigido codice comportamentale – fatto di scudi alzati ed inchini – se non volete essere kickati via.
Per quanto concerne il gameplay il gioco si è evoluto abbastanza, pur rimanendo ben piantato nello stile simulativo di firma Fatshark. Pertanto si baserà tutto sul tempismo ed i riflessi: il primo necessario per mandare a segno i colpi con la giusta potenza e precisione, i secondi vitali per poter schivare o parare gli attacchi nemici. Il sistema di difesa si basa su tre strategie: il blocco con scudo, più facile ma soggetto ai colpi laterali, le schivate (che necessitano di tempismo e che possono essere compiute imbracciando lo scudo solo con l’acquisto di una skill) ed il blocco con la nostra arma, virtualmente totale, ma difficile da padroneggiare. Quest’ultimo infatti consiste nella pressione del tasto destro del mouse e nel concomitante movimento direzionale della periferica, a seconda di dove arriverà l’attacco. Fortunatamente la posizione di quest’ultimo verrà indicata nell’interfaccia grafica. L’attacco si basa sullo stesso principio, dovremo caricare tenendo premuto il tasto sinistro e direzionare con il movimento. Mentre teniamo premuto si paleserà una barra della forza: rilasciare il tasto quando questa è piena significherà mettere a segno un colpo fenomenale, se aspetteremo troppo invece la barra si svuoterà. Come potrete immaginare, il tempismo in questo prodotto è tremendamente necessario, ed il tutto si traduce in un sistema sì molto accurato, ma di indubbia difficoltà d’apprendimento. Come nel predecessore insomma siamo di fronte forse al FPS più difficile sul mercato, difficoltà dovuta proprio all’enorme gap che si crea tra i neofiti e gli esperti, che ci colpiranno sempre a velocità assurde. Qualche miglioramento c’è stato: il colpo di grazia rapido, una maggiore reattività dei comandi, attacchi tendenzialmente più veloci, maggior numero di kill. Nonostante tutto però si è rimasti ancorati ad un sistema che francamente può fare da muro ai meno pazienti. Fortunatamente le armi a disposizione dei giocatori saranno tutte egualmente bilanciate, sebbene alcuni tipi molto interessanti debbano essere sbloccati. Ad ogni modo il ranking dato dagli XP servirà solo a sbloccare le tre classi (arciere, soldato e campione) ed i vari oggetti estetici, che però dovranno comunque essere acquistati con l’oro accumulato. Avremo anche a disposizione delle classi personalizzabili, con le quali scegliere armamentario e skill (per un massimo di quattro), anch’esse acquistabili e sbloccabili, ma tutte con prezzi molto accessibili.
Ambientazione insipidaIn tutta onestà abbiamo preferito di gran lunga la realizzazione di War of the Roses rispetto a quella attuale. Non che i vichinghi o i sassoni non siano all’altezza di un gioco del genere, anzi, ma le mappe ed i dettagli ambientali, pur non brutti, sono davvero poco accattivanti. L’immedesimazione è molto scarsa e tutto sommato non penseremo mai di ritrovarci nel bel mezzo della Britannia, intenti a saccheggiare, o difendere, villaggi e campi. La realizzazione grafica è comunque ben fatta, le armature, le ombre e gli effetti blur molto ben implementati. Rimane quindi un problema di semplice caratterizzazione delle mappe, essendo poi il gioco tecnicamente valido. Potremo in parte riempire i vuoti lasciati dai paesaggi molto banali attraverso una personalizzazione dei guerrieri piuttosto massiccia, sebbene ancora grezza allo stato attuale. Bisognerà faticare molto per raggiungere gli XP ed i gold necessari ad acquistare i mantelli o le fantastiche barbe, ma sicuramente ne varrà la pena. Tecnicamente quindi non ci si può lamentare: ottimo l’impatto e le reazioni delle armi tra loro e contro le armature e gli scudi. Bisogna poi fare i complimenti alla gestione dei server ed alla quasi totale mancanza di bug grafici e di lag. Il comparto audio è nel complesso invece molto bello, con una colonna sonora davvero interessante, grazie all’utilizzo di strumenti musicali affini al mood del contesto storico giocato, e con delle sonorità gradevoli ed ottimamente amalgamate alle sessioni di combattimento. Gli effetti sonori rimangono all’altezza delle musiche, rendendo l’azione e la violenza di gioco realistiche e brutali.
Tirando le somme quindi, cosa dire di questo War of the Vikings? Tendenzialmente i punti salienti del gameplay sono rimasti presso a poco simili, con delle piccole modifiche che hanno reso la giocata più veloce, ma ancora lontana dal divertimento e dall’immediatezza che molti giocatori ricercano. Allo stesso tempo si nota un’involuzione nelle ambientazioni, nettamente inferiori al precedente War of the Roses, nelle modalità di gioco, ancora piuttosto banali, e nella personalizzazione che stenta a decollare (ma questo è un punto che verrà probabilmente risolto con le prossime patch).
Tecnicamente buono |
7 | Modalità di gioco monotone |
Vichinghi barbuti! | Ambientazione poco pepata | |
Ancora troppo difficile | ||
| ERA MEGLIO PRIMA! | ||
